L’avventura continua

Terza giornata in terra pachistana.
 
Ieri e oggi due tranquille giornata di tranquille riunioni, senza niente di speciale da segnalare. Siccome entrambe le giornate sono finite presto, sono riuscito anche a lavorare un po’ in albergo. Riesco a fare le cose che richiedono maggiore concentrazione e che non riesco a fare in ufficio, perseguitato da telefonate, visite, richieste…
 
Il primo giorno in Pakistan, invece, è stato più movimentato.
L’arrivo col volo alle sei del mattino, trasferimento in hotel, doccia. L’hotel è lo stesso da sempre, la città sembra la stessa di sempre, le misure di sicurezza le stesse della volta scorsa. Ve ne ho già parlato, e quindi non vale la pena tornare sull’argomento.
 
La stessa mattina, c’era in programma una riunione in un paesello a circa centocinquanta chilometri da Islamabad.
Ci è stato proposto di raggiungere questa località con un aereo, messo a disposizione dai nostri interlocutori. Francamente la cosa mi preoccupava alquanto. Già faccio l’impossibile per non prendere i voli di linea della compagnia locale, ma l’idea di prendere un aeroplanino a elica e farmi sballottare per mezz’oretta non mi attirava affatto. Ho insistito (adducendo varie scuse, mica dicendo che me la facevo addosso…), riuscendo alla fine ad ottenere di andare in macchina, anche se questo poteva significare tre ore di viaggio su una strada non troppo bella.
 

La "zona delle operazioni". All’estrema destra Islamabad, all’estrema sinistra Kabul. La mia destinazione è nel mirino. 

 

Non ero mai andato in quella zona, o meglio non mi ero mai spinto così in là. In realtà, è un’area affascinante, molto significativa dal punto di vista storico, culturale, politico. Da Islamabad si raggiunge la valle dell’Indo all’altezza di Taxila (o in inglese, qui), che è un sito archeologico molto importante (e per questo inserito nel Patrimonio dell’Unesco) per le civiltà che sulle rive dell’Indo si sono insediate. Dopodiché si risale l’Indo, fino alla sua confluenza con il fiume Kabul. Nei pressi di questa confluenza c’era la nostra destinazione.
Se avessi continuato a seguire il corso del Kabul, sarei arrivato, dopo una quindicina di chilometri, alla città di Peshawar, e poi ancora in un’altra trentina di chilometri al Khyber Pass, che segna il confine con l’Afghanistan. E’ un luogo carico di storia e di mito, è uno dei pochi punti di passaggio fra gli altopiani dell’Asia centrale e le pianure del subcontinente indiano. Da qui è arrivato Alessandro Magno, per invadere il continente indiano, da qui è forse passato Marco Polo, qui si sono cmbattute guerre fra i colonizzatori inglesi e gli irriducibili afghani, da qui sono passate per secoli le carovane che portavano le sete e le spezie verso il medio oriente, e che più recentemente portavano e portano le armi verso l’Afghanistan e l’oppio dall’Afghanistan.
Invece, se avessi seguito l’Indo e poi mi fossi spinto decisamente verso Nord, mi sarei inoltrato lungo quella che un tempo era la via della seta, che conduce in Cina. Attualmente, su questo percorso si snoda la cosiddetta Karakorum Highway, la strada asfaltata più alta del mondo, che salendo verso le meravigliose montagne del Karakorum, passando vicino al Nanga Parbat e al K2, arriva poi in Cina. Quest’ultimo è un viaggio che ho sempre sognato di fare e che, chissà, una di queste volte farò veramente…
 
I camion qui sono tradizionalmente decoratissimi, delle vere opere d’arte su ruote.

Ripresi mentre si andava, uno (sebbene sporchissimo) con una riproduzione della moschea di Islamabad, e l’altro con decorazioni varie 

   

Per questa volta invece, come ho detto, mi sono fermato più o meno alla confluenza dell’Indo col Kabul. Non lo sapevo, ma praticamente tutta la strada che conduce fino a qui è da pochi mesi una bellissima e deserta autostrada, salvo gli ultimi chilometri, percorrendo i quali sono riuscito a scattare qualche foto dal finestrino dell’auto in marcia.
Malgrado l’arrivo della modernità, comunque, le suggestioni del viaggio sono intatte, e passare sull’Indo o vedere l’orizzonte chiuso dalle montagne al di là delle quali c’è l’Aghanistan mi ha dato una certa emozione.
Viene voglia veramente di spingersi oltre, anche se questo desiderio è mitigato dai timori e dalle cautele, dal fatto che questi territori sono abbastanza poco controllati dall’autorità centrale, ed è qui che si nascondono e si muovono indisturbati (a quanto si dice) terroristi e capi Talebani.
 

Attività commerciali: Un… supermarket. Notare sulla sinistra il "reparto" pollami. Tutta roba freschissima! 

  

Attività commerciali: Un altro supermarket.

Qui si vedono parcheggiati sulla destra i mezzi per la distribuzione del latte fresco. Ripeto: tutta roba freschissima! 

   

Attività commerciali: Un venditore di bibite. Quella che vedete è la mitica macchina spremi-canna da zucchero.

Si infila la canna in un ingranaggio e attraverso un canale metallico (arrugginito) esce il succo. Dicono sia buonissimo, io non ho mai avuto il coraggio! 

