Questa me l’ero persa

Un po’ preso dalle chiusure lavorative pre-vacanze, un po’ assorbito dalla avvincente vicenda umana e politica dell’onorevole Mele, devo dire che questa me l’ero persa…
 
I fatti: Piero Ostellino, ex direttore del Corriere e paladino del liberismo in tutti gli aspetti della vita privata e pubblica, si è scagliato contro l’annunciato giro di vite sui controlli della velocità sulle strade, identificando in queste norme una matrice ideologica, manco a dirlo, comunista.
 
Ora, io sono uno a cui piace andare veloce in auto. Sono altrettanto convinto che se la gente guidasse con maggiore attenzione, o più in generale sapesse guidare, tante disgrazie potrebbero essere evitate a prescindere dalla velocità. Sono infine anche dell’avviso che molti limiti di velocità sulle strade sono irrealistici e molti controlli sono effettuati solo per portare soldi nelle casse dei Comuni. Ma da qui alle deliranti teorizzazioni di Ostellino, beh…
 
Comunque, vi riporto di seguito:
– L’articolo, in forma di lettera, di Ostellino sul Corriere.
– La replica del ministro Bianchi, con relativa controreplica di Ostellino (da notare il finale… raccapricciante!)
– Due commenti, di Michele Serra e di Sebastiano Messina nelle loro rubriche su Repubblica…
 
Non credo sia necessario aggiungere altro. Vi chiedo cosa ne pensate. Per quanto mi riguarda, credo semplicemente che ormai siamo di fronte a una totale e irreversibile perdita di ogni limite della decenza e del ritegno.
 
Federico
 
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Dal Corriere della Sera del 28/7

Lo Stato e l’autovelox come strumento della lotta di classe
di Piero Ostellino

Escono dalle discoteche alle cinque del mattino, impasticcati, sfiniti dall’alcol e dal sonno. Hanno poco più di vent’anni. Hanno preso la patente da poco. Salgono su auto che non sono fatte per correre a duecento all’ ora, tanto meno sulle inadeguate strade nazionali e provinciali. E vanno a schiantarsi. Muoiono a grappoli. Il giorno dopo, i giornali scrivono dei sabati notte di mezza Italia con i toni del bollettino di guerra. Il Paese dei benpensanti — che viaggia in autostrada a 100 all’ora sulla corsia di sorpasso e non si sposta neppure con le cannonate — gronda indignazione contro lo Stato che fa troppo poco contro chi non rispetta i limiti di velocità. Nell’inconscio collettivo, è la velocità che uccide. Questo il motivo conduttore politicamente corretto che ascoltiamo da anni. Ma è falso. L’inconscio collettivo è, infatti, opportunamente manipolato. Dallo Stato. Che, negli Usa, ha imposto a suo tempo i limiti non per amore dell’incolumità dei suoi cittadini, bensì per far fronte alla crisi energetica e che, ora, in Europa e soprattutto in Italia, usa gli autovelox come un esattore delle tasse.
«Dovrebbero togliere la patente a quelli che vanno forte ». Questa la polemica di chi confonde la cilindrata dell’ auto con l’imperizia o l’irresponsabilità del guidatore. E lo Stato qualcosa la fa. Toglie punti alla patente del sessantenne che guida da oltre quarant’anni e non ha mai avuto un incidente; che è sobrio, viaggia alle due del pomeriggio su un’autostrada deserta, a tre corsie, su una Mercedes o una Bmw, a 160 chilometri all’ora, invece che a 130. O, addirittura, a 130 invece che a 80 o 100 come impongono i cartelli distribuiti in prossimità di ogni uscita, anche per chi non esce, sulla Genova-Ventimiglia; manifesti della fame di multe dei singoli Comuni.
Basterebbero questi esempi per provare che lo Stato, anche quando non lo è formalmente, finisce con essere di fatto oppressore — più nei confronti del cittadino responsabile che di quello irresponsabile — perché è costituzionalmente stupido. In particolare, ogni volta che pretende di imporre per legge la virtù invece di contare sul buon senso dei cittadini — a nessuno piace correre il rischio di perdere la vita, andando oltre i limiti dell’istinto di conservazione, cioè della paura — e su una certa elasticità nell’applicazione delle regole del gioco. No, lo Stato non è un buon padre. E’ il Leviatano che tutti hanno scelto, pochi gestiscono. E’ lo strumento di controllo, per non dire di dominio, di una classe sociale sull’altra e la cui ideologia (nella fattispecie la velocità che uccide) è «falsa coscienza». In Italia, la scarsa fiducia nel senso di responsabilità dell’Individuo e la vocazione alla sudditanza livellatrice verso lo Stato hanno radici storiche (la forte presenza di culture collettiviste), psicologiche (l’invidia per le capacità) e sociali (l’ostilità verso «i ricchi») prima ancora che politiche. Così, il limite di velocità è diventato una forma di lotta di classe; le auto di grossa cilindrata sono il Palazzo d’Inverno da assaltare e l’autovelox è l’incrociatore Aurora che dà il via alla rivoluzione egualitaria. Il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, del Partito dei comunisti italiani, vorrebbe un autovelox ogni 500 metri, 935 mila autovelox su tutte le strade nazionali. Bianchi non è uno stupido. La sua iperbole è solo il riflesso di una vocazione regolamentatrice reale. Mi spiega, signor ministro, che c’entrano più autovelox — che, quale ne sia il numero, continuerebbero a multare soprattutto il sessantenne di cui sopra — con le stragi del sabato sera? Ministro, lasci perdere la lotta di classe. Non è con quella che si riducono gli incidenti.

