Histoire d’O

Non voglio riesumare il capolavoro (?) della letteratura erotica ne’ tantomeno la sua trasposizione cinematografica che porto’ al successo Corinne Clery.

Il mio intento e’ soltanto quello di non rimanere impotente davanti a quello che sta succedendo nel blog della carissima Virginia, fino a qualche giorno fa una delle mie piu’ gradite e gradevoli letture, e oggi causa di emicranie e affaticamento visivo.
Come molti di voi hanno gia’ scoperto, a causa di uno sciocco ma pernicioso guasto al tasto "o" della sua tastiera, la nostra eroina – pur di non abbandonarci orfani dei suoi acuti commenti – ha deciso di utilizzare lo "zero" tutte le volte che deve scrivere la "o". A me la cosa provoca – come dicevo – affaticamento visivo, movimenti spontanei e incontrollabili delle orbite oculari, tic, emicrania, inappetenza, nausea, rash cutanei… Non ho idea di quali possano gli effetti a lungo termine.

Per questo, apro su queste pagine un forum, per raccogliere consigli, suggerimenti, e magari anche soldi, per permettere a Virginia di continuare a deliziarci come ha sempre fatto.

Apro io le danze con due consigli.
Uno ha un costo economico (siamo pronti a contribuire), e consiste nell’acquisto di una tastiera da utilizzare provvisoriamente collegata al pc finche’ quest’ultimo (e’ un portatile) non sara’ riparato.
Il secondo e’ un po’ macchinoso, ma a costo nullo: quando devi scrivere un post, potresti andare in un tuo post precedente al guasto, selezionare col cursore e evidenziare una "o", copiarla (Ctrl+c) e poi incollarla nel testo del nuovo post (ctrl+v).

Attendo altri contributi. Vi prego, fate presto. E’ importante!

E nel frattempo, bu0na d0menica!

PS: niente paura se non vedete le vocali accentate… Non mi si e’ rotta la tastiera, sono ancora in Pakistan e sto utilizzando un PC (non mio) con tastiera americana…

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13 risposte a Histoire d’O

  1. ha detto:

    acc0lg0 la sec0nda ip0tesi…..più ingegn0sa e sicuramente più ec0n0mica…-
     
    buon wend paperino…

  2. Michele ha detto:

    A me viene il singhi0zz0…
    P0trebbe usare par0le senza 0 e far finta di n0n saper scrivere…

  3. Donatella ha detto:

    Poiché non mi ricordo come si fa con il portatile, non le suggerirò di utilizzare il codice ASCII della O (che tra l\’altro neanche ricordo a memoria ma doveva essere ALT + un codice numerico ma fatto sui tasti numerici della tastiera normale del pc)… quindi opterò per una soluzione meno arzigogolata: scrivere gli interventi in word e ogni volta che deve digitare la O va in menu "Inserisci" + "Simbolo", seleziona il testo normale e ci trova tutto l\’alfabeto 🙂
    Una volta inserita la O, può anche copiarla e incollarla le volte che serve.
    Altrimenti può impostare un codice di sostituzione automatica sempre in word che automaticamente le mette una O al posto di una combinazione di caratteri di sua scelta (che è lo stesso meccanismo che usa word per correggerci gli accenti di perché o altre lievi sviste ortografiche)

  4. maria ha detto:

    tastiera nuova!
     
     
    :)))))

  5. donnarock ha detto:

    e io che pensavo fosse un nuovo stile… eheh

  6. Virginia ha detto:

    eccòli lì che còntinuanò còn la macumba!
    mettò le ò còn l\’accentò e ringraziatemi!:-)))))
    ma per chi mi avete presa, per una masòchista?
    dònatella di tuttò ciò che hai scrittò nòn hò capitò una beneamata m***!:-))
    grazie federicò, sei davverò una persòna generòsa. ci avevò pensatò anch\’iò alla tastiera esterna, ma pòi nòn sò che farmene. su questa scrivania, òrmai, bisògna aprirsi il varcò còn il machete… ci manca sòlò la tastiera aggiuntiva!
    l\’aria del pakistan mi sa che nòn ti fa bene, vedi degli zerò al pòstò delle ò accentate:-)))
    vistò che bell\’accentò francese?
    buòn fine settimanaxxx

  7. Donatella ha detto:

    Hey Fede… dal Pakistan arrivano notizie poco rassicuranti… tu, tutto ok, vero? riesci a rientrare in Italia senza problemi?
     
    @ Virginia: Eppure non era complicato! ti ho detto di scrivere i tuoi interventi in word e usare il comando inserisci simbolo per mettere le "o" :-))

  8. Sonja ha detto:

    Ma dai, non é poi così male leggere le 0 al posto delle "o"…é un pò come fare un giro sulle montagne russe… :)))
    Cmq fra i sintomi hai scordato la "secchezza delle fauci"…
    Scherzi a parte, trovo che la soluzione di Donatella sia quella più azzeccata.
    Tschuss!!!

  9. Mauro ha detto:

    io mi sto abituando,
    scrivere senza le o sarebbe un delizioso "esercizio di stile"

  10. Silykot ha detto:

    E io che credevo che fosse un vezzo, un momento di eccentricità…..
     
    A me stanno benissimo le 0… Federico c\’ha un\’età… bisogna avere pazienza…
    hi hi hi hi…
     

  11. ludovico angelo ha detto:

    bè auguri e ho letto che sei in pakistan e scusa il disturbo com\’è l\’ambiente dopo quello che succede?

