Déjà vu scolastico

Ogni anno, un paio di volte all’anno, si ripete per me il rituale dei colloqui con i professori di mia figlia. Sono fresco reduce dalla fine della seconda tornata di incontri, quelli del secondo quadrimestre.

Io ho lasciato la scuola secondaria (se ho fatto bene i conti) circa 32 anni fa: quasi un’era geologica. Alcuni di quelli che mi leggono non erano nemmeno nei progetti dei loro genitori. Se provate a pensare com’era la nostra vita quotidiana 32 anni fa, vi renderete conto di quante cose sono cambiate.

Eppure, appena varco la soglia del Liceo di mia figlia, si scatena un inquietante cortocircuito, e mi trovo istantaneamente catapultato nel passato.
Mia figlia non frequenta lo stesso istituto che frequentai io, il mio era uno Scientifico in provincia di Salerno (arrangiato al pian terreno di un condominio), il suo un Classico nella opulenta provincia milanese. Malgrado ciò, malgrado queste evidenti differenze, l’interno della scuola è assolutamente sovrapponibile a quello della mia scuola di trent’anni fa.

Non sono cambiati i corridoi e le scale, con piastrelle e imbiancature che sembrano ricavate da un capitolato standard.
Sbirciando nelle aule (le cui porte sono quelle dei miei tempi), vedo gli stessi banchi e le medesime seggioline malconce, e ai muri cartine geografiche sulle quali non mi meraviglierei di ritrovare la Iugoslavia e la Germania Est.
E poi armadi, archivi e librerie – identici, stessi materiali colori e forme – che danno l’idea di non essere stati aperti negli ultimi cinquant’anni, e che lasciano intravedere, attraverso vetrine polverose, faldoni consumati e raccolte di riviste mai lette.

Anche i bidelli sono uguali (ma mi si dice che non si chiamano più bidelli, però), direi addirittura che sono gli stessi, con la stessa espressione indolente modello voglia-di-lavorare-saltami-addosso. E i professori e le professoresse, beh… Per carità, ora come allora ci sono persone di cultura, brillanti conversatori, persone con le quali condivideresti piacevolmente un po’ di tempo. Ma per il resto io penso che se si facesse un’attenta indagine genetica, sono sicuro che si troverebbe un frammento di DNA ricorrente nel patrimonio genetico della maggioranza degli insegnanti di scuola, e che fa sì che tu lo vedi da lontano e noti un qualcosa che ti fa dire: “quello lì insegna nella scuola!”… E questo “qualcosa” è a sua volta invariato, a distanza di mille chilometri e trent’anni.

C’è una cosa di diverso, però, che mi è saltato all’occhio in queste visite. Quasi ogni professore ha con sé un piccolo computer portatile. Il progresso è dunque entrato fra queste mura.
Ma a guardare bene, si vede che il computerino, il piccolo Eee o il colorato Samsung, è un corpo estraneo per il prof medio, un fastidio e non uno strumento, subìto più che utilizzato. I prof trascinano con sé il computer insieme a cataste di fogli, registri e appunti, e non uno di loro, alla domanda “come va mia figlia?”, ha aperto il computer e consultato un data base: il PC è rimasto lì, acceso o spento non saprei, e il prof ha sfogliato il suo pacco di carte e il suo registro per ritrovare gli esiti dell’ultima interrogazione e dell’ultimo compito in classe… Come faceva con mia mamma, trenta e più anni fa!

Aula1
(immagine presa da Internet)

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62 risposte a Déjà vu scolastico

  1. Gigi ha detto:

    Solo una domanda, anzi tre..
    E perche` dovrebbero aggiornarsi?
    Perche` dovrebbero prendere la briga di darsi da fare e imparare qualcosa di nuovo?
    Chi glielo fa fare?

    Gigi

  2. Diemme ha detto:

    In effetti le strutture cono tragicamente le stesse. Io non ho di questi deja vu semplicemente perché ho rimosso tutto il periodo, ma sicuramente una cosa è cambiata: i bidelli, o come accidente si chiamano ora, hanno una spocchia che ai miei tempi non avevano.

    • fab ha detto:

      Diemme, credo che non conosca molto l’ambiente scolastico e nemmeno i bidelli (a parte forse qualcuno in particolare)

      • Diemme ha detto:

        Forse ha ragione Fab, non conosco l’ambiente scolastico, anche se mia figlia mi racconta io sto con le orecchie chiuse, anche se faccio la rappresentante di classe entro ogni volta a scuola e nel consiglio con occhi e orecchie chiuse, anche quando scambio e-mail con il preside relativamente ai problemi che si incontrano, scrivo senza leggere le risposte, o forse il preside spara cazzate perché la scuola non la conosce neanche lui: dei bidelli, poi, non ne parliamo: elementari, medie e superiori, abbiamo conosciuto solo eccezioni alla “sua” regola.

  3. fab ha detto:

    Federico, credo che quello che si riconoscerebbe da un’attenta analisi del dna degli insegnanti, senza dubbio sarebbe il coraggio e la forza d’animo nel cercare di far funzionare le rotelle a masse di marmocchi a volte molto intelligenti, altre volte credono solo di esserlo, molto spesso ineducati e viziati, oltrechè pretenziosi ed arroganti.

  4. unpodimondo ha detto:

    Mah, discriminare sull’uso o meno del computerino come indice di progresso o intelligenza non mi sembra un granchè valido… Da informatico conosco dei nerd tutti linux e computer che nella vita non valgono un piffero e persone che lavorano con scartoffie che invece hanno i fiocchi e i controfiocchi! In tutta la carriera scolastica di mia figlia l’unico prof che teneva i voti sul pc era, alcuni anni fa, quello di educazione fisica… per capirsi quello che finì su tutti i media italiani perchè su youtube apparve un video in cui si preparava una canna in una classe…

    • Diemme ha detto:

      @unpodimondo: su questo concordo perfettamente, ma forse non era questo lo spirito con cui paperi l’ha scritto.