   

I nostri ospiti sono stati molto gentili e premurosi, come quasi sempre i Pakistani sanno essere. Appena arrivati, ci hanno chiesto se volevamo un the o il caffé. In genere noi, preferendo il the al caffé, chiediamo comunque il the verde, dal momento che quello "nero" viene automaticamente (e senza chiedere) servito con il latte… E bere il latte qui può dare effetti indesiderati. Il nostro ospite, alla nostra risposta, ci ha di nuovo chiesto se per caso volevamo del caffé. Abbiamo di nuovo detto di no, al che lui ci ha detto che loro avevano una ricetta particolare per il caffé… Siccome siamo lenti, ma non totalmente tonti, abbiamo capito (!) che voleva farci provare il loro caffé, e abbiamo accettato. E’ arrivato un caffé con dentro una cremina lattiginosa non meglio identificata. Non potevamo più tirarci indietro, e l’abbiamo bevuto. Non era male e, almeno finora, non lamento effetti secondari particolari…
 
Dopo la riunione abbiamo anche pranzato (un pranzo pachistano a base di riso e pollo, accompagnato dal ciapati. Sapete, e ve l’ho raccontato altre volte, che a me il cibo di qui piace, malgrado la sua ripetitività, e quindi ho molto gradito), poi abbiamo visitato il loro sito e i loro aerei e ce ne siamo tornati a casa. Siccome era presto, avrei voluto chiedere all’autista di fare un salto a Peshawar, e magari salire al Khyber pass. Ma durante il pranzo i nostri ospiti ci avevano a un certo punto chiesto se sapessimo che in quel posto eravamo circondati da Talebani… Ridevano, ma non sono sicuro che scherzassero. Nel dubbio, abbiamo volto subito la prua verso Islamabad, per ritornare al nostro confortevole e sicuro hotel.
 
 

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10 risposte a L’avventura continua

  1. Signora ha detto:

    Ingy… tu dovevi fare il reporter… serve un portaborse??  😉
     
    al mio attivo ho … visita in taxi di tutti i souk di Singapore (compresa arab street e little india … da sola) e Dubai (creek, spice souk e gold souk), dune-roller nel deserto dell\’Oman, tragitto in land nel deserto roccioso tunisino, \’marché aux épices\’ di Tataouine, e Marché aux Pouces di Clignancourt, 4 volte la via del Sale in moto da cross.. e relative pietraie!
    E se queste non sono referenze 😉
     
    Have a nice eve!

  2. La Gatta ha detto:

    le fotografie mi ricordano non poco i paesaggi dell\’india…compresi i …supermercati….
    🙂
     
    fai bene a evitare il latte…
    ti ho raccontato del dolcino che l\’indiano ci ha "regalato", quella specie di poltiglia giallina che offrono anche nei tempi e che si doveva mangiare….beh, lì prima di ingoiare ho pregato tutti i santi preposti alla cura del tratto digerente…..
    glom….
     
    certo, te lo devo dire, le vette del racconto precedente – irina – difficilmente potranno essere superate…..

  3. Michele ha detto:

    Bello viaggiare per il mondo… poco da fare, è una delle cose più belle che ci siano.
    Ma che peccato sapere che nel vedere certe posti si deve tenere in conto la presenza di pericoli "umani"…
     
    Buon ritorno !

  4. Donatella ha detto:

    Leggerti e pensare che mi lamento al pensiero di una trasferta mi fa sentire un vermiciattolo… però le tue sembrano molto più interessanti di quelle che toccherebbero a me (soprattutto trovandomi in mezzo a due fuochi)
    Buon proseguimento

  5. Virginia ha detto:

    cerco di immaginare come potrebbero essere descritte le tue trasferte se tu fossi una federica. indubbiamente il fatto che tu sia un maschietto e, per di più, ingegnere con viaggio programmato, aiuta a superare quele incertezze dovute alla indubbia pericolosità dei luoghi. deve essere affascinante però, e tu descrivi benissimo.
     
    dobbiamo essere stati tutti impiegati alle ferrovie da studenti, perchè abbiamo indubbiamente gli stessi ricordi. pensione collettiva, alè!
    non era quell\’orario indecente quando ho pubblicato l\’intervento. a quell\’ora mi alzo:-)

  6. Mauro ha detto:

    I loro camion e camioncini equivalgono ai nostri carretti siciliani ….
     
     

  7. maria ha detto:

    Statt\’accort!
    🙂
    Ciao Ing!

  8. Deborah ha detto:

    Buongiorno e buona domenica
    spero che stai bene…
    ti abbraccio con affetto
    Ciao
    DEBY
    Smack

  9. Sonja ha detto:

    Inizio a "familiarizzare" con il menu locale e penso che gradirei pure io, anche se cmq non disdegno anche le portate speziate e piccanti.
    Ovviamente con moderazione.
    Sempre più intrippata dal tuo blog, mi son promessa di leggerlo e commentarlo tutto. 🙂
    A strong hug.

  10. rosa ha detto:

    Fede, non hai voluto la D50…sei stato troppo timido. Hai un buon occhio, secondo me dovresti comprare una semi-professionale, ti divertiresti molto 🙂

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