Che tu sia per me il coltello

 
Ho letto, nella seconda parte delle vacanze natalizie, "Che tu sia per me il coltello" di David Grossman.
E’ un libro particolare, non facile, che a me (superata una iniziale incertezza) è piaciuto molto, e che mi ha coinvolto particolarmente.
Dal punto di vista della "trama" si tratta delle lettere (deliranti, appassionate, sofferenti, cerebrali…) che un uomo (Yair) scrive a una donna (Miriam) in una passione platonica, dopo averla vista una volta sola casualmente, e aver osservato un suo gesto. Alla fine, poi, irrompono le lettere e il diario della donna, e un finale costruito come un dialogo fra i due, ma in cui i pensieri e le parole di entrambi si confondono senza soluzione di continuità.
 

Questo è l’inizio:
Myriam, tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso.
Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita. Vorrei piuttosto che tu accettassi di ricevere delle lettere da me. Insomma, vorrei poterti raccontare di me (ogni tanto) scrivendo. Non che la mia vita sia così interessante (non lo è, e non mi lamento), ma mi piacerebbe darti qualcosa che altrimenti non saprei a chi dare. Intendo qualcosa che non immaginavo si potesse dare a un estraneo.
Da dove iniziare? Se fosse possibile, inizierei contemporaneamente da ogni parte. All’improvviso ho la sensazione che ogni parola sia un grumo di lettere inutili, non trovi anche tu? Che qualcuno, sulla punta della penna, traduca l’ebraico in francese… Non avrei mai immaginato quanto potesse essere difficile spiegare, sbriciolare questa sensazione in parole.

Intrigante, eh?

Provo a riportare, a ruota libera, le emozioni che ho provato leggendolo. Se qualcuno di voi lo ha letto o lo leggerà, mi piacerebbe confrontarmi.

Dal punto di vista emotivo, il libro è cominciato in maniera un po’ fredda… Le emozioni che scaturivano dalla lettura delle prime lettere erano sostanzialmente colorate di azzurro, di freddo… Mi sembrava soltanto di assistere al delirio di un folle, che vede una donna per una volta e fa di questa un’ossessione. Poi, lentamente (e quello che mi ha messo occasionalmente in moto è stata una sorta di curiosità, di desiderio di capire cosa Myriam risponde, e che trapela solo dagli scritti di lui), mi sono sentito sempre più coinvolto, la lettura si è colorata di giallo, di arancio, è diventata più calda… e ha illuminato e restituito progressivamente calore anche alla parte iniziale, di cui ho sentito il bisogno di rileggere alcuni tratti. Ho sentito che la passione di Yair non era solo un delirio, era il desiderio di un uomo di trovare qualcuno che sapesse sollecitare le sue corde più profonde, che gli permettesse di entrare nell’essenza di certe sue emozioni ("che tu sia per me il coltello" è proprio quello, la richiesta di Yair a Myriam di essere per lui il coltello che entra dentro e analizza, seziona, apre…). E contemporaneamente ho cominciato a sentire, a condividere, a percepire il dramma umano e la forza di Myriam, pur senza leggere nemmeno una parola di lei.
 
Purtroppo Yair, pur facendo follie incredibili, è in fondo incapace di lasciarsi andare, non ha coraggio, è egocentrico, tende ad inaridirsi… (Che sia una caratteristica propria degli uomini, questa?)
Invece poi irrompe Miriam… La sua presenza è già nelle lettere di Yair, ma è filtrata dagli occhi e dalla sensibilità (semplificatrice, a volte infantile) dell’uomo… Ma alla fine arriva in prima persona, e allora l’arancio diventa rosso, c’è sempre più calore… E c’è l’amore, quello che una donna è capace di provare, amore totale, amore per l’uomo al di là di convinzioni e pregiudizi, amore per la vita, per l’amica, per il figlio…
 
Una bella lettura, quindi… Almeno secondo me.
Un dialogo a distanza, un confronto in cui ogni voce porta l’eco e l’influenza dell’altra. Mi ricorda lo stile narrativo di qualche intensissimo film di Bergman, dove le passioni e le miserie di ciascuno si evidenziano e si esaltano nel dialogo con l’altro.
 