  12. Lilla ha detto:

    eh eh eh  … hai ragi0ne … la 0 così … nùn se p0\’ legge!!! 😉
    ma ho visto che Virginia ha già raccolto il tuo invito e … òvviatò al pròblema!! 😉
    un bacione!!

  13. Apocalisse 23 ha detto:

    Le origini di Histoire d’O

    «Che a esser prostituita lei potesse guadagnare in dignità stupiva, eppure proprio di dignità si trattava. Ne era illuminata come dall’interno, e dal suo portamento traspariva la calma, dal suo volto la serenità e quell’impercettibile sorriso interiore che s’intuisce negli occhi delle suore di clausura».

    Questo passo di Histoire d’O è forse la chiave di volta del raffinato romanzo di Pauline Réage, e induce lettori e critici a interrogarsi sulle fonti di quel capolavoro della letteratura erotica.

    Histoire d’O ci ricorda che tutto nella donna richiama la sessualità, e che ogni femmina è una schiava sessuale che gode allo stesso modo delle carezze e delle frustate. Il romanzo per certi versi ha l’aspetto di un testo religioso: una vera e propria mistica dell’ascesi erotica in cui la protagonista annulla la propria personalità, quasi come certe monache visionarie che raggiungevano l’estasi nella contemplazione del divino.

    Il tema non è certo nuovo: tra le forme del sacro che si manifestarono nel mondo antico spicca tra le più singolari l’istituto della prostituzione sacra. Presso i Sumeri, i Babilonesi, i Fenici, i Greci, gli Etruschi, c’erano sacerdotesse che si offrivano all’unione sessuale coi pellegrini che visitavano i templi dedicati alle divinità dell’amore.

    Le prostitute sacre potevano essere donne di alto rango che si accoppiavano coi sovrani, oppure erano schiave che si univano coi visitatori dei templi. In ogni caso sappiamo che le prostitute sacre avevano ruoli importanti nelle cerimonie religiose e che eseguivano la celebre “danza dei sette veli”, di cui resta ricordo anche in testimonianze letterarie e in racconti popolari. È probabile che le sacerdotesse praticassero anche riti di espiazione, come sembrano suggerire certe testimonianze iconografiche, ad esempio gli affreschi della “Villa dei Misteri” a Pompei, o la “tomba della fustigazione” nelle pitture etrusche di Tarquinia.

    Tuttavia alcuni aspetti della prostituzione rituale sembrano aver ispirato forme liturgiche cristiane come le “processioni delle verginelle” e affiorano in sopravvivenze letterarie che attraversano i secoli, al punto che non è azzardato supporre l’esistenza di una società segreta femminile che ha tramandato per millenni i misteri dei riti sessuali…

    Un autentico antesignano di Histoire d’O si può considerare il carme latino medievale Disciplina Amoris, recentemente scoperto in un codice del XII secolo. Si tratta di un pezzo poetico che appartiene a un filone di letteratura goliardica molto in voga nel medioevo. Il testo descrive una sacerdotessa impegnata in una sorta di liturgia penitenziale. Leggendo queste eleganti quartine sembra proprio di poter individuare un filo conduttore che dalle antiche sacerdotesse della prostituzione sacra, ci porta al leggendario romanzo di Pauline Réage.

    Disciplina Amoris

    Ave Venus, mater diva,
    fons suprema bonitatis,
    tege me, dea lasciva,
    sub praesidium sanctitatis.

    Prostitutio ritualis
    valde Venerem honorat:
    sum beghina sexualis
    quae devota semper orat.

    Sanctam Venerem exoro
    in vigilia feminarum
    monasterii. Lunam oro,
    devotissima servarum.

    Ad altare introibo
    sanctae Veneris praeclarae.
    Labia vulvae aperibo
    super saxum sanctae arae.

    Penetratio in vagina
    semper regula iucunda
    et sum Veneri vicina
    madens sic seminis unda.

    In divinis sum versata,
    sacrificiis colo deos,
    nudo corpore elata
    patefacio sinus meos.

    Venus iubet paenitentiam:
    a flagellis verberata
    sic demonstro sufferentiam,
    in dolore sum beata.

    Sub flagelli ictus ploro,
    corpus tendo cum dolore:
    in suppliciis semper oro
    deam matrem cum ardore.

    In catenis vinculata
    semper nuda ago vitam;
    in hoc templo obiectata,
    praebeo vulvam non invitam.

    Nudis pedibus incedo
    super saxa, super spinas,
    a dolore non recedo:
    patior poenas femininas.

    Cera fervens liquefacta
    super nudum corpus meum:
    et dolori assuefacta
    nunc amoris precor deum.

    Culus meus penetratur
    dum me verberant tergino,
    et os meum irrumatur:
    totum corpus sic inclino.

    Urit fortiter flagellum,
    ictus signant mollem pellem;
    sicut miserum asellum
    verberari fortius vellem.

    Voluptatis sum amica,
    semper cupida amoris;
    mollis lambo, impudica,
    vulvam madidam sororis.

    Habeo anulos in sexu,
    tinniunt valde et conturbor
    tacta sic eorum nexu:
    dum deambulo masturbor.

    Vitiosissima puella
    sentio multum desiderii:
    claudo digitum in cella
    corporalis monasterii.

    Copulare apud templum
    dat divina privilegia,
    vita mea est exemplum:
    sacratarum sum egregia.

    Sint patricii vel plebei
    omnes mentulam sublevant
    in conspectu sexus mei:
    asininas voces levant.

    QUESTO BRANO E’ TRATTO DAL LIBRO:

    Sibilla di Saxatica
    ORACOLI. LIBRO PRIMO
    Società Editrice «Il Ponte Vecchio»

    http://www.ilpontevecchio.com

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