 
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Dal Corriere della Sera del 30/7

"Senza l’autovelox è peggio"
La lettera del ministro dei Trasporti e la replica di Piero Ostellino sull’eccesso di velocità e le multe

Caro direttore, prima di rispondere alla sua puntuale domanda — «Che cosa c’entrano più autovelox con le stragi del sabato sera?» — vorrei ringraziarla per non avermi annoverato tra gli stupidi. Lo dico senza alcuna ironia, perché sono sempre stato terrorizzato dalla stupidità che considero uno dei mali peggiori e, purtroppo, più diffusi della nostra società. Ma vengo alla sua domanda, per la quale la risposta è molto semplice: più autovelox non hanno a che vedere con le stragi del sabato sera, per la semplice ragione che quelle stragi sono causate da comportamenti (guida, per lo più ad alta velocità, in condizioni di alterazione psico- fisica per alcol, droghe, sonno) che non hanno alcuna possibilità di essere evitati con quel tipo di controllo. Ma io, per la verità, non mi sono mai sognato di fare una simile affermazione (che sarebbe stata stupida) e non ho neppure mai detto che vorrei avere un autovelox ogni 500 metri (altra cosa stupida). Il punto è che l’iniziativa che ho avviato presentando un disegno di legge sulla sicurezza stradale (che la Camera ha già approvato) ha come obiettivo di riuscire a fronteggiare quella che è una vera e propria strage permanente (non solo del sabato sera, che ne è una parte minima) che fa contare ogni anno 5.500 morti e più di 300.000 feriti (ovvero mutilati, invalidati, disabilitati) e lo fa perseguendo strade diverse a seconda dei fenomeni, che sono molteplici e di diversa natura. Faccio qualche esempio. Per le «stragi del sabato sera» abbiamo puntato contemporaneamente alla sensibilizzazione, con campagne informative via radio e cartelli all’interno dei locali; all’inasprimento delle sanzioni soprattutto quando si causano incidenti; all’aumento dei controlli sulle strade limitrofe ai locali. Per chi commette infrazioni che creano pericolo alla circolazione, abbiamo proposto inasprimenti forti delle sanzioni amministrative, sospensione e revoca della patente, arresto nei casi più gravi. E per chi supera i limiti di velocità, sanzioni altrettanto severe anche se graduate rispetto a quanto si è superato il limite. Credo sia su questo punto che le nostre valutazioni divergono, perché è un fatto assolutamente acclarato che l’eccesso di velocità è tra le cause principali degli incidenti stradali e, dunque, non di ansia regolamentatrice o di volontà di oppressione si tratta se lo Stato si propone di far rispettare regole dalle quali dipende l’incolumità di tante persone che circolano sulle strade, a chi queste regole pretende di non rispettare. In questa logica (che mi sembra tutt’altro che stupida) bisogna collocare l’autovelox, che è uno strumento che registra questa semplice circostanza: qualcuno non ha rispettato una regola. La verità, caro Direttore, è che per affrontare questo problema occorre muoversi con grande equilibrio, costruendo una dosata miscela di quattro diverse forme di intervento: la formazione (da riportare anzitutto nelle scuole); l’informazione (dalle campagne di sensibilizzazione alle notizie utili per chi è in viaggio); le regole (più credibili, più severe, più mirate); i controlli (perché con più controlli in alcuni Paesi europei hanno già ridotto drasticamente gli incidenti). In questa direzione mi sto muovendo non per fare una lotta di classe (che, francamente, faccio fatica a capire cosa c’entri) ma per tentare di migliorare la sicurezza di milioni di persone che si muovono sulle nostre strade.
Alessandro Bianchi

