Basterebbe così poco (Storielle di un Paese che non sa diventare moderno)

Venerdì scorso sono andato a Roma e ritornato in giornata, viaggiando con il Frecciarossa.

ciufciuf

Per quanto io ami il volo, devo ammettere che viaggiare con un treno veloce, su una distanza come quella che separa Roma da Milano, è estremamente piacevole e rilassante.
Ha un sacco di vantaggi pratici, tipo che puoi arrivare in stazione all’ultimo minuto, che puoi lavorare (o cazzeggiare) col tuo PC per l’intera durata del viaggio, anche utilizzando una connessione internet decentemente stabile, che puoi guardare il panorama dal finestrino (e in occasione del mio ultimo viaggio, sotto un cielo limpidissimo, le colline toscane erano splendide…).
Ci sarebbe anche il (potenziale) vantaggio di poter usare il telefono, ma questo io non lo metto in lista, anzi vi rinuncerei volentieri, se la mia rinuncia bastasse ad ottenerne una analoga da quei passeggeri che amano costringere i compagni di viaggio ad ascoltare le loro urlate conversazioni telefoniche.

*****

Non ho ancora avuto modo di sperimentare Italo (vi farò sapere, appena mi capita), ma il Frecciarossa è veramente un bel treno, non c’è che dire. Però la qualità del treno non viaggia di pari passo con l’efficienza del sistema. Bisognerebbe appaltare il servizio alle ferrovie giapponesi o anche “semplicemente” a quelle tedesche perché noi italiani non ce la facciamo neanche sul treno veloce a scrollarci di dosso la pesantezza di un sistema lento, burocratizzato, approssimativo, poco rispettoso del cliente. Non c’è verso.

Venerdì tutto sommato mi è andata bene: andata in orario, ritorno con “soli” venticinque minuti di ritardo (su tre ore di tempo di percorrenza sarebbero da considerare un’enormità, ma lasciamo perdere).

Però proprio questo ritardo mi ha permesso di avere a che fare con una piccola ma sintomatica distorsione del sistema. Vi racconto.

La mia prenotazione era sul treno delle 19 da Roma Termini a Milano. Speravo di poter anticipare, ma quando arrivo in stazione l’orologio segna già le 18 e 01. Già rassegnato ad aspettare, mi accorgo che sul tabellone delle partenze il treno delle 18 è ancora lì, anzi ha 15 minuti di ritardo.
Allora mi precipito alla macchinetta per fare il cambio (il mio biglietto permetteva cambi gratuiti e illimitati) ma vedo che il treno delle 18 non è riportato fra le possibili scelte. Capisco che il sistema non tiene conto dei ritardi… Un pensiero mi attraversa la mente: siccome tutto sommato le ferrovie hanno la precisa conoscenza dell’orario effettivo del treno, che gli costa a tenere conto di questo nel sistema di prenotazione? Respingo questo pensiero molesto, mi rendo conto anche io che non è pensabile avere così tante aspettative nel sistema informatico di Trenitalia, ma sono ancora confidente nel fattore umano… Cerco l’unico baracchino di assistenza al cliente e mi metto pazientemente in coda. La coda scorre fortunatamente veloce e, subito dopo due giapponesine che sono respinte e sembrano molto spaesate, faccio la mia richiesta alla signorina del desk. Però la burocrazia è peggio dell’informatica, la signorina mi dice che il treno delle 18 a lei non risulta più. Ribatto che è lì, difronte a lei (lo può vedere…) ma mi dice che trascorso l’ora di partenza come risulta dall’orario ufficiale lei non può fare niente. Mi dice che l’unica possibilità è di rivolgermi al treno.
Corro all’inizio del treno, il ferroviere mi dice che devo andare dal Capotreno, che mi può assegnare il posto (ma è scettico, perché il treno è pieno), e mi dice che il Capotreno si trova alla carrozza tre.
Corro alla carrozza tre, e c’è un’altra gentile ferroviera. Riformulo la mia domanda, mi dice che devo andare dal Capotreno, perché solo lui mi può assegnare il posto, e il Capotreno è alla carrozza tre. “Ma la carrozza tre è questa!”, ribatto io, e la gentile signorina mi dice “Ah, sì, ha ragione, ma il Capotreno adesso è lì in fondo”… Raggiungo quindi la testa del treno e mi rivolgo al ferroviere con cappello (come avevo fatto a non pensarci prima, il Capotreno è quello col cappello), che mi dice che questo cambio fatto sul treno costa 8 euro, che è la tariffa da pagare per chi non usa i servizi di terra e fa il cambio sul treno.
Provo a ribattere debolmente che io avrei voluto farlo, il cambio a terra, ma non mi è stato possibile, ma lui allarga le braccia.
Rassegnato, gli chiedo allora di assegnarmi il posto. Mi dice: “Ma no, salga pure e si sieda dove trova posto… Poi quando vengo mi paga la soprattassa!”. Mi chiedo perché non me l’ha detto subito il primo ferroviere di salire e aspettare di regolarizzare, ma ormai non ho più forza, salgo e mi siedo, accanto a me ci sono le due giapponesine che hanno probabilmente sperimentato le mie stesse vicissitudini (poco dopo vedrò anche loro pagare gli otto euro al controllore) e chissà cosa staranno pensando, il treno parte, mi consolo pensando che è venerdì e che tutto sommato forse arriverò a casa un’ora prima di quanto sperassi.