      • unpodimondo ha detto:

        Diciamo che se in trenta anni la scuola è peggiorata la colpa non credo che sia ne’ degli insegnanti e nemmeno dei bidelli… La colpa è tutta nel ministero, nei tagli figli di decenni di liberismo che ha calpestato tutti i beni comuni… compresa la scuola!
        Tutto sommato a mia figlia, con le scuole, non è andata malissimo… però se avesse avuto qualche prof di quelli che avevo io 30 anni fa forse non sarebbe stata una cosa negativa…

      • Diemme ha detto:

        @unpodimondo: non è né dei docenti né dei bidelli, ma spesso di chi hanno fatto diventare insegnante e bidello. Senza contare le normative, oggi la scuola è una fabbrica di somari, pare che si debba mandare tutti avanti perché sì, e gli studenti escono persino dal liceo classico che fanno ancora errori di ortografia. Per gli insegnanti bravi poi questo è frustrante, una mia amica, insegnante di latino e greco, costretta a promuovere un ragazzo che aveve tre in entrambe le materie, non ne poteva la vita.

        Ciò premesso, anche mia figlia è stata molto fortunata per la scuola, salvo un paio di eccezioni e anzi, credo che il suo liceo sia stato di gran lunga migliore del mio.

  5. silykot ha detto:

    Credo che, come in ogni cosa, anche su prof e collaboratori scolastici non si possa generalizzare.
    Aggiungerei un’altra differenza rispetto a 20-30 anni fa, e cioè che gli allievi sono tutti provvisti di cellulare e che, a differenza dei prof col computer, lo usano per farci qualunque cosa.
    Per il resto mi è piaciuto il post, mi ha fatto ripensare con nostalgia ai miei anni del liceo, all’atmosfera che si respirava in quell’edificio con l’austero busto di Alfieri nell’atrio…..

    P.S. Posso approvare a pieni voti lo stralcio leopardiano?🙂

  6. fab ha detto:

    Diemme, sì, sono una persona fortunata: i bidelli, oggi collaboratori scolastici, che conosco io sono persone molto attente, generose, Attivi e collaborativi, al punto di portarsi da casa perfino i prodotti per pulire, visto che con i badget scolastici, questi non arrivano nemmeno alla fine di dicembre. La scuola si vive e si conosce solo se si è in “campo”… Sono stata assistente amministrativo, sono stata assistente tecnico, assistente materiale ed anche collaboratore scolastico. Ma sono stata anche supplente di tecnica bancaria, oltrechè alunna, ai tempi, e madre..Di persone spocchiose ne ho conosciute tante, raramente in una scuola.
    Ad maiora!

    • Diemme ha detto:

      Mi fa piacere che sia una persona fortunata, e di tutto il suo curriculum assitenziale. Il mio è un po’ più lungo, ma non vorrei che poi dicesse che l’unico luogo in cui ha trovato una persona spocchiosa sia proprio questo blog (oltre che il mio, ovviamente, qualora ci capitasse 😀 ).

  7. arielisolabella ha detto:

    ahhh che nostagia papero….tutto cambia ma noi umani restiamo tali…alla fine cmq e nonostante tutto questo mi consola un po’ …. 🙂

  8. Lilla ... ha detto:

    Sono stata fortunata?? Ho incontrato le eccezioni che confermano le regole?? Forse è così … Però, ancora ricordo con piacere e affetto la bidella di piano (santa donna!!) alle scuole superiori e la maggior parte degli insegnanti (scuole medie comprese) …
    Credo che, essendo la scuola rappresentata da persone … Ci sia il ‘bello’ e il ‘brutto’ come in tutte le realtà dove si incontrano più ‘entità fisiche’!!
    In fondo, fare l’insegnante è un po’ come fare il genitore: “nessuno nasce imparato” … E i figli, a volte si desiderano … A volte, semplicemente, capitano! …🙂
    Riguardo alle strutture beh … Sicuramente saranno pure ‘stagionate’ (a volte anche fatiscenti) ma … Per quel che posso dire riguardo ai “miei tempi”, noi ragazzi abbiamo contribuito a renderle tali (anche se non ho mai partecipato attivamente al loro degrado … Ho assistito ad atti di puro vandalismo del tutto gratuito!!) …
    Ps: ma come si chiamano oggi i bidelli??? (e non rispondere: ‘Mario’, ‘Lucia’, ‘Giuseppe’, etc!!!! :-))
    Pps: che “c’hai da dì” sui PC Eee??? ;-P

  9. Adriana ha detto:

    Solo una nota sul computer. A prescindere che lo strumento di archiviazione voti non migliora né peggiora né gli alunni né gli insegnanti, personalmente lo prenderò in considerazione come registro complementare o alternativo quando mi sarà fornito cioè regalato dalla mia scuola o dal ministro.
    Per inciso: le penne per correggere ce le paghiamo sempre; quando facciamo un corso di aggiornamento, nel comune di residenza o altrove, non ci viene pagato neppure il biglietto del mezzo di trasporto, figuriamoci, e neppure regalato un quadernetto per gli appunti, meno che mai riceviamo un simbolico sostegno per il cibo sotto forma di modesto ticket da 5 eu. Inoltre: non c’è il minimo di sconto su libri di saggistica inerenti la materia di insegnamento, a meno che non siano di qualche casa editrice anche scolasitca, e anche in questo caso non basta acquistare in una libreria qualunque ma bisogna appellarsi al rappresentante, per non parlare dei libri di narrativa o di poesia, che sarebbero anche strumenti di lavoro.

    Piuttosto: con tutta la penuria di gesso, di carte geografiche e di carta igienica che c’è in tutte dico tutte le scuole, in compenso l’elettronica venduta alle scuole “tira” eccome: una lavagna LIM, che funziona da grande schermo di computer costa al comparto dell’istruzione, mi dicono, 15 mila eu. Evviva!! Quanti mini-computer come registro sono acquistabili con tale somma, ammesso che siano la priorità nel settore educativo??

    • Diemme ha detto:

      Oops, ero convinta di avere risposto ad Adriana, e invece non vedo il commento: sarà andato in moderazione, oppure sarà rimasto appeso al pc (facile, vengo spesso interrotta e forse non ho voluto inviare senza rileggere, così alla fine non ho inviato più).

      Dunque, dicevo che sono perfettamente d’accordo con Adriana, conosco i problemi del corpo insegnante, e tante incoerenze nella gestione delle (scarse) risorse economiche.