Caro ministro Bianchi, lei scrive che «l’eccesso di velocità è tra le cause principali degli incidenti». Io le potrei citare statistiche contrarie: solo l’11-12 per cento sarebbe attribuibile alla velocità. Ma sappiamo entrambi che è impossibile costruire una legge empiricamente verificabile che colleghi velocità a incidenti, troppe essendo le variabili che vi concorrono. Dire che la velocità uccide non è individuare una causa, ma elaborare una teoria politica: per risparmiare energia o per far soldi con le multe. Lei scrive che l’autovelox «registra questa semplice circostanza: qualcuno non ha rispettato una regola». Ma questa è la giustificazione di diritto positivo che danno tutti i regimi totalitari alle proprie leggi. Punendo chi supera i limiti, non si punisce un’azione colpevole di danneggiare qualcuno, ma solo il mancato rispetto di una norma. Guidando si rischia di fare del male, ma solo i regimi illiberali reprimono il rischio. Non c’è giustificazione logica né morale nel punire la previsione che l’uomo faccia cattivo uso della sua libertà. E non mi dica che il suo compito è prevenire la colpa. Cosa direbbe allora se qualcuno lo accusasse di andare in giro con qualcosa che gli permetterebbe di consumare uno stupro?

Piero Ostellino

 

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Da Repubblica del 29/7

L’amaca di Michele Serra


Essendo avido di pensiero liberale, e voglioso di redimermi dai pregiudizi statalisti e collettivisti che hanno caratterizzato la mia giovinezza, leggo spesso Piero Ostellino. Che del faticoso rapporto tra Stato e Individuo (prima lezione: lui scrive entrambi con la maiuscola) offre una lettura vigorosamente individualista, anzi, Individualista. E dunque, sul "Corriere" di ieri, ecco l´Individuo Ostellino spiegare che «lo Stato è costituzionalmente stupido», «di fatto oppressore», «il Leviatano che tutti hanno scelto ma pochi gestiscono», «lo strumento di controllo, per non dire di dominio, di una classe sull´altra», e che in Italia «la vocazione alla sudditanza livellatrice verso lo Stato ha radici storiche (la forte presenza di culture collettiviste), psicologiche (l´invidia per le capacità) e sociali (l´ostilità verso i ricchi)». Il tutto è incarnato e ben riassunto, secondo Ostellino, dall´autovelox, perché «il limite di velocità è diventato una forma di lotta di classe, le auto di grossa cilindrata sono il Palazzo di Inverno da assaltare e l´autovelox l´incrociatore Aurora che dà il via alla rivoluzione egualitaria». Piero Ostellino deve avere preso una multa per eccesso di velocità. Fico, però! Non sapevo che andasse così forte in macchina…
 

 
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Da Repubblica del 31/7

Bonsai di Sebastiano Messina

 

Una grande lezione di liberalismo ci è stata impartita dall´ex direttore del Corriere della Sera, Piero Ostellino. Il quale ha solennemente spiegato al ministro dei Trasporti (Alessandro Bianchi, comunista) che l´autovelox è oggi il perfido strumento di un «regime illiberale», perché multando chi va a 200 all´ora «non si punisce un´azione colpevole di danneggiare qualcuno, ma solo il mancato rispetto di una norma». Uno Stato che insiste a prevenire anziché a reprimere, conclude Ostellino, finirà per accusare il cittadino maschio «di andare in giro con qualcosa che gli permetterebbe di consumare uno stupro».

Nessuno, dunque, deve essere punibile finché non fa del male al prossimo, ovvero fino al momento dello schianto. L´assioma di Ostellino conduce a ritenere palesemente illiberale anche la punizione per chi guida ubriaco o dopo essersi fatto una pera (che oggi è il carcere, sotto la tirannia americana e la dittatura inglese). E ci spinge anche a considerarci fortunati, perché viviamo in una culla del liberalismo, un Paese nel quale non solo si può correre a 200 all´ora senza essere beccati (quasi) mai, ma si possono scrivere articoli sui giornali senza che nessuno ti possa chiedere la prova del palloncino.

