Khorosho (seconda parte)

Come dicevo, ho lasciato San Pietroburgo per Mosca nel pomeriggio di mercoledì. Volo Aeroflot, che mi ha permesso di aggiungere una nuova compagnia alla lista di quelle con cui ho volato.

Avevo paura di trovarmi a bordo di uno di quei Tupolev stravecchi che affollano gli aeroporti russi, mentre in realtà ho viaggiato con un Airbus abbastanza nuovo, sicuramente in stato di gran lunga migliore rispetto a quelli che volano per Alitalia.

 

In realtà la nostra destinazione non era Mosca, ma la cittadina di Zhu (non è il nome vero, perché non voglio farmi googlare…), a una cinquantina di chilometri dalla capitale.

Ad attenderci all’aeroporto di Mosca c’era un nostro amico che parla un buon italiano, che ci ha affidati alla dipendente della ditta di Zhu, che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di interprete e di accompagnatrice a destinazione. In realtà, la giovane interprete non riusciva a andare oltre qualche balbettio quando parlava, e non capiva assolutamente nulla quando parlavamo noi. Inoltre, a ogni tentativo di dialogo, arrossiva tremendamente, e appariva in evidente disagio, per cui dopo qualche tentativo abbiamo preferito tacere. In compenso, l’autista – fra una gimcana, un’improvvisa accelerazione e una frenata violentissima, che hanno trasformato il viaggio di trasferimento in un’ora di puro terrore – ha mostrato una inaspettata, seppure approssimativa, conoscenza della lingua italiana e soprattutto una conoscenza accuratissima della geografia della pianura padana. A dire la verità, più che la geografia conosceva nei minimi dettagli tutta l’autostrada A4 e le sue diramazioni, inclusi caselli, autogrill, aree di servizio e hotel: l’uomo aveva lavorato come camionista sulla rotta dalla Russia all’Europa mediterranea, e in questo modo aveva acquisito una così vasta competenza.

 

Così, fra Bergamo e la tangenziale di Mestre, fra Monfalcone e Balocco, siamo arrivati alle porte di Zhu.

Il paese merita due parole. Si tratta del centro in cui si concentra gran parte dell’industria aeronautica russa. Qui sono stati sviluppati i velivoli da combattimento più avanzati e molti aerei civili, e anche alcune navicelle spaziali, fra cui lo Shuttle russo. Tutto nella cittadina orbita intorno all’aeronautica. Il monumento nella piazza principale è un MiG impalato per la coda, nella città c’è la più lunga pista d’atterraggio d’Europa, la più grande galleria del vento d’Europa, e fino a qualche anno fa si poteva qui provare – pagando lautamente – l’esperienza di volare in un MiG 29 o di fare uno di quei voli che utilizzano gli astronauti per addestrarsi all’assenza di gravità, in cui un aereo sale su su su, e poi cade in caduta libera per un po’…

 

La piazza principale di Zhu

 

Questa città ha una ulteriore peculiarità: in epoca sovietica, trattandosi di un centro in cui si svolgevano attività strategiche, era una di quelle città segrete, non presenti nemmeno sulle cartine geografiche, in cui potevi entrare solo con speciali permessi e da cui potevi uscire con ancora più speciali permessi e in circostanze assolutamente eccezionali. Perciò, tutti quelli che vi vivevano erano legati all’attività industriale e di ricerca. Gli ingegneri vivevano con gli ingegneri, sposavano le ingegnere e, quando mettevano al mondo un figlio, si sapeva già – orrore! – che il bambino sarebbe cresciuto nello stesso paese e con ogni probabilità sarebbe diventato un ingegnere…

Con tutte queste premesse, avrete già capito che razza di luogo di delizie è Zhu, dal punto di vista dell’urbanistica e della vita. Cinisello Balsamo, in confronto, è la Ville Lumière! Arrivandoci nel tardo pomeriggio, in una tristissima, umidissima, grigissima nebbiolina, guardando questi enormi caseggiati in cui non si distinguevano le fabbriche dalle case, siamo piombati nella più cupa depressione.

 

A questo il mio collega, che aveva avuto la “fortuna” di esserci già stato una volta, ha aggiunto un dettaglio: a Zhu non esistono alberghi, e la Ditta dove saremmo andati ha una sua foresteria dove ospita i visitatori. Questa foresteria, a detta del mio collega, è estremamente triste (manco a dirlo…).

 

Eravamo depressi, quindi, ma ancora non sapevamo che il meglio doveva ancora venire!

 

Panchina russa, per Kalispera

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8 risposte a Khorosho (seconda parte)

  1. Signora ha detto:

    ecco… questa è la parte della Russia che mi piace un po\’meno… e la tua suspence, assomiglia ad un film anni \’50 sulla cortina di ferro ;-))
     
    PS. bella la panchina!

  2. Michele ha detto:

    Tratto dal best-seller:
     
    Il bloggher che venne dal freddo
     
    di J.Le Carrè

  3. soleluna ha detto:

    Immagino ti abbiano dato la cittadinanza onoraria di Zhu, come minimo, no?!😉

  4. Donatella ha detto:

    Ti ho googlato😛

  5. Mauro ha detto:

    come si chiamano gli abitanti di Zhu?

  6. agnese ha detto:

    Ti ricordo che io stavo per sposare un ingegnere aeroqualcosa…ti pare che io possa lasciare un commento edificante?
     
     

  7. agnese ha detto:

    Dimenticavo: bella l\’idea del racconto a puntate, bella davvero! Così ricca di suspence…!
     
    Alla prossima, quindi! Che impazienza… (lo sai che alla fin fine io sfotto te solo a metà…)
     
    A presto, fede!
    Un bacio

  8. Kalispera ha detto:

    Brrr…
    Brrr…
    Clima da "guerra fredda" e "fondocoda surgelato" per via della panchina!
    Grazie per averla messa, però!
    Ho spalato via un po\’ di neve e mi sono seduta: avanti col racconto!
    Quando arrivano i "cattivi"?
    P.S.
    Nell\’attesa…ho ceduto lalla vodka; ci ho corretto la cioccolata fumante con panna: farà male?
     
     
    Buona Pasquetta.
    Kalispera

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