      Per quanto riguarda il vecchio registro, vi dirò però che non mi piacerebbe vederlo sostituito dai palmari: e poi, considerando quanto spesso si perdono i dati, poveri studenti a dover ripetere interrogazioni già fatte (e poveri insegnanti, anche per loro sarebbe doppio lavoro!).

  10. mizaar ha detto:

    fede, generalizzando si corre il rischio di non centrare l’obiettivo – capita… che la scuola pubblica, intesa come edifici, sia alle pezze è un dato di fatto. gli edifici scolastici sono di proprietà dei comuni che ne curano l’ordinaria e la straordinaria manutenzione – o almeno dovrebbero. capita, però, che il comune faccia una kermesse estiva di tre mesi per il divertimento della popolazione tutta, con canti, balli e cotillons – come è capitato qui – a discapito dei fondi per la scuola. sicchè spesso in classe ci ritroviamo con sedie per bambini delle elementari accostate a banchi per alunni di terza media… non ci formalizziamo, l’importante è averceli, i banchi. l’edificio dove insegno è vetusto, ma con laboratori di informatica – tre – laboratorio linguistico, laboratorio di tecnologia, di arte, sostegno, musica, palestra, lim in alcune classi… i computer, nuovissimi sei anni fa, ora, dopo il passaggio di due generazioni di alunni, sono inservibili. la colpa non è certo degli alunni se sono diventati obsoleti, ma non si possono cambiare perchè i fondi che hanno permesso l’acquisto dei media adesso non esistono più e nessuno è disposto a finanzairci – però in compenso abbiamo acquisito i pc dismessi dell’agenzia delle entrate! previa presentazione di domanda e progetto; quelli delle entrate non possono lavorare su computer di schifo – una sola persona per strumento – noi sì -con classi intere che si ” accaniscono ” sulla stessa macchina. certo non tutte le scuole sono così, c’è di peggio, ma c’è anche di molto meglio. le scuole superiori professionali – come l’alberghiero, per esempio – veicolano una quantità impressionante di quattrini, gestiti bene o male, dipende dalle persone. come in tutte le situazioni c’è gente che fa il proprio lavoro con passione e interesse e gente che vorrebbe essere da tutt’altra parte, piuttosto che lì; gente che ama aggiornarsi, per quanto gli aggiornamenti, come ha ricordato adriana, sono una carissima – nel senso del pecunio – voce spesa del bilancio dei prof. per anni ho chiesto al mio dirigente di pagarmi solo l’iscrizione ad un corso di aggiornamento, a livello internazionale, che si tiene a rimini nei primi giorni di novembre. non è stato mai possibile e, a questo punto, anche per me è impossibile aggiornarmi – per quanto questo ” imparare ” potrebbe costituire una risorsa per tutta la scuola. vista dal di dentro, ora più che mai, ho l’impressione che si regga tutto sulla buona volontà e la responsabilità dei singoli, ripeto ora più che mai. l’impressione, negativa, che tu hai ricevuto al colloquio con il prof che, sicuramente, aveva qualche difficoltà a focalizzare la sua alunna, tua figlia, la percepisco anch’io quando faccio la mamma. nella scuola superiore; alcuni perdono di vista il fine ultimo dell’insegnate educatore: per educare devi entrare in empatia con i discenti, conoscere la loro storia, i bisogni, le qualità, i difetti. nella scuola di trent’anni fa era possibile farlo perchè l’offerta formativa non comprendeva tremila materie e i docenti erano quelli, dall’inzio del primo anno fino alla fine del quinto. adesso, con il precaritao che c’è in giro, con i docenti che hanno cattedre frammentate – mio figlio l’anno passato ha avuto la bellezza di dodici insegnati che si avvicendavano a ritmo di cinque o sei nella stessa giornata! – vattelapesca se ricordano i loro, di nomi, invece che quelli degli alunni. il computer per appuntare i voti, puoi averlo oppure no, non è quello che fa la differenza tra te e un altro docente. lo scarto è costituito dalla differenza naturale e umana che ognuno di noi ha come proprio bagaglio e che porta dietro nel mondo. questa scuola è senz’altro meglio di quella che noi abbiamo fatto nella notte dei tempi, ma il potenziale per renderla una scuola perfetta non è stato sfruttato pienamente e non potrà più esserlo, sicuramente, per tutto quello che ho detto finora
    ot fab mi ha segnalato il tuo post con una email. apposta apposta!😀 ha fatto bene – grazie fab! io sono stata latitante per qualche giorno, indovina perchè? impegni a scuola!!😀

  11. mizaar ha detto:

    una testata perfetta!😀

  12. kalissa2010 ha detto:

    Se fossimo su FB metterei un “mi piace” sotto il commento di “Fab” di “unpodimondo” e di “mizaar” che ha scritto prima di me (e sicuramente anche in maniera più estesa e dettagliata ) quanto avrei voluto scrivere anch’ io .
    Aggiungo solo che anche “alcuni” ragazzi mi sembrano un po’ cambiati rispetto a 25 [nel mio caso ;-)] anni fa e non mi riferisco solo alla tecnologia, ma al rispetto verso gli insegnanti, verso la “scuola” e, soprattutto, verso se stessi e questo, perdonatemi, molto spesso non è colpa loro, ma di chi avrebbe dovuto provvedere alla loro “educazione” nel senso più esteso del termine.

    • mizaar ha detto:

      già, i ragazzi. specchio del nostro essere inermi e indifferenti. però se sai ” trattare ” con loro, ascoltare le loro istanze, non sono proprio malaccio!😀

      • kalissa2010 ha detto:

        Io sono fermamente convinta che i ragazzi siano anche il risultato dell’operato di chi dovrebbe “educarli” (ascoltarli, seguirli, “regolarli”…) a casa, prima che a scuola.
        Per fortuna esistono insegnanti appassionati e capaci, che riescono a trattare anche con i ragazzi più problematici ed a lasciare un segno positivo ed indelebile in tutti.

      • mizaar ha detto:

        l’educazione fondamentale è quella di casa, si sa. in mancanza di quella bisogna arrangiarsi e lavorare, lavorare, lavorare!😀

  13. paperi si nasce ha detto:

    Sono stato in vacanza trascurando il blog (ma tanto lo trascuro anche quando non sono in vacanza) e al ritorno ho trovato una ricca serie di commenti e un ampio dibattito a seguito di questo mio post.
    Li ho letti, e sono rimasto un pochino stupito. Ho riletto il mio post, allora. E quindi ho letto ancora i commenti. Forse ho capito un po’ meglio, e posso inserirmi anche io nel dibattito.

