Trent’anni

Ci sono momenti della nostra vita il cui ricordo rimane indelebilmente impresso nella nostra memoria, e tutte le immagini, le voci, gli odori, le sensazioni ritornano con una nitidezza che non finisce mai di stupirci, abituati come siamo a non ricordare mai dove cavolo abbiamo parcheggiato l’auto mezz’ora prima, o abituati a lasciare post-it dappertutto per rammentare appuntamenti e scadenze.

Uno di questi momenti incancellabili, per me, è la sera del ventitré novembre 1980, esattamente trent’anni fa: come forse ricorderete, o avrete letto dai giornali in questi giorni, è la data del terremoto che sconvolse Campania e Basilicata.

Non so perché, ma mi è venuta voglia di raccontarvi la mia esperienza di quella serata…

********

Ero uno studente universitario all’inizio del secondo anno di Ingegneria, studiavo a Napoli, dove occupavo un appartamento al quinto piano di un palazzo senza ascensore (110 scalini altissimi…) al quartiere Stella. Nel fine settimana tornavo a casa, in provincia di Salerno, dove mammà si preoccupava di accudire il figliolo come se tornasse non già da cinque giorni di trasferta napoletana, ma dalla campagna di Russia. Normalmente, ripartivo la domenica sera in treno, con un borsone che pesava un centinaio di chili, pieno di tutto quello avrebbe potuto bastare a sfamare una squadra di calcio comprese riserve e massaggiatori, e che invece, nelle intenzioni di mia mamma, doveva servire a nutrire il suo pargolo sciupato per una settimana e a sostenerlo nelle sue fatiche universitarie.

Contrariamente al solito, quella domenica (perché il 23 novembre 1980 era una domenica) ero sì rientrato a Napoli, ma ero andato – aggregandomi con alcuni miei familiari a una comitiva – a vedere uno spettacolo teatrale nella zona di via Chiaia. Più che lo spettacolo mi interessava il passaggio in autobus, ma già che c’ero ero anche andato al teatro…

E fu lì, nel piccolo teatro di via Chiaia, che è cominciato il film di cui ricordo ogni fotogramma.

Ricordo l’applauso alla fine del primo atto, e ricordo la compagnia chiamata sul proscenio… Verrebbe da dire che fu un applauso da… far venire giù il teatro! Ricordo la sensazione, il sentirmi stranamente cullato da questo applauso forte, fino a quando vidi che alcuni degli attori, mentre tenendosi per le mani avanzavano per ricevere gli applausi, barcollarono vistosamente…

In quel momento, qualcuno urlò… Qualcuno disse qualcosa che non capii bene, ma il risultato fu che tutti cominciarono a muoversi, a cercare di guadagnare i corridoi delle uscite, urlando, spingendo, travolgendo sedie e suppellettili… E’ stato la prima (e grazie a Dio l’ultima) volta della mia vita in cui ho avuto modo di vedere come la folla impazzita può uccidere, travolgere, distruggere e distruggersi. Per fortuna quella sera nessuno si fece male, lì dentro, ma so per certo che se ci fosse stato un bambino, davanti ai miei piedi e ai piedi di quella gente impazzita, sarebbe stato travolto senza che nessuno se ne rendesse conto…

Ricordo ancora la sensazione di quando uscimmo all’aperto. Un primo momento di liberazione, ma poi ancora la paura: per chi non conosce Napoli, via Chiaia è una strada molto stretta, quasi un vicolo, un istmo che taglia la collina di Pizzofalcone, incassato fra palazzi vecchi e alti, alle spalle dei quali ci sono altri palazzi più in alto. In questo vicolo si stavano riversando centinaia di persone che scendevano dalle loro case… In pantofole, in pigiama, in vestaglia… Alzando gli occhi si vedevano i lampioni dell’illuminazione pubblica che oscillavano spaventosamente, e sembrava che anche i palazzi ancora si muovessero… Oltre alle grida, alle voci, ai pianti, c’era il suono ininterrotto di decine di antifurti, attivati dal black-out e dalle vibrazioni…

