Cronaca d’agosto (Terza parte) – Boston e…

Dicevo che la prima tappa è stata Boston.

Se dovessi riassumere in una frase la mia impressione sulla città, direi che Boston, più che una città da visitare, è una città dove vivere. E’ una città tranquilla, aperta e tollerante, colta, elegante, giovane. E ci sono delle meravigliose aragoste!

In realtà Boston è uno dei luoghi più importanti della (breve) storia degli Stati Uniti, da dove ha preso corpo la rivoluzione contro il dominio britannico con l’evento passato alla storia come tea party. Gli eventi e i luoghi storici sono collegati da itinerari di visita ben organizzati e documentati, ma tutta questa organizzazione non è bastata a accendere la curiosità del cinico turista europeo, affetto da un inguaribile snobismo culturale che gli impedisce di emozionarsi davanti a… ricostruzioni di case, chiese, e luoghi storici.
Le cose che più mi sono piaciute, da questo punto di vista, sono stati i cimiteri (non prendetemi in giro…) dove sono sepolti alcuni degli eroi della rivoluzione americana, ma non tanto per gli illustri inquilini quanto per la suggestione che emanano questi fazzoletti di terra immersi fra i palazzoni del centro della città. Sono gli unici veri e autentici pezzi di storia.

Perdonate i miei gusti 
(Un po’ di lapidi al Granary Burying Ground, in centro a Boston)

Fra le cose che mi hanno impressionato a Boston c’è sicuramente la sua biblioteca pubblica. Impressionante innanzitutto per le dimensioni: un intero isolato occupato da costruzioni sia antiche sia moderne, tutte utilizzate dalla biblioteca. Ma impressionante anche per l’atmosfera che si percepisce all’interno, la libertà cui cui si accede alla consultazione dei testi e alle varie risorse multimediali, la quantità di supporti e ausili messi liberamente a disposizione.
E’ stata la prima biblioteca al mondo a rendere pubblico l’accesso ai libri, la prima biblioteca negli Stati Uniti a attivare un servizio di connessione wireless gratuito…
A fatica, malgrado la frenesia da turista mordi-e-fuggi, sono riuscito a tenere a bada il desiderio di prendere un libro da uno scaffale, sedermi a uno dei tavoli, e immergermi nella lettura…

Silence, please!
(Una delle tante sale di lettura della Boston Public Library)

Credo che queste siano le cose che danno la misura del livello di civiltà di una comunità. Ma lasciamo stare.

Altro “must” di Boston è il Museum of Fine Arts. Uno dei più grandi e visitati musei del mondo, con una collezione unica di arte americana, dalla preistoria a quella contemporanea, ma con opere importantissime provenienti da tutto il mondo.
Fra l’altro, il museo è interessante anche dal punto di vista architettonico dal momento che l’originale struttura ottocentesca è stata arricchita da un corpo moderno, perfettamente raccordato con il precedente, e che ha permesso di organizzare gli spazi in maniera molto efficiente e intuitiva.

Un giardino d'inverno, con immancabile cafeteria, nel MFA
(Una delle Courtyards interne del Museo, punto di raccordo fra l’ala antica e quella moderna, realizzata su progetto di Norman Foster)

La visita è dunque molto piacevole, e qui a Boston ho avuto la conferma della sensazione (avuta l’altro anno a New York) che i musei americani sono cose vive, dove il contatto del pubblico (e fra questi, in misura massiccia, dei bambini delle scuole) con le opere sia inteso come una interazione molto profonda, multisensoriale e multidisciplinare. E per fare questo ci si serve di ogni mezzo che la tecnologia ci mette a disposizione.
Certo, sono sicuramente cose molto costose, impensabili per noi che siamo costretti a chiudere i musei perché non possiamo pagare i custodi… però anche questo è un segnale di una civiltà che cresce e di un’altra destinata al declino… Ma lasciamo stare ancora una volta.

Ultima “emozione” culturale di Boston è la visita al vicino sobborgo di Cambridge. Cambridge è la cittadina, subito al di là del fiume Charles, dove hanno sede alcune fra le più prestigiose università mondiali, il MIT e Harward.

Il centro di Cambridge è una sequenza di giardini, istituti universitari, librerie, pub, ed è pieno di giovani.
Ma quella che più mi ha impressionato è l’area del MIT, con tutte le palazzine dei vari istituti di ricerca, sui cui ingressi si vedono nomi come “Center for Cognitive Science” o “Center for Cancer Research” o “Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory”, e a ognuno di questi nomi si associano mentalmente premi Nobel, e scoperte che hanno cambiato la nostra vita.

Un delirio di Gehry
(Stata Center, di Frank O. Gehry, dove è ospitato il Computer Science and Artificial Intelligence Lab [foto migliori le trovate in rete])

Al MIT c’è anche un museo, principalmente dedicato alla robotica, con dei modelli stupefacenti, e il museo ha un piccolo shop con dei gadget decisamente divertenti. Di seguito una piccola selezione, ad uso di un pubblico abbastanza “nerd”.

L'amico immaginario!

E la luce fu (le equazioni di Maxwell...) Una tutina da neonato con le istruzioni (in linguaggio di programmazione) su come accudire il pupoData una pizza di area pi erre quadro...
(In vendita al Museum shop del MIT Museum, courtesy of C.)

A proposito di cose strane, in un bookshop di Cambridge ho visto questo libro, un pratico manualetto di conversazione in Italiano per… lovers americani, di cui riporto alcune frasi evidentemente ritenute utili per il turista e per la turista in viaggio in Italia (con finalità non soltanto culturali, evidentemente).

Manuale di conversazioni... particolari
Essential in Italian
Essential in Italian
(Manuale di conversazione in Italiano, courtesy of C.)

E con questo direi che mi fermo su Boston… Ci sarebbe anche altro ma per essere solo l’inizio del viaggio mi sono già dilungato troppo. Nella prossima puntata vi racconto dei posti belli visitati sulla costa e anche della minicrociera fatta, partendo da Boston, per vedere le balene nella baia…

A presto!

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14 risposte a Cronaca d’agosto (Terza parte) – Boston e…

  1. micmonta ha detto:

    Beh per scrivere quelle frasi non è che serva un nerd…🙂

  2. Emilio ha detto:

    Quei palazzi sono impressionanti, penso all’architetto, chissà che aveva in testa quando li ha progettati😀
    Mentre le frasi di quel libro non servono a un granchè, chi è l’idiota che l’ha pubblicato?😀

  3. silykot ha detto:

    La seconda maglietta è bellissima!!

  4. Lilla ... ha detto:

    Concordo con Mara!!🙂

  5. LadyLindy ha detto:

    ma la sala di lettura!❤

  6. unpodimondo ha detto:

    Ho un collega che con quelle magliette ci girerebbe tutti i giorni dell’anno… C’è chi fa il nerd da adolescente e chi, come il mio collega, non si è accorto che a fare il nerd a una certa età si passa per patetici…

  7. fab ha detto:

    eppure continuo a preferire la vecchia europa…(per talune cose, tipo appunto la storia, i monumenti, le tradizioni)…per una gita l’America può andare, ma non mi piacerebbe viverci

  8. Lilla ... ha detto:

    non posso postare questo commento nei post successivi perciò, torno indietro nel tempo per farti sapere che ‘i tuoi post mi ispirano’ e, se passi da me … si parla di te!🙂

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