Niente di nuovo sotto il sole (delle Alpi)

Quella a cui stiamo assistendo in questi giorni è un’ennesima stanca replica di un copione classicamente nostrano, una di quelle storie di cui è ricca la letteratura e il cinema italiano del secolo passato.

Storie di furbetti e truffatori di mezza tacca, di lauree rubate, di piccoli nepotismi, di genitori ingannati (?) e figli a cui piace più la bella vita che lo studio, di donne di discutibili capacità che mostrano la coscia per raggiungere visibilità, di lazzari che vogliono farsi borghesi, di disgraziati che cercano scorciatoie per raggiungere un posto al sole.

Storie già viste, in questo disgraziato Paese, e di cui non ci sarebbe neanche motivo di preoccuparsi o stupirsi.

La cosa che toglie il fiato, però, è che i personaggi di questa commedia all’italiana non sono più ragionieri o geometri, medici o cavalieri, commercianti o piccoli imprenditori (come ai tempi di Tognazzi e Sordi), ma sono ministri (e vicepresidenti del Consiglio), parlamentari (e vicepresidenti del Senato), sottosegretari di Governo e membri del consiglio di amministrazione delle più importanti aziende pubbliche, consiglieri regionali della più ricca regione italiana.

Continuo a pensare al giorno in cui, sfogliando i giornali di questi anni, ci chiederemo: ma come è stato possibile tutto questo?

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8 risposte a Niente di nuovo sotto il sole (delle Alpi)

  1. Emilio ha detto:

    E’ la solita storia tutta Italiana….
    Ti auguro Buona Pasqua a te e in famiglia🙂

  2. fab ha detto:

    Federico, credi vivremmo abbastanza a lungo per poter formulare un pensiero del genere?
    (ovvero, ritieni che verosimilmente, basteranno cento anni per “rinnovare” la classe politica italiana?)

  3. anna ha detto:

    Attaccamento alle tradizioni, forse…

  4. fab ha detto:

    Vedremo cosa accadrà—-intanto Buon Compleanno Federico!

  5. Gigi ha detto:

    Gli italiani se li sono votati, gli italiani se li tengano (meritano).
    Cosi` la vedo io..

    Gigi

    • paperi si nasce ha detto:

      Gigi, la penserei anche io come te, se fossi svizzero. Ma purtroppo sono italiano, come quelli che se li sono votati. E non ho tanta voglia di tenermeli, né loro, né tanti dei loro simili.
      Siccome però la democrazia ci espone a questi rischi, da italiano provo a dire la mia. Non ho molte speranze, te lo confesso, non credo di riuscire a convincere nessuno, ma ancora non voglio rassegnarmi.

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