Silenzio!

Non voglio sentirle, queste cose… Sono cose che sono sempre successe e sempre succederanno. Sono cose legate alla natura animale degli uomini, che in certe circostanze emerge e prendere il sopravvento sul raziocinio. E sono cose per le quali non posso fare niente, se non aver paura che possa succedere alle mie persone care, o a me, e se non avere compassione per le vittime e – talvolta – per i carnefici.

Io voglio conoscere quello che succede nel mondo, voglio sapere di politica, di guerre, di ecologia, di economia… Voglio essere informato su tutte le cose per le quali posso esprimere la mia opinione, o rispetto alle quali posso reagire orientando i miei comportamenti.

Ma non voglio sentire parlare di queste cose che mi fanno sentire impotente, incapace di ogni azione…

E invece ancora una volta sono stato (siamo stati) bombardato dai media, che hanno vivisezionato e stanno vivisezionando ogni centimetro quadrato della casa di quegli sventurati, ogni minuto della loro vita… Zoomando su ogni lacrima, amplificando ogni singhiozzo… Indugiando su ogni espressione di sgomento e di disperazione, su ogni impassibile ruga dell’assassino.

E vorrebbero, lo so che vorrebbero, farci vedere quella corda, farci vedere quel cadavere, magari farci riconoscere i segni di una violenza…

Non le voglio vedere e sentire, queste cose. Non perché io voglia esorcizzarle, ma perché mi sembra inutile, crudele, voyeuristico, dover a forza scrutare negli aspetti più intimi della vita e del dolore delle persone.

E questa volta la televisione ci ha dato anche una trasmissione in cui l’evento, la notizia, la morte, è stata data in diretta… Probabilmente autori e conduttori non sapevano, all’inizio, cosa stesse succedendo e cosa sarebbe successo di lì a poco. Ma quando la situazione si è andata delineando non hanno avuto la forza di rinunciare a essere presenti, di rinunciare a un’audience probabilmente altissima. Non hanno voluto cedere all’etica o al buon gusto, e non hanno voluto dare una lezione di stile, lasciando alle persone il loro privatissimo dolore, e a noi guardoni uno spunto per pensare fino a che punto è giusto entrare nelle vite altrui.
Io non ho visto quella trasmissione, non credo che l’avrei vista anche se ne avessi avuto la possibilità, ma mi ha creato molto disagio sapere che c’è stata, e che si è persa un’altra, ennesima occasione di fare del servizio pubblico una “cosa seria”.

E non ho potuto fare a meno di andare con il pensiero a un episodio, che quelli della mia generazione hanno vissuto e ricorderanno, perché credo che sia rimasto impresso indelebilmente nei nostri ricordi.

Si tratta della tragedia di Vermicino, di quasi trent’anni fa. La tragedia del piccolo Alfredino che rimase intrappolato in un pozzo, e morì, malgrado i tanti, disperati, generosi tentativi di salvarlo.

La televisione seguì, inizialmente inconsapevole, successivamente con morboso accanimento, con una diretta interminabile la cronaca di quei tentativi, e quindi l’agonia di quel bambino.

Questo è l’episodio che a mio avviso ha segnato lo spartiacque nella storia della televisione “del dolore” e della ricerca senza pudore della notizia. E’ l’episodio in cui la nostra televisione ha perso una certa verginità, che non ha più saputo o voluto recuperare.

Tutti noi siamo rimasti (mi ricordo tutto perfettamente) per due giorni attaccati alla tv o con l’orecchio alla radio per sapere cosa succedeva. Eravamo ingenuamente e sinceramente desiderosi di condividere un epilogo positivo, ma non potevamo fare a meno di scrutare avidamente nelle espressioni della mamma, del padre, degli uomini e donne impegnati nei soccorsi, per vedere una smorfia, una lacrima, un sorriso.

Eravamo ingenui e spontanei, ma stavamo cambiando la storia dell’informazione in Italia. Da quel giorno qualcuno avrebbe capito che il dolore altrui, presentato in diretta, fa “ascolto”.

E non c’è stata più pace.

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19 risposte a Silenzio!

  1. Signora ha detto:

    già… parole sante… mi verrebbe da aggiungere anche un altro episodio, la famosa cronaca \’in diretta\’ di Frajese con la scoperta del cadavere di Moro. Non riesco a concepire come si possano seguire fatti simili… ma nell\’epoca del Grande Fratello ho paura che, per persone come noi, non ci sia più spazio.