Seguendo il flusso delle persone ci muovemmo in direzione di piazza Plebiscito, che ci pareva in quel momento il luogo aperto che poteva rappresentare la salvezza… Poche centinaia di metri, ma che durarono un’eternità. Sono impresse nella mia mente… Per anni non ho voluto più percorrere quella strada, e ancora adesso, quando ci vado, non riesco a non pensare a quella sera e non riesco a non vedere quelle immagini…

Altrettanto indimenticabile è l’immagine di piazza Plebiscito. Quando arrivai al centro della piazza mi sentii felice, libero, ma allo stesso tempo lo spettacolo era sconvolgente. Fra le auto e gli autobus in sosta (all’epoca piazza Plebiscito era ancora un enorme parcheggio, e capolinea di mezzi pubblici) c’erano centinaia, forse migliaia di persone, vestite alla meglio, tutte tremanti, tutte con la coscienza di essere sopravvissute a qualcosa di tremendo…

Ancora una volta il momentaneo senso di liberazione fu sopraffatto dall’angoscia: non sapevamo cosa fosse successo a casa, non sapevamo se e come tornare a casa… Nessuno di noi poteva comunicare, le poche cabine telefoniche erano prese d’assalto da gente che tentava disperatamente, ma senza successo, di mettersi in contatto con qualcuno… Le voci cominciarono a rincorrersi… Crolli, disastri, morti… Decidemmo di rimetterci nel nostro autobus e ritornare verso casa… Percorremmo l’autostrada in un silenzio spettrale, solo la radio parlava, ma ancora non si avevano notizie chiare… La prima notizia drammatica che circolò in radio fu quella del crollo di un palazzo relativamente nuovo a Napoli, con molte vittime: nessuno parlava, ma tutti temevano quello che avremmo potuto trovare una volta arrivati.

Il viaggio durò più di due ore: l’autostrada era intasata, in qualche tratto (forse precauzionalmente) bloccata. Intravvedemmo anche qualche casa crollata, qualche bivacco di persone sulle strade, e tutto questo accrebbe la nostra paura!
Un’altra cosa che ricordo in maniera indelebile è la vista di Salerno dall’autostrada. Chi ha percorso l’autostrada da Napoli a Salerno sa che a un certo punto, dopo una serie di curve che attraversano le colline, ci si affaccia sul golfo di Salerno e sulla Costiera Amalfitana. Normalmente, di sera, è uno spettacolo bellissimo quello del lungomare di Salerno illuminato: quella sera, quando sbucammo dall’ultima curva vedemmo soltanto buio, interrotto da luci a chiazze e dai fari delle automobili… Eravamo raggelati.

Arrivati al paese, per fortuna la situazione apparve buona, o comunque molto meglio di quella che, in quelle ore, ci eravamo figurati. Non c’erano stati crolli, e (avremmo saputo dopo) c’erano stati solo alcune vittime a causa di malori o di sfortunati incidenti…

Cominciò la prima delle numerose notti che trascorremmo all’aperto, in sistemazioni di fortuna, per paura e in attesa che fossero fatte le prime verifiche sulle condizioni delle nostre abitazioni.

Anche quello che seguì non fu certamente un periodo normale, ci sarebbero ancora tanti episodi da raccontare. Una cosa è certa: le emozioni e le sensazioni di quella notte erano state di una intensità tale che ogni cosa – dopo – ci appariva quasi normale, e una sorta di inspiegabile euforia si impadronì di molti di noi, che ci sentimmo dei “sopravvissuti”.

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17 risposte a Trent’anni

  1. fab ha detto:

    Terremoto…ancora oggi, noi, ogni tanto “balliamo” ancora.
    Inutile dirti come sale il livello d’ansia..dentro il cofano della mia macchina c’è un borsone( un cambio a testa, spazzolini, fazzoletti, maglie..) e un fardello d’acqua avvolto con un telo . Periodicamente faccio le “revisioni” e cambio il fardello .
    E’ cambiato dentro me qualcosa. Lo stato di allerta è perenne.
    Quando vado a letto, mentalmente focalizzo la posizione di ciabatte e maglie ..adesso le metto in ordine sul tappetino, prima le sfilavo senza pensare all’ordine di reinfilo..
    Quando giro attorno casa e vedo ancora i piccoli segni che il terremoto ha lasciato, mi rendo conto di quanto si sia impotenti di fronte ale forze della natura. (E pensare che qualcuno davvero si crede quasi onnipotente.)
    Mi sento ancora in “bilico”…

