Khorosho (terza – ed ultima?- parte)

Riprendo oggi il racconto del mio viaggio russo, che avevo iniziato qui e continuato qui. So che siete molto in ansia, e in particolare Kalispera sta rischiando l’assideramento seduta sulla panchina…

 

Eravamo arrivati, nella seconda puntata, all’ingresso di Zhu, cupa cittadina ferma a trent’anni fa, e per noi c’era la prospettiva di un pernottamento nella Foresteria della Ditta che avremmo visitato il giorno dopo.

Mentre la macchina va, il mio collega guarda fuori e dice: "ma la strada per la foresteria non è questa…" e aggiunge speranzoso "magari hanno aperto un hotel e ci portano lì… speriamo".

 

Invece no. La macchina si infila in un agglomerato di palazzoni tutti uguali, stile case popolari di Quarto Oggiaro a Milano, entra in una vietta, sbuca nel retro di uno di questi palazzi e si ferma. C’è un omone grande e grosso, sulla sessantina,  che ci aspetta nel buio, in piedi nella poltiglia di neve. Un’inquietante atmosfera da film di spionaggio, dissolta dal collega che mi dice: “Ah, ma questo è il dirigente responsabile delle relazioni esterne della Ditta, lo conosco”.

Scendiamo, ci salutiamo calorosamente, e i russi ci spiegano, non so come (inutile dire che neanche il “Dirigente” ora comparso parla una parola di inglese), che siamo arrivati alla casa dove pernotteremo. Ci guardiamo preoccupati, prendiamo le valigie e seguiamo il Dirigente. Entriamo in una porticina, e i nostri sguardi diventano ancora più preoccupati. Dove siamo capitati, mormoro…

 

         

                                                            Spazi comuni: scale, pianerottoli e cassette della posta

 

Saliamo due rampe di scale, e il “Dirigente” apre una porta. Entriamo. L’appartamento, rispetto all’esterno, è di gran lunga meglio. Tuttavia ha un’aria di polveroso davvero inquietante. Tappeti ripiegati e impolverati all’ingresso, mobili "che non hanno mai visto altri splendori".

 

L’Ingresso

 

Mi attraversa la mente tutta quella letteratura e quella filmografia che racconta di case di epoca sovietica, di coabitazione, di standardizzazione imposta dal regime. Ho la netta sensazione di essere entrato in una di quelle case: gli arredi sono quelli, non c’è dubbio!

Ci guardiamo intorno sconsolati. In una camera ci sono quattro letti (!) con lenzuola scure, spiegazzate, difficile capire da quanto tempo sono lì ad aspettarci e se, nell’attesa, hanno ospitato qualcun’altro. Un’altra camera è un "romanticissimo" soggiorno anni ’60, con un paio di divani letto.

 

La Camera da Letto: qui dormirò io 

 

Il Soggiorno 

 

C’è la cucina, il bagno, uno stanzino con il solo gabinetto (ma sprovvisto di ogni apertura o aspiratore…). Tutto polveroso, muri sbrecciati, infissi rotti… Provo a mettere mano alle valigie, ma la nostra “interprete” ci blocca: supper, supper. Capiamo che ci invitano a cena. Vabbé, andiamo… distraiamoci… alla notte ci penseremo dopo!

 

Ci ricaricano in macchina, e dopo un breve giro siamo davanti a un locale, con un’insegna al neon mezza rotta, tutto male illuminato. Dalle insegne e dai manifesti, sembra di capire che deve essere un posto dove si fa anche musica dal vivo. Qui gli altri ci salutano, e rimaniamo noi due e il Dirigente.

L’interno è spettacolarmente squallido e kitch al tempo stesso.

Una serie di tavolini lungo il perimetro della sala, evidentemente la zona centrale è riservata alla danza. Ci sono poltroncine, cuscini, tovaglie, tutto velluti e decorazioni  dorate pesantissime. Nell’angolo un banco bar, tutto vetri e specchi (polverosi e rotti, ovviamente). Il banco è rivestito di un mosaichino di vetro sbrilluccicante veramente commovente… A modo suo, l’arredamento è perfino pretenzioso.

