Albe a Sao Paulo

L’altra settimana sono stato in viaggio per lavoro. Sono stato, in successione, a Londra e a Francoforte.

Bel giro, apparentemente. Il problema è che non solo non ho fatto il turista in queste città, ma neanche ci sono veramente arrivato, perché mi sono fermato nei rispettivi aeroporti.

Infatti, martedì mattina sono partito da Milano per di Londra, ho avuto una riunione con colleghi inglesi nel centro conferenze dell’aeroporto di Heathrow, sono ripartito nel pomeriggio per Francoforte, ho cenato appena atterrato, in aeroporto, e sono andato a dormire in un hotel a due chilometri da lì.
Quindi, mercoledì mattina riunione con colleghi tedeschi, inglesi e spagnoli nel centro conferenze dell’aeroporto di Francoforte, e ripartenza nel pomeriggio alla volta di Milano.

Questo tipo di viaggi sta diventando una prassi, nel mio attuale incarico. Siccome seguo prevalentemente un progetto realizzato in cooperazione con altre ditte europee, per aumentare l’efficienza e ridurre i tempi morti (ma senza, per qualche oscuro motivo, voler utilizzare le videoconferenze) le riunioni avvengono sempre più spesso ritrovandosi in un aeroporto “comodo” per tutti i partner, senza dover raggiungere le sedi delle ditte o il centro delle città.

Della quindicina di viaggi che ho fatto dall’inizio dell’anno, dodici mi hanno portato nei dintorni dell’aeroporto di Monaco, o di quello di Francoforte, o di quello di Londra.

La cosa è un pochino deprimente.

Mi capita spesso di sfogliare sospirando le pagine del mio passaporto, guardando timbri e bolli…

E così ho finito per rimpiangere gli arrivi alle cinque del mattino all’aeroporto di Sao Paulo, la sosta rinfrancante con un cafezinho e un Pão de queijo per poi farsi un altro paio d’ore di macchina per raggiungere la destinazione finale, nella lattiginosa e umida alba brasiliana.
Oppure le “avventurose” trasferte pakistane, di cui già sapete tanto.
O le “mondane” trasferte in Florida o California…

Certo erano viaggi molto stressanti, a volte anche con qualche rischio, e tante volte le parentesi da dedicare al turismo o alla cultura erano comunque molto limitate. Ma mi divertivo, e pagherei per poterli fare ancora…

Pagherei anche per rifare quel folle viaggio dall’Indonesia alla Florida, con poche ore di scalo a Francoforte? Più di trenta ore di viaggio tanto che, mentre guidavo l’auto a noleggio con cui dall’aeroporto di Miami dovevo raggiungere l’hotel, mi addormentai aspettando il verde a un semaforo! :-(

Pagherei… Beh, parola grossa… No, dai… stavo scherzando… Con l’età che avanza, è meglio non strapazzarsi troppo… Mi tengo i miei familiari e rassicuranti aeroporti europei… Le albe a Sao Paulo o a Islamabad, evidentemente, non ritorneranno più!

passa

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8 risposte a Albe a Sao Paulo

  1. ariel ha detto:

    o cmq con un po’piu’di calma!! :-D

  2. silykot ha detto:

    Mai rassegnarsi, caro Ingegnere…..
    Mai rassegnarsi!

  3. Harielle ha detto:

    Caro Papero,
    non è che ti fanno diventare come Tom Hanks in The Terminal, di questo passo?
    Uff, ‘ste ditte, potrebbero anche lasciare il tempo ai loro poveri dipendenti di godersi un po’ la vita, no?
    Un bacione

  4. micmonta ha detto:

    Vabbè, tu pensa a chi non c’è mai stato…

  5. Lilla ... ha detto:

    Sapendo come funziona nelle Società come le nostre … Tutto cambia, tutto si evolve nel giro di due o tre anni … Perciò, come dice la nostra Sily … Mai disperare!!! ;-)

  6. Giulia ha detto:

    vendi casa tua o affittala e stabilisciti in aeroporto :)

  7. mizaar ha detto:

    ti vedo bene come agente di viaggio! :-)
    statti un po’ a casina e scrivi piuù spesso, così siamo tutti contenti!

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