    Prima di tutto, però, dovete permettermi di fare due doverose precisazioni.

    LA PRIMA è che il mio post era sostanzialmente incentrato su una sensazione, che è quella che provo quando entro in una scuola e vi ritrovo un ambiente così poco diverso da quello che c’era ai miei tempi. Volevo raccontare un déjà vu, come dice anche il titolo. Il concetto è che se entro in un supermercato, lo trovo infinitamente diverso da quello di trent’anni fa. Se entro in un’automobile, non ne parliamo. Il cinema è (quasi sempre) una cosa differente. Anche il salotto o la cucina di casa mia sono un’altra cosa. La Scuola, come poche altre cose (mi viene in mente la Chiesa, e forse non a caso è così), mi appare immutata. E non è detto che sia un male, anzi…
    Insomma, nelle intenzioni il mio post considerava l’aspetto “nostalgico” e “romantico” della cosa, e non ci voleva essere né una critica né un atto d’accusa verso nessuna istituzione e nessuna categoria.

    LA SECONDA è che io non potrei mai e non riuscirei mai a esprimere delle critiche (men che meno generalizzate) nei confronti del mondo della Scuola. Per un semplice motivo: io nella Scuola ci sono – letteralmente – nato e cresciuto.
    Mio padre fu attivo promotore dell’istituzione di una scuola superiore (un Istituto Magistrale) nel paesino dove abitava e dove poi avrei vissuto anche io la mia infanzia, e ne fu Segretario (anche questa denominazione non si usa più, non so come si dica ora) dalla fondazione fino alla sua morte.
    Mia mamma è stata anche lei segretaria, nella scuola media dello stesso paese, dal dopoguerra fino al suo ritiro in pensione, quarant’anni dopo.
    Io ho trascorso molte ore della mia infanzia fra queste due segreterie, coccolato da bidelli e professori delle due scuole. E ho fra i ricordi più vividi di quegli anni il lavoro che i miei genitori si portavano a casa, il rumore di ferraglia della calcolatrice “Olivetti Divisumma” con cui facevano i conti e le quadrature, e le mitiche “Tabelle”, foglioni grandi come il tavolo da pranzo su cui ogni mese dovevano riportare tutti i numeri che poi permettevano di calcolare lo stipendio mensile degli insegnanti… (mamma, a proposito, lo sai che hanno inventato Excel? Lo sai che quello che facevi tu in almeno tre giorni pieni – se tutto andava bene e non c’era qualche moltiplicazione o somma sbagliata o qualche coefficiente scorretto – oggi lo fa un computer in cinque minuti?)
    A questo si aggiunge che mio zio fu professore di lettere e poi preside, e suo figlio (un fratello maggiore per me, figlio unico) professore di lettere a sua volta, e la di lui moglie maestra alle elementari… Insomma, non avevo via di scampo…

    • mizaar ha detto:

      quante cose stiamo imparando sulla vita del papero!!😀
      in effetti ci siamo ” accaniti ” sul tuo post come se tu avessi voluto fare il genitore criticone – ce ne sono, eccome! ma ognuno di noi ha potuto esprimere il proprio punto di vista sulla base di quelle esperienze che sempre si mettono in conto sia come docenti e anche come discenti – e genitori dei discenti. abbiamo parlato ed è stato un bene. solo veicolando e condividendo storie diverse possiamo capire – non per niente siamo in questo mondo “surreale” da così tanto tempo!😀 i segretari si chiamo dsga, che non è l’acronimo di disgraziata, bensì direttore dei servizi generali e amministrativi – pensa un po’!😀

      • paperi si nasce ha detto:

        Grazie per la dritta… A pensarci bene, se da bambino alla domanda “che fanno i tuoi genitori?” avessi dovuto rispondere “Sono dsga!”, la mia vita sarebbe stata diversa… Meglio o peggio non so, ma diversa!😀

      • mizaar ha detto:

        sicuramente! e pensa che noi abbiamo davvero una dsga, di nome e di fatto. una perfetta imbranata!😦

  14. paperi si nasce ha detto:

    OK, fatte queste premesse, mi inserisco nel dibattito, o almeno ci provo.

    Vado a caso. Parliamo di computer. Io credo che il computer messo a disposizione degli studenti sia una cosa utile. Alcuni ausili come le tanto celebrate lavagne elettroniche sono utili, ma non indispensabili (a proposito, nel mio ufficio abbiamo comprato una specie di lavagna di questo tipo, spendendo 2500 euro… Se ci aggiungo un proiettore e un PC di quelli buoni arrivo a 3500… Da dove arrivano i 15000 euro che segnala Adriana?).
    Il computer in dotazione ai professori per la gestione informatizzata del registro è una cosa che fa figo, ma è largamente inutile (ancora una volta, la mia osservazione sull’uso del PC da parte dei prof di mia figlia non era una critica… Lungi da me pensare che una prof di Latino e Greco che sappia destreggiarsi con Windows sia migliore – in quanto insegnante – di quella che non sa cosa significhi “Risorse del computer”…). Nella succitata scuola di mia figlia ci si vanta della possibilità di avere accesso ai voti e alle assenze via internet, gli studenti marcano l’ingresso con badge personali, ma il rapporto costo-benefici di questa operazione secondo me è assolutamente perdente, se si considera che poi si deve rinunciare a altri e ben più importanti sussidi, fra i quali per esempio l’aggiornamento e la formazione che puntualmente sottolineava Virginia.

    Il problema della scuola non è nell’informatizzazione o in tutto quello che è modernizzazione, vera o presunta. Se proprio devo ricercare un problema, o uno dei problemi, lo trovo forse nel fatto che in Italia non si investe abbastanza (o non si investe più, o non si investe bene) nella formazione delle persone e nella cultura, né nella formazione e nella selezione di chi deve a sua volta formare le persone.
    E’ paradossale che questo avvenga in un Paese che è una culla della cultura occidentale, ma è così.

