Teenager (inside)

I maligni mi ricordano che oggi ne compio cinquantatré.

Ma in fondo, ma proprio in fondo in fondo, sono sempre quel sedicenne del 1977…

Auguri, vecchiaccio!


(Bee Gees, 1977: Stayin’ Alive)

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Fly me to the moon

British Airways ha deciso di rendere visibile a ciascuno dei suoi frequent flyer la sua “storia” dei voli fatti con la compagnia.

Come sapete, io ho una certa perversa passione per queste statistiche (a proposito, proprio l’altro ieri ascoltando la radio ho scoperto che si parla a questo proposito di “quantificazione del sé”, ovvero la mania di registrare quantitativamente tutte le piccole cose della vita quotidiana, agevolati dalla miriade di strumenti e applicazioni che oggi ci permettono di misurare e memorizzare ogni attività elementare che svolgiamo).
Dicevo, ho una passione per queste statistiche e quindi mi sono fiondato sul sito per vedere la mia storia, che parte dal 1998, quando ho ottenuto la mia tessera di frequent flyer BA, e arriva fino ad oggi.

Ho potuto quindi vedere il planisfero, con sopra indicate tutte le destinazioni che da allora ho raggiunto con BA…

…e ho scoperto che – a parte ovviamente Londra – il luogo dove mi sono più spesso recato con BA è stato Islamabad.

Ho poi potuto consultare tutta la timeline di questi quindici anni di voli, di cui questo è il primo pezzetto…

…ed è stato un po’ come ripercorrere questi anni, perché a molte fasi e a molte mete sapevo associare un evento, un momento della mia vita, o un episodio della mia attività lavorativa passata.

Alla fine, il tutto è riassunto in una immagine riepilogativa:

che è una sintesi abbastanza simpatica (e per certi versi inquietante) dell’intera storia.

Ma in fondo quest’immagine è anche una significativa metafora: quindici anni fa mi sono messo in moto e in discussione, vagando di qua e di là ho tentato di raggiungere la mia Luna, ma alla fine – pur avendo già percorso la maggior parte della strada – sono fermo lì, a un passo.

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Paperi senza le ali

L’altro giorno sono andato a Roma in aereo. Era l’11 marzo e si trattava del secondo volo dell’anno, preceduto da un altro volo nazionale agli inizi di gennaio.

Sono andato a consultare i miei archivi (lo sapete già che so’ fanatico, e ho la registrazione dei miei voli, anno per anno…) e ho visto che di questi tempi nel 2008 avevo già fatto 24 voli, percorrendo 47000 chilometri e volando per 72 ore, mentre nel 2009 avevo già fatto 29 voli, percorso 86000 chilometri e volato 124 ore, totalizzando fra l’altro due viaggi in Florida, uno in Indonesia, e uno in Brasile (da non credere…).

Erano i tempi in cui mi avevate ribattezzato il Papero volante.

Adesso il mio lavoro è “evoluto” verso un’attività non certo sedentaria, ma sicuramente caratterizzata da meno viaggi, e tutti in ambito nazionale o europeo.

Quando guardo dati come quelli del 2008 e 2009 che vi ho citato, per un attimo mi sento sollevato, perché si trattava oggettivamente di ritmi infernali. Ma il sollievo dura solo un attimo, perché – ditemi pure quello che volete – ma a me quei viaggi lunghi e ripetuti, le trasvolate intercontinentali senza avere quasi mai la possibilità di una sosta “turistica” per vedere qualcosa di bello, le lunghe attese negli aeroporti ciondolando fra Duty free e lounge delle compagnie aeree, le lunghe tratte di volo, i film visti e le schifezze mangiate a bordo, gli scombussolamenti da jet lag, e soprattutto le ore passate col naso al finestrino nel mio window seat… beh, tutte quelle cose lì mi mancano un sacco.

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…Sing us a song, you’re the piano man
Sing us a song tonight
Well, we’re all in the mood for a melody
And you’ve got us feelin’ alright…


(Billy Joel, 1973: Piano Man)

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Se un muratore del Tremila…

Periodicamente, attraverso i giornali o il web ci arrivano notizie, a volte curiose e divertenti a volte raccapriccianti, relative a opere d’arte contemporanea che sono scambiate per rifiuti o sono oggetto di critica violenta e distruttiva da parte di chi non ne accetta il valore artistico.

Gli episodi più recenti che mi sono capitati sott’occhio sono quelli relativi al buco nel muro (opera d’arte) che è stato stuccato e cancellato da uno zelante muratore a Ravenna, e quello dei cartoni pieni di presunti rifiuti (dischetti di sughero, biscotti, e altro) che un’addetta alle pulizie ha consegnato ai netturbini a Bari.

Potremmo trascorrere ore a conversare sul significato e sulle forme rappresentative dell’arte contemporanea, sulla sua fruibilità e comprensibilità. E’ un argomento che mi ha sempre attirato, malgrado la mia profonda ignoranza sul tema, e che mi ha causato emozioni e opinioni contrastanti.

Tuttavia, ogni volta che leggo una notizia del genere, non posso fare a meno di pensare alla sequenza de “Il mistero di Bellavista” che ho riportato qui sotto…

Buona visione (e buona riflessione).

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Nel mio piccolo

Nei giorni scorsi si è parlato molto della vicenda Mastrapasqua, dell’indecente accumulo di titoli e incarichi, e dei conseguenti problemi di conflitti d’interesse, di prebende ingiustificate e immeritate, di potenziale vulnerabilità nei confronti della corruzione e dello scambio di favori.

Tutti quanti ci siamo indignati. Ma in quanti possono veramente scagliare la prima pietra?

Alla fine ci ho riflettuto, e mi sono reso conto che anche io, nel mio piccolo, ho il mio scheletro nell’armadio, la mia corsa all’accumulo di incarichi. La prova? Eccola qui:

 

 

cdt

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2013. Un anno… bloggato

Per onore di statistica, pubblico il resoconto del mio 2013, come l’ha visto WordPress.com.

Il resoconto mi conferma un numero di post quasi dimezzato rispetto all’anno prima e corrispondentemente un numero di accessi molto calato.
Nessuna, sorpresa: è stato un anno particolarmente “moscio”, avevo poche cose da scrivere e non le ho neanche scritte tutte.
Vedremo se nel 2014 invertirò la tendenza o se, viceversa, chiuderò definitivamente la baracca.

Guardando i commentatori, vedo che la new entry dell’anno scorso, Diemme, è ora al secondo posto, mentre Lilla scende (dai, sorellina, ritorna… fra un po’ il nipotino va all’Università…).

Ecco quindi il rapporto di WordPress.

Un estratto:

A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 5,200 times in 2013. If it were a NYC subway train, it would take about 4 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

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