  2. Lilla ... ha detto:

    certi ricordi, certe esperienze restano dentro di noi come un marchio a fuoco … il fatto che tu lo rammenti con tanta precisione dopo trentanni, ne è la prova …
    lo conoscevo attraverso gli occhi di mr. lillo … ora, lo conosco anche attraverso i tuoi … grazie …🙂

  3. silykot ha detto:

    Ho avuto i brividi leggendo questo racconto, così preciso e puntuale. Sembra la cronaca di qualcosa avvenuto ieri e sembra di vedere la folla terrorizzata che si riversa nelle strade.
    Fortunatamente non ho mai vissuto una simile esperienza, e spero che il futuro me la risparmi.
    Mi sembra incredibile che siano passati 30 anni. Io ho il ricordo dei servizi dei telegiornali e l’immagine di me, bimbetta per mano a mio padre, che portavo con lui uno scatolone di coperte in Piazza San Carlo a Torino, da dove partivano gli aiuti per i terremotati.

  4. silykot ha detto:

    Non c’entra assolutamente niente con il post e coi commenti, ma…..
    mi sono accorta che il mio blog non è tra quelli dei tuoi amici…..
    …….
    …….
    …….
    Che faccio? Mi offendo?😦

  5. Maggie May...be ha detto:

    All’epoca io avevo -1 anno, quindi non me lo ricordo. Ne ho sentito parlare, soprattutto dalle mamme di alcune mie amiche che da Salerno si sono trasferite al mio paese. Una di loro era incinta (la mia amica è nata il 28 novembre 1980) ed era tornata a casa per partorire con la famiglia vicina. Nel 2000 in Romagna abbiamo avuto uno sciame sismico con alcune scosse piuttosto forti ma per fortuna nessun danno grave: scosse di terremoto tutti i giorni per almeno 3 mesi e la mamma della mia amica con il ricordo di quello che aveva vissuto 20 anni prima stava per uscire fuori di senno.
    Grazie per aver condiviso questo ricordo con me!

  6. arielisolabella ha detto:

    ti sembrera’vergognoso il paragone ma posso immaginarlo …qualche anno fa’ci fu’un terremoto con smottamenti e crolli parziali con epicentro tra alessandria ed asti ..ricordo che ero in cucina…mi sembro’di avere un allucinazione la vetrina dei bicchieri avanzava verso di me ed alcuni caddero a terra con un suono simile ad un esplosione sentivo il cuore battere all’impazzata i cani ululavano come matti e dalla finestra vedevo cadere le tegole dal tetto…………mi sono precipitata fuori ad abbracciare i cani ed ho nascosto la faccia nel collo della mia vecchia lara ….che esperienza tremenda…non oso neanche immaginare cosa puoi aver provato Tu…..e chi non ha piu’niente!!!

  7. micmonta ha detto:

    Brividi.
    Grazie del racconto.

  8. giusymar ha detto:

    Mi è venuta la pelle d’oca a leggerti.
    Sono tra i fortunati che non ha vissuto un terremoto. Credo di non sapere che cosa possa significare vivere il terrore della terra che trema. Del mondo che si sfascia sotto i piedi. Tutte le sicurezze stravolte in una manciata di minuti.
    Sono felice di leggere che non ci sonos tate vittime tra i tuoi cari

  9. mizaar ha detto:

    dio santo, sono passati trent’anni e sembra ieri! per voi che l’avete vissuto di ” prima mano ” è stata l’esperienza sconvolgente che nessuno vorrebbe vivere mai. l’abbiamo sentito anche qui in puglia, di rimando. ero nel negozio dei miei genitori, per caso – non so cosa dovevo prendere che avevo lasciato lì – ad un tratto ho sentito come se tutti gli oggetti avessero una voce che inspirava per poi tirare fuori un forte tintinnamento di cristalli e un ondeggiare al quale non potevo oppormi in nessuna maniera. una sensazione di panico assoluto ed ero solo al piano terra! quando negli anni appena passati leggevo i resoconti di fab sul terremoto all’aquila, pensavo alla sua paura, a quella di tutte quelle persone colpite così duramente. cosa si può fare contro un terremoto? assolutamente nulla. ( l’anno seguente andammo in campeggio in sicilia – mio marito e io, allora fidanzati – i nostri vicini di tenda erano due ragazzi, lei napoletana, lui calabrese, simpaticissimi. ci raccontarono che nel momento della prima scossa erano infrattati nel letto compiacente di lui, studente di non ricordo che facoltà a napoli. poichè il loro daffare era piuttosto ” vivace ” lui ad un certo punto ebbe una punta di orgoglio per la sua mascolinità prorompente. lei, pragmatica come solo noi donne siamo, se lo scostò di dosso e gli fece allarmata: gesù il terremoto! scesero di corsa per strada, seminudi, lui distrutto nel suo amor proprio a causa di un terremoto! :-D)