E infine è una bella lezione di come lo scritto possa essere un veicolo potentissimo per trasferire emozioni, passioni. Nell’epoca delle amicizie e degli amori "virtuali", di cui tanto si parla e che spesso si guardano con sufficienza, come roba da "sfigati", qui si esalta il potere della parola, capace di esprimere ed eccitare emozioni, meschinità, passioni, sensualità, follia…
 
Apre il libro un’epigrafe, che secondo me riassume la potenza "materiale" della parola, dalla "Quinta lezione d’ebraico" di Hezi Leskli:
    Quando la parola si farà corpo
    e il corpo aprirà la bocca
    e pronuncerà la parola che l’ha creato,
    abbraccerò questo corpo e lo adagerò al mio fianco
 
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15 risposte a Che tu sia per me il coltello

  1. Mario ha detto:

    Sono d\’accordo con te, quando dici del miglioramento del nuovo Governo😉

  2. Cristina ha detto:

    da come lo hai descritto, il libro sembra interessantissimo …
    Sono semre stata affascinata dal potere della parola, e condivido l\’idea che ci si possa innamorare cosi\’…. Mi è venuta voglia di leggerlo!!!!
     
     
    Un bacio 🙂
     
    PS: sono tornata a Milano!!!🙂

  3. elena ha detto:

    certo che puoi!

  4. serena ha detto:

    Mi scrivi :"Ma insomma: \’sta vita è sempre e soltanto un tentativo di raggiungere cose irraggiungibili oppure di doversi accontentare? Davvero la felicità non esiste?"
    E chissà… io credo che la felicità esista, eccome se esiste… magari non è quella che ti dura una vita intera, che vivi consapevolmente in ogni istante… però certo che esiste…
    il tentativo di raggiungere cose irrangiungibili, come le chiami tu, che io chiamo inseguire i sogni, credo sia fondamentale per sentirsi vivi… forse accontentarsi su determinate cose è necessario, ma su tante altre come la felicità, i sentimenti, gli stimoli ,no davvero… sarebbe l\’equivalente di una parziale rinuncia…
    Non so perchè ti sono venute in mente queste domande e se sono riflessioni scaturite dalla lettura del libro, però non so, io credo che al di là della storia, dei personaggi, ci sia altro che resti dentro… forse quel riscoprirsi tra quelle pagine, un dare voce a qualcosa che era in noi ,ma noi non lo sapevamo…
    chissà…
     
    Buona serata
    Sere
     
    p.s. Che hai adesso sul comodino?

  5. La Gatta ha detto:

    ecco, mi hai fatto venire voglia di leggerlo e mi hai dato una scusa per andare in libreria….
    uffa!!!!
     🙂

  6. D. ha detto:

    ..ho colto al volo l\’invito a passare di qui, condivido in pieno ciò che scrivi riguardo al confronto..
    Mi sento fortemente invogliata a leggere il libro di cui tratta l\’intervento che hai postato, a quanto pare non sono l\’unica ad essere curiosa, come tu non sei l\’unico a tesserne le lodi, ho trovato qualcosa di simile anche sul blog di Serena. ^_^
    Ne terrò conto appena avrò terminato quello che ho sul mio comodino..🙂
    Grazie, per approfondimenti lo spazio è sempre aperto..
    Buon lavoro, e buona giornata..
    D.