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23 risposte a Basterebbe così poco (Storielle di un Paese che non sa diventare moderno)

  1. Lilla ... ha detto:

    Pensa che noia se fossimo nati in svizzera!! Non avremmo avuto niente da raccontare!!! 😉
    Ps: la prossima volta, chiama tua sorella … Con un quarto d’ora di treno sono da te, ti faccio compagnia fino alla partenza del tuo treno … Arriverai a casa un’ora dopo … Ma non arriverai ‘sfasteriato’ e darsi stato in (buona, vero!) compagnia!! 😉

  2. Diemme ha detto:

    Purtroppo qui riconosco l’Italia (e gli italiani).
    D’altra parte, tolta la tizia che non si rendeva conto che la carrozza tre era quella in cui stava, temo che tutti gli altri non avrebbero potuto fare molto di più (se un treno non ti risulta nel sistema, come può l’operatore registrare la prenotazione?)

    • paperi si nasce ha detto:

      Carissima, il fatto tecnico credo che sia facilmente risolvibile sia nella biglietteria automatica che – soprattutto – nelle mani dell’impiegato del banchetto, che ha (so per certo) la situazione di occupazione del treno, anche dopo la sua partenza.
      Il problema italico però prescinde dal fatto tecnico, ed è legato a una mentalità troppo permeata dalla ruggine della burocrazia. Se alla fine della mia (piccolissima) odissea il capotreno ha detto semplicemente “salga e si sieda”, perché non potevano dirlo anche gli altri? E poi perché devono farmi pagare per una cosa alla quale io avevo già pagato (e pure salato: un Roma-Milano in Business a tariffa piena costa più di 100 €), visto che non avevo potuto esercitare il mio diritto per “colpa” del loro sistema informatico?
      Quello che dispiace è che un’infrastruttura e un sistema che sono costati miliardi di euro e anni di lavoro, all’avanguardia della tecnologia sotto ogni punto di vista, debba essere resa criticabile per la rozzezza delle regole…

      • Diemme ha detto:

        Io credo che la colpa sia di una certa mentalità, che io non definirei semplicemente “la ruggine della burocrazia” ma “il cancro del menefreghismo”, per cui a nessuno interessa risolvere il tuo problema. Basta che la gente possa dire “Non è colpa mia”, “Non dipende da me”, a costo di ripetere a pappagallo qualche formula (tipo “è nella terza carrozza” quando evidentemente nella terza carrozza c’era lei e non l’altro”), è tutta contenta.

        E ritiene persino di essersi guadagnata la pagnotta, nonché tutti i diritti di membro del consorzio umano.

  3. fab ha detto:

    abbi pazienza….i locali qui vengono soppressi quando ci sei salito sopra! secondo me si autoboicottano perchè prima o poi arriveranno “privati” con linee proprie…e noi, poi ,scopriremo che nei CdA delle ferrovie private siedono mogli, fidanzate e figli degli amministratori “pubblici”

  4. mizaar ha detto:

    mi sembra il racconto di un film di totò! 😀 tu che vai da un capo all’altro del treno, quelli che non sanno quel che fanno e, peggio!, non sanno dove sono… ma chi impiegano, a trenitalia, persone con difficoltà di orientamento? alla fine basta fare come si fa sempre, fregarsene del civismo e fare i furbi. se non te l’avesse detto il tipo ti sarebbe mai venuto in mente di salire, comunque, sul treno? no, certamente, ma chissà quanti ce n’erano che l’hanno fatto. ah trenitalia, vituperio dei viaggiatori! 😀

  5. paperi si nasce ha detto:

    Un aggiornamento.
    Oggi ero prenotato sul treno delle 15, arrivo a Roma termini alle 11 e 45. Beh, mi dico, posso tranquillamente prendere il treno delle 12.
    Vado alla solita macchinetta e… anche stavolta il treno delle 12 non è fra quelli indicati. Quindi già 10-15 minuti prima della partenza il treno non è più prenotabile, altro che ritardi!
    Allora vado al baracchino di assistenza al cliente (che porta la dicitura “Servizi Last Minute”) e faccio la mia richiesta. La signorina mi dice che non può fare nulla e devo andare dal capotreno…
    Di fronte a questo déjà vu, mi riprendo il mio biglietto, vado a cambiare il treno con quello delle 13, e me ne vado al ristorante… Tanto ho un’ora di tempo…
    🙂

  6. micmonta ha detto:

    pufff pant… mi hai fatto venire il fiatone !

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