C’è un solo tavolo occupato, con due coppie di anziani. Il Dirigente si avvicina a loro, noi lo seguiamo. Ce li presenta. Le due signore si chiamano, manco a dirlo, Natasha e Tatiana. Devono essere di quegli ingegneri reclusi nella città fino a trent’anni prima, che non hanno avuto il coraggio di andarsene… Scambio di gesti, monosillabi e sorrisi (ce ne fosse uno che parla inglese…), poi andiamo al nostro tavolo, nell’angolo opposto della sala. Ci sediamo. Ma il Dirigente si rialza subito dopo, e va verso un altro angolo della sala, dove io avevo notato, nella penombra, un’altra presenza femminile seduta…

 

Ma a questo punto s’è fatto tardi, mi sa che c’è bisogno di un’altra puntata. E non ve la perdete, perché… il meglio deve ancora venire.

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16 risposte a Khorosho (terza – ed ultima?- parte)

  1. Lilla ha detto:

    wow!!! degno dell\’hilton!!!😉

    un bacio … aspetto "il meglio" … che deve ancora venire!!!
    PS: Natasha e Tatiana: due nomi prettamente … siculi!!
     
     

  2. Donatella ha detto:

    Meglio de "La Casa Russia"😛

  3. maria ha detto:

    Aspettiamo ansiosi!

  4. La Gatta ha detto:

    questo luogo ha un fascino tutto particolare….
     
    aspetto il seguito…
     🙂

  5. agnese ha detto:

    Mi ti vedo e mi ti piango, amico mio! Ma tu guarda che si deve fà pè campà! un’altra presenza femminile seduta…dunque, è a questo punto della storia che entra in gioco la parola Khorosho? Io devo capire il luogo, il modo e il contesto in cui TU hai utilizzato questo termine! Se no deduco io, ti avverto, e tu sai che quando io deduco…Ciao ingy!

  6. Pisola ha detto:

    Toc toc…? E permesso? Mi intrufolo timidamente anch\’io!
    Davvero avvincente il racconto! Aspetto di leggere il seguito…che suspence!

  7. Michele ha detto:

    Secondo me si va sull\’hard.

  8. Mariko ha detto:

    Madò che squallore quell\’appartamento!
    Speriamo che almeno valesse la pena vedere chi fosse la "presenza femminile seduta"….

  9. Virginia ha detto:

    ma questi poveracci quando mai verranno fuori da tanto squallore? mi ha fatto una tale tristezza!
    se ti riesce guarda il film " ogni cosa è illuminata ". c\’è una scena in un ristorante che è l\’esempio vivente di quanto hai descritto

  10. Mauro ha detto:

    Peggio della scena di Fantozzi e colleghi che vanno nel localino a caccia di avventure….
     
    (Tremenda la lampada del soggiorno)

  11. Federico ha detto:

    Mauro : mi fa piacere che hai notato la lampada… Abbiamo "gusti" simili. Io sono stato per un po\’ a studiare se potevo mettermela in valigia e portarla a casa…
    In quanto all\’appartamento… Era effettivamente dotato di "un fascino tutto particolare" come la Gatta ha metaforicamente notato. In realtà era triste e squallido… Tutta la serata e la nottata è stata deprimentissima, e non ero stato a dormire in un posto così neanche ai tempi d\’oro del Pakistan… Menomale che, alla fine…
    Beh, ma non vi anticipo niente… Lo saprete nella quarta puntata… Stay connected!

  12. soleluna ha detto:

    Che dire… ci trattiamo bene, eh?! si, si.. decisamente!

  13. Mauro ha detto:

    Insisto sulla lampada: ma quei pendenti sono ciuffetti? e il colore è rosa antico?

  14. Federico ha detto:

    Sì, Maumozio, sono ciuffetti, e il colore è rosa… vecchio!
    Comunque, vista la tua curiosità, ti ho inviato altre foto. Se ci rivado (spero di no) me la faccio regalare!

  15. Paola ha detto:

    E pensare che probabilmente vi hanno offerto "il meglio"….
     
    Paola

  16. Sonja ha detto:

    Sembra di vedere la casa di mia zia Pina quando andavo a trascorrere le vacanze estive da lei…
    Premetto però che correvano i primi anni \’70, indi x cui poi l\’arredamento ha "subito" una logica "trasformazione".
    Qui invece si é conservato alquanto…."bene".🙂

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