  7. Mario ha detto:

    Ehilà! accetto il tuo invito a passare più spesso sul tuo blog, era così festoso ^^ non si finirebbe mai di leggere! anche io ho un arretrato mostruoso! A presto ^^

  8. Ferdinando ha detto:

     
    Sì, in effetti la contorsione mentale deriva sostanzialmente da motivazioni, modelli e traumi ingegneristici. I post vengono scritti sostanzialmente seguendo schemi mentali forgiati dal politecnico e da tutte le mutazioni che durante la mia vita ci ho potuto mettere dentro. Ammetto che parecchi dei nostri colleghi, giovani e vecchi, hanno la testa un po\’ squadrata e i paraocchi. Si fa quel che si può. Magari mi concedo qualche cazzeggio mentale di più piuttosto che piegarmi alle normative varie… Vero pure che l\’umorismo degli ingegneri a volte potrebbe essere non compreso🙂 Se volessi fare l\’ingegnere nei miei interventi, buonanotte ai suonatori, sarebbe una bellissima rappresentazione della foresta dello Yucatan con le piramidi Maya dentro. Cmq l\’architettura mentale è engineering-based🙂 è vero…
    A casa cmq ci siamo scasciati a terra dalle risate in questi giorni con tutti i casini che sono successi, fanno bene al gruppo queste esperienze acquatiche e non🙂
     
    Ciao Federico!
     
    Nando🙂

  9. D. ha detto:

    ..tranquillo, senza fretta, a meno che i capi supremi di msn non decideranno di sopprimere la "mia creaturina" mi trovi lì, non fisicamente si intende, ma in quelle parole c\’è decisamente qualcosa della sottoscritta..
    Bene, tutto \’sto discorso nonsense per arrivare a rispondere alla tua domanda.. ^_^
    Al contrario di ogni mia minima aspettativa, sul mio comodino ho tranquillamente adagiato la raccolta dei romanzi di Virginia Woolf..🙂 Non spaventarti!!😀
    Ho erroneamente snobbato i suoi romanzi e qualunque sua altra opera, la credevo pallosa😛
    Invece quando un po\’ per noia e un po\’ per caso mi sono ritrovata le sue opere tra le mani, mi sono resa conto di aver sbagliato giudizio e che fondamentalmente forse non ha il "risalto" che meriterebbe.
    Quindi ho iniziato questa sorta di full-immersion cercando di capire qualcosa della sua vita, delle conoscenze, di ciò che ha vissuto, degli intellettuali che ha incontrato per capire al meglio ciò che scriveva, dato che molti dei suoi romanzi hanno nei luoghi o nelle situazioni palesi riferimenti a fatti vissuti in prima persona dalla stessa autrice.
    Alla fine di tutto come ti ho detto ho già qualcosa in coda che aspetta..🙂
    Ciao Federico, buona serata..
    D.

  10. Cristina ha detto:

    ho visto che sei riuscito a mettere le immagini nell\’intervento!! Complimentoni! Ora mi spieghi come si fa??

  11. prostata ha detto:

    "Dal punto di vista emotivo, il libro è cominciato in maniera un po\’ fredda…"Ho iniziato a leggerlo ma ho smesso per questo motivo.Mi piace questo modo di parlare dei libri, "a ruota libera", facendosi guidare dalle emozioni, appunto.

  12. serena ha detto:

    Scrivi pure sul blog, così tutto quello che diciamo resterà in quel post… e lo possiamo rileggere!
     
    buona serata
    sere

  13. Ferdinando ha detto:

    ciao Federico, notte, vista l\’ora…🙂

  14. VALERIA ha detto:

     
     
    capito qui per caso e in poche righe mi hai convinto a leggere questo libro
    non che ci voglia chissà cosa a farmi leggere… sono una divoratrice !!
     
    mi piace parecchio la foto che ti sei messo di paperino!
     
    piacere sono vale!
     
    ciao

  15. La Gatta ha detto:

    l\’ho iniziato sabato in treno…..
    devo dire che mi ha presa moltissimo, anche se quella corrispondenza così intensa mi ha fatto venire una certa malinconia….
     
    però sono curiosissima di sapere come continua….
     
    grazie del consiglio!

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