    Non si può negare, però, che gran parte di questa mancanza di fondi derivi dalla esistenza di sprechi notevolissimi. Ma questo non è peculiare della scuola, anche la sanità o la difesa costituiscono significativi esempi di questo andazzo.
    Una struttura talvolta clientelare, un carrozzone difficile da gestire per l’assenza di oggettivi e indiscutibili meccanismi di riconoscimento, di carriera, e di disciplina, tutto questo ha contribuito a fare la rovina della scuola così come degli ospedali e delle caserme italiane, dove la parola d’ordine è spesso “vivi e lascia vivere”.
    I nostri insegnanti sono pagati poco e trattati male, questo è verissimo. Ma è anche vero che l’insegnante “inadeguato” prende gli stessi soldi di quello che si impegna e che “insegna” veramente qualcosa ai nostri figli. E non c’è verso di distinguere fra i due, se non in casi estremi e clamorosi.
    Detto questo, io sono convinto che nella scuola ci sia una grandissima maggioranza di persone che danno l’anima per svolgere a fondo la missione che sono chiamati a svolgere, indipendentemente o a dispetto dei vincoli di budget, delle normative spesso folli, delle palesi ingiustizie.
    Io sono convinto (credo di averlo detto più volte nei miei commenti) che la professione dell’insegnante non sia cosa per tutti, perché richiede una vera e propria vocazione. D’altra parte è un compito estremamente delicato, perché un cattivo insegnante fa una quantità di danni che è troppo spesso sottovalutata, e quindi bisognerebbe dedicare molta attenzione alla selezione e alla valutazione della classe docente.

    In ogni caso, io sono comunque complessivamente ottimista.
    Se guardo alla qualità dell’insegnamento che hanno ricevuto le mie figlie nel loro corso di studi finora, penso che sia estremamente elevata. Ci sono delle cime assolute, e altre persone che lo sono un po’ (o parecchio) meno. Qualcosa di meglio avrebbe potuto essere fatta, ma credo che il livello finale sia davvero buono.

    • Gigi ha detto:

      Io sono invece pessimista.
      Sono un ingegnere diplomato con il massimo dei voti e laureatosi bene.
      Ero un gran secchione a scuola.
      Poi ho capito che il 70% di quello che ti insegnano a scuola non serve oppure e` falso oppure e` molto discutibile. L` 80% di quello che so ora lo so perche` mi sono informato da solo tramite internet.
      A scuola si studiano molte cose inutili: latino, che non serve a una cippa, la storia viene insegnata come nozinismo e come letteratura italiana ti insegnano Dante e Manzoni che sono delle vere e proprie cafonate senza alcun valore artistico (secondo me).
      Come va il mondo lo impari dopo, non a scuola.

      Gigi

      • mizaar ha detto:

        scusami se ti rispondo, gigi, come insegnate e come persona che crede ancora nel valore della cultura. non è possibile disdegnare tutto ciò che serve al ragionamento, alla riflessione. apparentemente il latino non serve a nulla, ma chi conosce il latino, ha buona attitudine alla matematica e sa scrivere meglio in italiano. dante e manzoni possono sembrare superati, ma se non ci fossero stati non avremmo avuto una letteratura importante come la nostra. mi rammarico profondamente tutte le volte che non so come procedere con i logaritmi – perchè a scuola ha sempre pensato di non essere capace in matematica, chè nessuno si è impegnato a farmela comprendere – mi spiace il non sapere il greco e di non poter leggere correntemente in inglese o in tedesco o in arabo, o qualsiasi altra lingua e sapere del mondo. anch’io ho imparato tanto leggendo per conto mio – non da internet preferisco mezzi più ” tradizionali “, ma a scuola ho avuto insegnanti che mi hanno acceso la ” scintilla ” del voler sapere. cerco di fare la stessa cosa con i miei ragazzi, a scuola!

      • Gigi ha detto:

        Risposta a Mizaar
        (non so perche` ma non viene il link risposta a Mizaar).

        1) anche io credo nel valore della cultura
        2) non esiste nessun motivo per credere che essere bravi in latino aiuti a essere bravi in matematica. Prova a pensarci. E` una leggenda urbana senza fondamento, temo sia inconsapevolmente messa fuori proprio dalle insegnanti di italiano/latino per giustificare il loro stipendio
        3) non credo che Goethe e Dostoevsky (o pasolini o altri) non sarebbero esistiti senza Manzoni e Dante. Non c` e` alcuna connessione
        4) e` importante il saper pensare criticamente. Spero di non sembrare un po` troppo aperto nel dire che proprio tu, un insegnante, mi sembri riciclare luoghi comuni che girano a scuola senza aggiungere delle riflessioni tue personali. Sara` un caso?
        Spero di non sembrare troppo franco.

        Gigi

      • paperi si nasce ha detto:

        Gigi, un giorno di questi ce lo spiegherai – a noi tutti – il tuo modello di società…
        Perché sennò si corre il rischio che tu appaia come un insopportabile bastian contrario… (giusto perché questo è un blog educato dove generalmente non usiamo parolacce…🙂 ). O magari è proprio quello che vuoi?

      • Gigi ha detto:

        Caro Papero,
        non sono un bastian contrario e non ho nessun modello di societa` da proporre. Mi dispiace.
        Solo sono franco nelle mie opinioni e dico quello che vedo.
        La scuola fornisce nozioni, ma fornisce anche indottrinamento.
        Nella vita vince chi sa pensare con la propria testa, la scuola spesso ti insegna il contrario: a ripetere come un papagallo le nozioni che l` insegnante cala dall` alto.
        Alcuni tra i maggiori imprenditori del Veneto non solo non sono andati all` Universita`, ma sono stati anche dei completi ignoranti a scuola e non sanno nemmeno parlare come si deve.
        Pero` hanno aperto e costruito imprese che dominano.
        Gli insegnanti invece non hanno fatto altro che ripetere la filastrocca per 30 anni a fila, come possono capire cosa vuol dire essere un imprenditore/ingegnere/avvocato, etc.?
        Non e` essere bastian contrari, e` quello che ciascuno di noi vede con i propri occhi, basta aprirli.