  10. Harielle ha detto:

    Io non dimenticherò mai quella data, anche se purtroppo nella storia d’Italia di terremoti e di inadempienze seguite a questa catastrofe se ne sono aggiunte tante. Avevo 19 anni e all’epoca vivevo a San Giorgio a Cremano, appartamento panoramico vista mare al 7° piano: io non ero in casa alle 7.37, ma quando raggiunsi i miei erano spaventati. La nostra casa non fu disastrata, ma quella di mia nonna, al centro storico di Napoli, dove avevo vissuto fino a qualche anno prima, si: e finchè non è morta, 5 anni fa, non è mai stata riparata dal Comune: mia figlia e i suoi cugini si divertivano a sentire la storia dell’ingegnere che aveva inserito con sussiego i “vetrini” nei muri e mai più era tornato a fare i lavori promessi…
    15 giorni dopo andai verso Salerno ad assistere alla laurea in informatica del mio allora ragazzo e fu sconvolgente vedere un panorama di macerie, di miseria umana e la neve che copriva tutto…non l’ho mai dimenticato.
    Un caro abbraccio

    • paperi si nasce ha detto:

      Carissima, deduco dal tuo commento che siamo coetanei e anche conterr(o)nei…
      Il tuo racconto mi ha riportato alla mente due cose.
      La prima è che non molti giorni dopo il terremoto venne un freddo cane, che aggravò le condizioni dei senzatetto specialmente nelle zone interne dell’irpinia. Ricordo anche io i panorami sulla strada che conduceva verso l’Università di Salerno, e ricordo anche – da quelle parti – lo spettacolo allucinante di un palazzo nuovo non ancora finito che si era completamente afflosciato su se stesso…

      La seconda riguarda gli interventi di recupero sulle case vecchie… Anche nella mia casa da studente a Napoli vennero a mettere i vetrini… che per fortuna non si sono mai rotti. Io li guardavo ogni mattina quando tornai a abitarla dopo un mesetto.
      Qualche mese dopo fecero un intervento di consolidamento consistente nelle famose “siringhe di cemento”: perforavano le mura portanti delle abitazioni e pompavano dentro del calcestruzzo… Personalmente non so quanto fosse un intervento davvero efficace.
      A casa mia fecero questo intervento mentre io non c’ero. Fecero i loro bravi buchi e pomparono… Peccato che fecero dei buchi nella parete della mia camera da letto senza rendersi conto che in quel punto il muro chiudeva il vano di una vecchia finestra ed era sottile: l’effetto fu che pomparono a pressione una discreta quantità di calcestruzzo NELLA mia camera da letto, e quando ritornai a casa mi sembrava di essere negli scavi di un sito archeologico… Il mio letto, con biancheria e coperte, era diventato un blocco unico, rigido e grigio!🙂

  11. Harielle ha detto:

    (e grazie per i complimenti…^^)

  12. kalissa2010 ha detto:

    Ho letto il tuo racconto al momento della pubblicazione, anche se non ho avuto il tempo, il coraggio, le parole per rispondere.
    Mi è sembrato di vedere i calcinacci cadere, le luci spegnersi, la gente correre, l’angoscia salire.
    Dicono che tutto sia cambiato da quel terremoto…
    E’ nata la protezione civile (dicono) adesso siamo pronti per simili catastrofi (dicono)…
    allora quelli che stavano in centro ieri a Roma (e che si sono trovati in mezzo alla guerriglia) per cosa protestavano?
    Misteri.

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