Maturità reloaded

E’ come se fossi di nuovo lì, seduto nel banco, ad aspettare le tracce. Solo che l’ansia e la paura, quelle, sono come non le avevo mai provate prima, nemmeno quando toccava davvero a me.

In bocca al lupo, piccola.
In bocca al lupo, ragazzi!

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Buon compleanno, Papero

Oggi non potevo fare a meno di uscire dal mio silenzio per unirmi al coro universale di auguri di buon compleanno a Paperino, che compie ottanta anni.

Non potevo evidentemente farne a meno perché di questo blog è la figura di riferimento, grazie a una scelta fortunata che feci quando lo aprii.

Ma ancora di più non potevo farne a meno perché il Papero è da sempre stato il personaggio disneyano, e più in generale del mondo dei fumetti, al quale sono più affezionato.

Ma d’altra parte, come si può non amarlo? Come si può non fare il tifo per lui, quando riesce a trovarsi nelle situazioni più imprevedibili e sfigate, quando riesce a venirne fuori sempre grazie a un perfetto mix di genio e di culo, e quando sistematicamente riesce a non guadagnarci nulla, non dico un dollaro o un minuscolo taglio alla lista dei debiti, ma almeno un po’ di riconoscenza…

Diciamoci la verità, Topolino è un bel personaggio, anche graficamente ispira simpatia, ma fa una vita di una noia mortale: lui sa sempre quello che gli succederà, e sa sempre che il cattivone di turno, contro il quale dovrà confrontarsi, soccomberà miseramente perché lui è bravo e intelligente.

Peperino invece no. Non si sa mai dove va a finire, dove si troverà domani, e questo lo fa piacere. E credo che in particolare a noi italiani ricordi qualcosa di familiare, col suo tirare a campare, con l’arte di arrangiarsi, e con la sua pigrizia…

In fondo, è anche grazie alla sua imprevedibilità se oggi compie ottant’anni ma è ancora fresco e attuale come il primo giorno, o almeno come il momento in cui l’ho conosciuto io, quasi cinquant’anni fa.

Perciò, caro Papero, tanti auguri di buon compleanno e altri mille di questi giorni. Ti prego, accompagnami ancora per gli anni a venire, perché nella vita c’è bisogno di certezze. E cosa c’è di più certo dell’imprevedibilità?


(La gallinella saggia (The Wise little Hen), 1934)

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Elezioni

Domani si vota, dopo una campagna elettorale di uno squallore senza precedenti.

Mia figlia vota per la prima volta, dopo aver mancato le ultime elezioni politiche perché ha compiuto diciotto anni tre giorni dopo. Ho apprezzato il suo entusiasmo, e il suo rigore nel documentarsi sul ruolo e significato del parlamento europeo, sulle liste e sui programmi, sui candidati.

Per quanto mi riguarda, io certamente voterò, anche se il mio stato d’animo è molto lontano dal suo. E non perché mi manca la novità, ma perché stavolta veramente non riesco a vedere un candidato e un partito che mi rappresenti. Tuttavia prevarrà in me un po’ di opportunismo e calcolo politico, e voterò per quello che considero il meno peggio, o quello che meglio può opporsi a certe derive che mi fanno davvero paura.

In genere – e io l’ho fatto ahimè già diverse volte – si dice di andare a votare “turandosi il naso”.
Questa volta credo che mi servirà uno strumento più potente, per non sentire il cattivo odore.

antigas

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[47]


(Roberto Murolo: Era de Maggio)

PS: Non è stato facile scegliere la versione “più bella” per questa canzone, e non so se questa lo è. Se volete ascoltarne altre, andate su Youtube. Io consiglio, fra le altre, quella degli Avion Travel e Misia, una meravigliosa contaminazione fra canzone napoletana e fado portoghese.

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Teenager (inside)

I maligni mi ricordano che oggi ne compio cinquantatré.

Ma in fondo, ma proprio in fondo in fondo, sono sempre quel sedicenne del 1977…

Auguri, vecchiaccio!


(Bee Gees, 1977: Stayin’ Alive)

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Fly me to the moon

British Airways ha deciso di rendere visibile a ciascuno dei suoi frequent flyer la sua “storia” dei voli fatti con la compagnia.

Come sapete, io ho una certa perversa passione per queste statistiche (a proposito, proprio l’altro ieri ascoltando la radio ho scoperto che si parla a questo proposito di “quantificazione del sé”, ovvero la mania di registrare quantitativamente tutte le piccole cose della vita quotidiana, agevolati dalla miriade di strumenti e applicazioni che oggi ci permettono di misurare e memorizzare ogni attività elementare che svolgiamo).
Dicevo, ho una passione per queste statistiche e quindi mi sono fiondato sul sito per vedere la mia storia, che parte dal 1998, quando ho ottenuto la mia tessera di frequent flyer BA, e arriva fino ad oggi.

Ho potuto quindi vedere il planisfero, con sopra indicate tutte le destinazioni che da allora ho raggiunto con BA…

…e ho scoperto che – a parte ovviamente Londra – il luogo dove mi sono più spesso recato con BA è stato Islamabad.

Ho poi potuto consultare tutta la timeline di questi quindici anni di voli, di cui questo è il primo pezzetto…

…ed è stato un po’ come ripercorrere questi anni, perché a molte fasi e a molte mete sapevo associare un evento, un momento della mia vita, o un episodio della mia attività lavorativa passata.

Alla fine, il tutto è riassunto in una immagine riepilogativa:

che è una sintesi abbastanza simpatica (e per certi versi inquietante) dell’intera storia.

Ma in fondo quest’immagine è anche una significativa metafora: quindici anni fa mi sono messo in moto e in discussione, vagando di qua e di là ho tentato di raggiungere la mia Luna, ma alla fine – pur avendo già percorso la maggior parte della strada – sono fermo lì, a un passo.

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Paperi senza le ali

L’altro giorno sono andato a Roma in aereo. Era l’11 marzo e si trattava del secondo volo dell’anno, preceduto da un altro volo nazionale agli inizi di gennaio.

Sono andato a consultare i miei archivi (lo sapete già che so’ fanatico, e ho la registrazione dei miei voli, anno per anno…) e ho visto che di questi tempi nel 2008 avevo già fatto 24 voli, percorrendo 47000 chilometri e volando per 72 ore, mentre nel 2009 avevo già fatto 29 voli, percorso 86000 chilometri e volato 124 ore, totalizzando fra l’altro due viaggi in Florida, uno in Indonesia, e uno in Brasile (da non credere…).

Erano i tempi in cui mi avevate ribattezzato il Papero volante.

Adesso il mio lavoro è “evoluto” verso un’attività non certo sedentaria, ma sicuramente caratterizzata da meno viaggi, e tutti in ambito nazionale o europeo.

Quando guardo dati come quelli del 2008 e 2009 che vi ho citato, per un attimo mi sento sollevato, perché si trattava oggettivamente di ritmi infernali. Ma il sollievo dura solo un attimo, perché – ditemi pure quello che volete – ma a me quei viaggi lunghi e ripetuti, le trasvolate intercontinentali senza avere quasi mai la possibilità di una sosta “turistica” per vedere qualcosa di bello, le lunghe attese negli aeroporti ciondolando fra Duty free e lounge delle compagnie aeree, le lunghe tratte di volo, i film visti e le schifezze mangiate a bordo, gli scombussolamenti da jet lag, e soprattutto le ore passate col naso al finestrino nel mio window seat… beh, tutte quelle cose lì mi mancano un sacco.

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