        Saluti,
        Gigi

      • paperi si nasce ha detto:

        Secondo me tu hai trovato sempre e soltanto dei cattivi insegnanti e professori… Mi dispiace…

      • Adriana ha detto:

        D’accordo sulle strutture da rinnovare, quanto meno; ma “il numero accettabile di ore” che si dedica al lavoro lo si dedica a casa, a correggere e a studiare. Se i compiti di classificazione arrivano corretti e commentati – come arrivano- vuol dire che in qualche luogo il lavoro lo abbiano fatto; se ogni tanto impostiamo un argomento noto, non solo a noi, in altra maniera, vuol dire che in qualche luogo qualche libro lo abbiamo aperto. O no?
        E allora: che importa se tutto ciò lo facciamo o no a scuola? Non credo che la qualificazione consista nello stare più ore sul luogo di lavoro, se il sommerso- necessario, di cui ho fatto qualche esempio questo sì qualificante, lo facciamo comunque.

        Potrò o no scegliermi il luogo in cui fare il sommerso-necessario la cui consistenza è evidente, a patto che la si sappia vedere senza ideologismi ( pile di compiti corretti, libri che invito a leggere e presento e di cui fornisco linee, qualche dico qualche discorso magari non trito e ritrito)? Potrò scegliere se dedicarmi al sommerso-necessario in una biblioteca pubblica, in un bar, in cucina, su un tavolo, una scrivania, accanto a un telefono, in ciabatte, in vestaglia? In treno? sul terrazzo? accanto al gatto? circondata da silenzio o da musica? In luce? In ombra? In pace? A qualunque ora del giorno e della notte io possa e voglia e decida.

        Potrò decidere o no una mia personale tabella di marcia indipendentemente dagli orari, che comunque dovrebbero esistere, per quanto elastici, di apertura e chiusura di un edificio pubblico?

        Anche questa si chiama libertà e, prima di tutto, rispetto dei tempi e dei modi del lavoratore.

        Vogliamo quantificare in ore? Accettabili? Non tante meno di un osannato spesso invidiato supermanager. Accettabili sarebbero se diminuissero le ore di sommerso a parità di stipendio.

        Accettabili? Ohibò. 120 alunni di scuola superiore, tre classi di italiano, una di latino, storia e geografia. Compiti in classe: tre a quadrimestre ogni classe, più interrogazioni anche scritte – altri fogli da correggere- nelle materie già con scritto obbligatori e nelle altre per aggiungere voti all’orale vero.
        Quante ore si credono accettabili, a casa o altrove, per correggere lavori di triennio lunghi e diversificati come temi, analisi di testo, saggio breve, interrogazioni scritte tipo terza prova di maturità, compiti di grammatica?
        Questo per limitarmi all’italiano, più laborioso nell’ideazione e nella correzione, come anche nella produzione degli studenti man mano che si procede dalla prima alla quinta, come giustamente deve essere..E, a proposito, con classi ormai di 25-30, secondo l’ultima riforma. Quante decine di ore crediamo che si passi a correggere anche solo i tre lavori di italiano per ciascuna delle tre classi? Più il latino, altri tre compiti per classe a quadrimestre. Il tutto moltilicato due, dato che i quadrimestri sono due. Più i compitini aggiuntivi, a scelta libera, che personalmente faccio sempre.

        Più qualche composizione a casa, per gli studenti bisognosi di esercizio scritto.
        Se devo stare tutto questo tempo a scuola, magari anche in un edificio confortevolissimo, io personalmente muoio. Più il tempo dello studio, naturalmente: non tutto quello e come si vorrebbe, ma lo si fa come si può. Altro tempo.

        Ecco il ragionevole numero di ore “non dentro l’edificio scolastico”. IRRAGIONEVOLE numero di ore, correggo. Ops, dimenticavo: le relazioni finali; le liste di voti da scriversi per legge tre o quattro volte nel medesimo registrp , questo per ciascuna classe due volte l’anno; i verbali delle riunioni ordinarie per classe, due o tre per ciascuna classe ogni quadrimestre, se ci sono superiori organizzati e comprensivi; le schede una per ciascun alunno (siamo sui 100-120 alunni ciascuno, e per certe materie molti di più). Queste ORE, ragionevoli o no, ma previst dalla burocrazia e dagli adempimenti le passiamo a scuola; più quelle, e sono tante, che si impiegano a impacchettare tutti i compiti del quadrimestre.

        AMO tuttora questo mestiere sempre più esposto a denigrazione, incompresione, contenzioso, ma anche per questo non desidero chiudermi nell’edificio scolastico, anche bellissimo, più di quanto ci stia già. Il lavoro, questo lavoro, e la cultura, a cui ancora qualche illuso come me vorrebbe pensare e a cui la scuola può essere un tramite, sono fatti ANCHE di spazi aperti e non solo in metafora.
        Mi sento e sono al servizio degli studenti e proprio per questo non posso non devo non voglio incatenarmni all’edificio scuola, nemmeno fosse progettato da Frank Ghery (non son sicura della grafia).
        Forse ho resa l’idea del “ragionevole numero di ore” che dedico al lavoro fuori dall’edificio canonico.
        E forse ho resa l’dea di essere seccata da quella che considero una battuta di spirito un poco mal riuscita.

      • gigi ha detto:

        Caro Papero,
        quando eri a scuola di hanno insegnato approfonditamente che gli USA (con l` Italia che appoggiava, sono andati a massacrare centinaia di migliaia in Cambogia e Vietnam?
        Ti hanno ben spiegato che Giulio Cesare era un criminale genocida che ha ammazzato migliaia solo per la sua sete di potere?
        Se non te lo hanno insegnato approfonditamente hai trovato dei prof cattivi quanto i miei.
        Mi dispiace.
        Io poi mi sono svegliato, se credi, svegliati anche tu.

        Gigi

  15. paperi si nasce ha detto:

    Sempre andando a caso, riguardo i ragazzi… Può darsi che oggi il livello medio di educazione e di rispetto sia un po’ più basso rispetto al passato. Sicuramente il rispetto è basso, dal momento che questa società ci ha abituati a considerare l’insegnante (o il non docente) nella categoria degli sfigati incapaci di procurarsi il loro posto in società in altro e più redditizio modo, mentre gli “idoli” sono altri, i furbi.
    La mancanza di cultura genera una mancanza di rispetto.