 

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7 risposte a Questa me l’ero persa

  1. Donatella ha detto:

    Saranno gli effetti del riscaldamento climatico. Mah!
    Vero è che alcune strade fanno schifo, vero è che certi limiti di velocità sono assurdi… ma da qui a definire l\’autovelox come uno strumento illiberale ci vuole un bel po\’ di fantasia. Oppure gli rosica avere un\’auto di lusso costretta ad andare alla stessa velocità della mia "piccerella"🙂
    BuonanotteDonatella 

  2. agnese ha detto:

    Sono le due di pomeriggio. Oggi è il 5 agosto. Siamo tutti ai limiti ormai…
     
    Mi perdoni se non leggo tutto ora? Nun c\’ha pozz fà, ingegnè…Ti prometto che appena mi arripiglio mi concentro ed esprimerò financo un\’opinione, ma ora sono icapacissima in qualunque attvità che richieda il benchè minimo sforzo.
    Però volevo che sapessi che io ci sono. Sempre.
     
    Bacio e buona domenica, ingy. (E mi raccomando lo stretching!)
    Agnese 

  3. Mauro ha detto:

    Questi nostri politici e intellettuali non finiscono mai di stupirci e soprattutto indignarci!
    Ecco, appena il caso Mele si affievolisce, salta fuori la delirante diatriba sulla velocità.
    chissà cosa ci preparano per la settimana prossima…
     
    a quando le vacanze?

  4. Andre ha detto:

    Direi uno straordinario Michele Serra, come sempre. La mia ammirazione nei suoi confronti cresce ogni giorno di più.

  5. Lilla ha detto:

    A Roma si dice: … "a chi tocca \’n s\’engrugna!" … è vero che alcuni limiti di velocità sono veramente difficili da rispettare … ed è vero anche che se stai "fatto" tra droghe, alcool, poco riposo e musica assordante … neanche lo vedi il cartello … certo è che se riesci a non fare nessun casino nonostante quanto sopra … se riesci a tornare a casa sano e salvo con la BMW nuova di zecca che papà ti ha prestato per andare in discoteca … e poi papà si vede arrivare una multa di 500 euro e qualche punto in meno sulla patente perchè ti hanno beccato che andavi a 200 all\’ora laddove il limite era di 50 … magari papà si rende conto di avere un figlio cretino … anzi, se siamo fortunati papà si rende conto di ESSERE un cretino … ed evita di rimetterti in mano il giocattolo nuovo … se non altro … per non dover portare la macchina dal carrozziere! Buona settimana, un bacione!!!!
     
     

  6. La Gatta ha detto:

    temo che, cara lilla, papà non si renda conto di avere un figlio cretino, nè tantomeno pensi di esserlo lui…
    ne ho visti di padri e figli celebrolesi aggirarsi su BMW a millemila km/h, beccare multe, insultare le forze dell\’ordine, vantarsi della loro capacità di controllo del mezzo (ce ne sarebbero di congetture psicologiche da fare…) in ogni situazione e con qualsiasi quantità di alcol in corpo…
    ne ho visti, ah, se ne ho visti (me ne vergogno, ma taluni sono anche miei parenti….sob)
     
    ma detto questo, se uno va a 300 all\’ora sull\’autostrada e si schianta per conto suo, beh…una prece, dio l\’abbia in gloria e la madonna l\’accompagni…..
    ma se suddetto uno si schianta e ammazza un altro uno che si faceva i fatti suoi, o lo ferisce o lo manda su una sedia a rotelle, oppure, se suddetto uno si fa male e IO, con le mie tasse, devo pagare l\’ambulanza che lo recupera, l\’ospedale che lo cura, la sua previdenza sociale casomai avesse un lavoro dal quale si assenta e la sua mancata produttività (ammesso, perchè sono buona che quell\’uno producesse PIL), beh, allora mi rode….ah, se mi rode!!!
     
    perchè un conto è l\’assistenza sanitaria chi, incolpevole, si trova malato, altra cosa è lo sperpero di risorse per chi i guai se li va a cercare!!!!
     🙂
     
    quanto poi al vietare o al non vietare, al liberismo o alla dittatura, beh, uno Stato, per ragioni che supponiamo, appunto "di stato", quindi per la tutela della collettività, deve decidere che cosa il singolo può o non può fare, e in che misura gli è consentito…
    altrimenti evviva l\’anarchia e lo stato non dovrebbe avere nemmeno il diritto di proteggere il piu\’ debole…
    quella della selezione naturale, da che mondo è mondo, è una dura legge di natura…
     
    (mi sto rimettendo in pari con i post)

  7. La Gatta ha detto:

    p.s. i commenti di serra e messina sono due capolavori….
    la polemica vale la pena di esserci solo per aver avuto quei due commenti!
     
    chapeau! 

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