  2. Lilla ha detto:

    non so cosa dire … se non che si è perso il concetto della parola \’rispetto\’ …appoggio in pieno il tuo pensiero …

  3. fab ha detto:

    condivido

  4. ariel ha detto:

    ………….

  5. Federico ha detto:

    Ross, una sola annotazione, ma che per me fa la differenza. La cronaca di Frajese riguardava un evento politico e nazionale. Così come vedere in diretta il crollo delle torri gemelle… In quei casi riesco a capire il diritto, anzi il dovere, di cronaca.Gli eventi di cui siamo testimoni sono eventi privati, privatissimi… Secondo me si fa violenza, e noi ne siamo i mandanti!

  6. Signora ha detto:

    è vero, si tratta di due eventi diversi, ma secondo me hanno in comune la spettacolarizzazione dell\’evento tragico. E comunque non mi sento \’mandante\’ di questa violenza.

  7. Silykot ha detto:

    Condivido.E non vi dico a quante domande dei miei figli ho dovuto rispondere…

  8. Maggie ha detto:

    Io sinceramente in questo caso sto dalla parte della Sciarelli. Una conduttrice seria che fa il suo lavoro in silenzio da tanti anni, senza cercare l\’audience, ma offrendo proprio uno dei pochi esempi di Servizio Pubblico davvero efficace. Chi l\’ha visto si occupa sempre e da sempre delle persone scomparse, indipendentemente da quanto la notizia attiri il pubblico.

  9. Maggie ha detto:

    La diretta di mercoledì scorso non era nè più nè meno di una diretta come ne fanno tante ogni anno. La notizia è arrivata mentre loro erano in collegamento diretto dalla casa del "mostro", è stato un semplice caso. La spettacolarizzazione vera secondo me è quella di Vespa coi suoi plastici o quella di Matrix con le sue esclusive…

  10. Maggie ha detto:

    Non me la sento di colpevolizzare la Sciarelli mi dispiace. Si è solo trovata a gestire qualcosa di più grande di lei e credo lo abbia fatto anche con una certa dignità.

  11. La Gatta ha detto:

    a me dà fastidio quando i giornalisti (categoria della quale ho pochissima stima) indugiano sui casi più morbosi, descrivendo o facendo immaginare il tipo di violenze subite dalle vittime, quando cercano il dolore, la lacrima nell\’occhio del parente……

  12. La Gatta ha detto:

    …se poi quel parente viene da un contesto sociale (non voglio apaprire snob, ma è un fatto) nel quale la televisione è una specie di religione, allora è facile imbrogliarlo, fargli credere di fare del bene, illuderlo… fargli

  13. La Gatta ha detto:

    …insomma in questo mondo di guardoni stiamo perdendo il senso della difefrenza fra verità e finzione e soprattutto abbiamo perso da un bel pezzo il senso della morale…anzi, parlare di morale sembra quasi di dire una parolaccia

  14. fab ha detto:

    Gatta hai ragione da vendere!

  15. Federico ha detto:

    @SdS: secondo me è "mandante" chiunque di noi, in un caso del genere, è rimasto davanti alla tv a guardare… E siamo in tanti!

  16. Federico ha detto:

    @Maggie e Gatta: A me la Sciarelli piace, anche se non ho mai visto in vita mia neanche una puntata di "Chi l\’ha visto" (che non considero servizio pubblico, ma è una mia opinione).Non mi sembra però una giustificazione dire che si è trovata a gestire una cosa più grande di lei. Lei, come altri, quando fa una trasmissione seguita da milioni di persone ha in mano uno strumento potentissimo e DEVE sapere come gestirlo. Sempre.

  17. Federico ha detto:

    …Il fatto è (come dice la Gatta) che la televisione per molti di noi è una sorta di religione. Alla televisione e per mezzo della televisione è permesso tutto.

  18. Federico ha detto:

    …Se i nostri vicini di casa stessero vivendo una tragedia familiare, noi entreremmo nella loro casa attraverso la porta lasciata socchiusa? Sicuramente no… Invece attraverso la TV ci sentiamo autorizzati a andare ovunque! Così come pensiamo che sia giusto andare a mettere il nostro dolore privatissimo davanti a una telecamera.E\’ vero, non c\’è più morale!

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