    A monte di questo c’è spesso (ha ragione Kalispera) una ancora più profonda diseducazione dei genitori che non hanno rispetto per i valori della scuola. Ho più volte potuto ascoltare “colleghi” genitori lamentarsi di presunti soprusi che i loro cuccioli avrebbero subito da parte dei professori, di eccessi di severità, di discriminazioni, e cose del genere…
    Mia mamma, trent’anni fa, non mi avrebbe MAI dato ragione dando di converso torto a un professore… MAI, per principio e a prescindere… Era sbagliato? Non so, ma non credo.

    In questo contesto ci sono però anche i professori, alcuni professori, che abdicano al loro ruolo di educatori per rassegnazione o per stanchezza. E questo non contribuisce a migliorare il livello…

    • Gigi ha detto:

      questa società ci ha abituati a considerare l’insegnante (o il non docente) nella categoria degli sfigati incapaci di procurarsi il loro posto in società in altro e più redditizio modo, mentre gli “idoli” sono altri, i furbi.
      -> Il che e` molto spesso vero e il nocciolo della questione.

      Gigi

    • mizaar ha detto:

      la mancanza di cultura genera mostri ed è la storia che ce lo insegna, altrochè!

      • Gigi ha detto:

        Storicamente, e` piu` la cultura che spesso, quando male interpretata e male usata, genera mostri.
        Lenin, Stalin, JFK, Hitler e Mussolini erano tutte persone venerate e asservite da professori e dottori.

        Gigi

  16. paperi si nasce ha detto:

    Ancora, riguardo il dna dei professori. Fab, non voleva esserci offesa in quello che ho scritto, ma rileggendo il mio passaggio mi sono reso conto che dava adito a interpretazioni negative. Era una osservazione (scherzosa) del fatto, di cui sono fermamente convinto, che bastino alcuni minuti di osservazione e di ascolto di un docente per capire con buona approssimazione che svolge quella professione…
    Che poi nel dna dei docenti ci siano anche tutte le cose che elencavi tu, non posso che essere d’accordo. Però quelle cose, in generale la voglia e la forza di svolgere bene il proprio compito, ci sono e ci devono essere nel modo di fare di ogni professionista, a prescindere.

    Infine, dico una parola sull’argomento “spocchia” (parola che ha un suono sgradevolissimo, detto per inciso).
    L’atteggiamento spocchioso lo troviamo talvolta – o crediamo di trovarlo – in lavoratori che operano a contatto con il pubblico… Possono essere il bidello, così come può essere l’impiegato delle poste o dell’asl, il ragazzo del call center, il negoziante, il poliziotto, il medico, l’infermiere, l’autista dell’autobus…
    E’ una caratteristica umana, non legata a un mestiere. Ci sono persone spocchiose oggi, come ce n’erano trent’anni fa.

    L’unica categoria in cui non c’è spazio per persone spocchiose è, ovviamente, quella dei lettori e commentatori di questo blog. Per statuto!

  17. 'povna ha detto:

    Capito qui passando da Galatea e, da insegnante, mi ci fiondo.
    Il dibattito è vecchio, e dunque so di non potermi soffermare troppo. Ma volevo dire che condivido molto lo spirito del post che mi pare di aver capito. La scuola è un deja-vu e, parliamoci chiaro, non a livello emotivo, ma molto infrastrutturale, questo è male. Perché significa che nessuno in 30 anni ha investito in edifici in cui la popolazione tutta manda i suoi giovani cuccioli per un considerevole numero di ore all’anno per molti anni. E attenzione, sembra una scemenza, ma qualsiasi riforma scolastica seria passa dalle infrastrutture. Se ci fossero infrastrutture si potrebbero fare orari diversi, ci sarebbero spazi per aria e sport veri, i ragazzi sarebbero più motivati, ci sarebbe spazio per ospitare risorse e si potrebbe chiedere, last but not least, agli insegnanti di fare quello che fanno ovunque altrove nel mondo, e cioè stare a scuola un numero accettabile di ore. Da noi in Italia un patto (scellerato) scelse, anni fa, il “mezzo stipendio/mezzo servizio”. E il risultato è che almeno la metà del corpo docente (che non sa trovarsi a suo agio di fronte a un computer, che fa ancora doppio click sui link internet, che pensa che i virus siano entità astrali che arrivano al computer dal freddo, e potrei andare avanti ore e ore) è lì, a educare i cuccioli di uomo del regno, perché non aveva che altro fare.
    Lo dico da interna, consapevole che ci sono anche persone che questo lavoro lo amano (e lo sanno fare, il che non guasta). Una metà circa, appunto. Molto, troppo poco.

    • paperi si nasce ha detto:

      Povna, recupero ora questo tuo commento dallo spam dove era stato inspiegabilmente messo da wordpress, e ti do il benvenuto.
      Lo spirito iniziale del post era una specie di amarcord, ma poi è evoluto in una discussione sulla scuola. E’ un temone di quelli che fan tremare le vene ai polsi, e non basterebbero certo queste righe a identificare la diagnosi dei mali o la soluzione dei problemi.
      Tuttavia penso che tutti gli interventi, e il tuo sicuramente fra questi, abbiano dato degli spunti di riflessione e provocato dei pensieri. Meglio di così…

    • Diemme ha detto:

      @’povna: ehm che c’è di sbagliato a fare doppio click sui link internet? 😯

  18. Diemme ha detto:

    Comunque quello che ha detto Paperi è verissimo, se noi entriamo in qualsiasi altra struttura, che sia un supermercato, una banca o un dentista, l’ambiente non somiglia assolutamente a quello di cinquant’anni fa, mentre la scuola è pressoché identica, e questo a prescindere dai contenuti.

  19. 'povna ha detto:

    ps. @Adriana: mi dispiace l’irritazione, ma la mia non è una battuta, ma una constatazione che deriva dall’aver sperimentato altri modi, esteri e anche molto diversi tra loro ma accomunati da una richiesta di presenza assai più stringente, di fare scuola (segnatamente: UK, USA, Francia e Germania).
    Io penso che il tempo a scuola, tempo in cui si deve essere a disposizione degli alunni anche al di là delle ore di lezione, debba essere altro. E che ci debbano essere luoghi attrezzati per trascorrere questo tempo al di là di quello ovvio che si passa a casa per studiare e formarsi.
    Non penso sia troppo, e penso che accettabile voglia dire questo. E per dieci persone che fanno a casa le cose ovvie (la preparazione e correzione dei temi e dei compiti, ci mancherebbe, lo studio, la revisione, gli scritti che si devono presentare, e meno male – a proposito, io ho classi di più di 30 persone; per me i temi sono 6 a quadrimestre, tempo di correzione medio per alunno circa 3 ore, quando va bene, più ovviamente le altre 4 verifiche valide per esercitare alla terza prova e i 4 voti orali -; le relazioni, i compiti a casa, le presentazioni, le cose in più e quant’altro), ce ne sono altre dieci che, all’interno della funzione docente trovano il loro riposo.
    Detto questo, lo ripeto, la verità è che penso che gli alunni debbano poterci trovare a scuola, e quindi penso che la scuola possa e debba tornare uno spazio in cui educazione non coincide con stare in classe.
    Ma sarò io utopista. E con me i colleghi inglesi, tedeschi, statunitensi, francesi.

    • Adriana ha detto:

      Capisco il ragionamento, dopo la precisazione su tempo dell’educazione non coincidente con quello dello stare in classe.
      Ma…anche per la formazione-educazione i poveri studenti hanno bisogno di fare esperienze ed errori, come tutti, anche lontano dalle loro chiocce-insegnanti, uomini o donne che siano, e di trovare le loro fonti complementari/alternative di maturazione-conoscenza, anche per tramiti diversi da pur bravissimi e disponibilissimi insegnanti.

      Quanto ai nostri colleghi in tutto il mondo: non posso dire che cosa veramente vogliano e critichino dei loro rispettivi sistemi scolastici, perché non ho mai lavorato all’estero in alcuna mansione né scolastica né d’altro genere.
      Non mi pare, d’altronde, che i risultati mondiali dei vari sistemi-scuola siano esemplari e invidiabili, non gli uni più degli altri, ad alti livelli di studio e di ricerca, ai quali arrivano studenti/studiosi da tutto il mondo e in tutto il mondo, Italia compresa. Quanto al livello della vita quotidiana della stragrande maggioranza dei viventi mi pare un vero schifo, fermi restando sistemi politico-economico-scolastici assai diversi, con tempi-scuola assai diversi.

      Voglio dire che non sono attenuate le differenze sociali, che non sembra venir limitato il disagio-malessere adolescenziale e post, diciamo l’infelicità; che non risulta diminuita la propensione ad essere tutti, più o meno, massa di manovra; non sembra che dove gli insegnanti stanno di più a scuola ci sia meno droga o alcolismo o suicidio (v . sopra per infelicità); che diminuisca l’ostilità al debole o al diverso.., per non parlare della violenza sulle donne o del “bersi” le (s)ragioni secondo cui si (es)porta la pace (es)portando la guerra.
      Gran parte del mondo di lungo tempo-scuola sarebbe il paradiso anche solo minuscolo che non è, in primis gli Stati Uniti coi loro bei difettacci a tutti i livelli. Estremizzo per rendere l’idea.

      Che i nostri edifici scolastici siano in genere davvero poco vivibili per tutti, d’accordo: dovrebbero esserlo molto di più anche solo per starci quanto (a mio avviso sempre tanto) ci si sta ora.

      Forse fuori tema, ma me lo concedo: con la bella riforma in corso, nonché col 3 più 2 universitario in corso già da tempo, non dovremo più lamentare la fuga dei cervelli perché cervelli non ce ne saranno più.
      A scuola abbiamo a stento la carta di cui non preciso il tipo e ci prestiamo mozziconi di gesso. Questo è già l’effetto non della riforma scolastica nuda e cruda sulla carta, quella che non parla più, per la scuola superiore (?), di biennio e di triennio, ma di primo biennio, secondo biennio, quinto anno…e già questa è trucida, se si guarda il senso vero delle parole: quinto anno isolato e scorporato (temantativo morattiano, cioè della Moratti, e ancor più lontano), cioè, a mio parere di sospettosa, in via di soppressione.
      E non di questa riforma parlo, ma della progressiva e silente privatizzazione del pubblico a cui questa riforma va tacitamente incontro, es: diminuzione delle ore di inglese nel liceo scientifico dopo la propaganda bombardante delle “tre i, inglese, internet, impresa”.

      Insomma, collega, al di qua e al di là di tutto: grazie dell’attenzione e buon lavoro. E non è una battuta.

      • 'povna ha detto:

        Come spesso capita quando si dibatte su una cosa che sta a cuore, si scopre di avere più cose in comune che no. Concordo su tutto, con la precisazione che per me il tempo dell’educazione non vuol dire fare le chiocce, ma semplicemente poter rendere la scuola quel luogo di riferimento che i ragazzi spesso desiderano che sia (e che invece non lo è perché chiude e gli insegnanti, almeno nella mia esperienza, troppo spesso volano a casa). Aggiungo poi che l’altra questione è la sostanziale sfiducia estera nella funzione docente. Che in sé e per sé è una cosa bellissima, ma siccome non funziona, viene sostituita dalla necessità di passare tempo a scuola al di là dell’orario cattedra semplicemente e banalmente per evitare non il rischio ma la realtà (ripeto: nella mia esperienza diffusissima) di colleghi che applichino il “mezzo stipendio/mezzo servizio) in maniera sistematica. Insomma, per tradurre: io di colleghi che tornando a casa si precipitino sui compiti e non sui figlioli da portare a dieci attività diverse alla settimana, le torte, il secondo lavoro, il corso di salsa, la casa al mare ne conosco pochissimi. E di questi moltissimi una metà confessa candidamente di aver scelto la scuola proprio e solo per questo. Ecco, se fosse sancito che il tempo per tutte queste cose a casa non c’è, secondo me la qualità dell’insegnamento si gioverebbe di questa decisa scrematura. Buon lavoro a te (certo che non è una battuta, perché dovrebbe?!)

  20. paperi si nasce ha detto:

    Non avevo niente di tutto questo in mente quando ho scritto questo post, ma il dibattito che ne è scaturito mi è piaciuto.
    Grazie di aver condiviso i vostri pensieri.

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