Cronaca d’agosto… anzi no: Caccia alla balena (parte prima)

Credo che sia colpa dell’età. Da un po’ di tempo mi succede che comincio
a raccontare una cosa, me ne ricordo un’altra e comincio a divagare…
E’ successo così anche per questo post, che doveva raccontare, come
anticipato, il Whale Watching nella baia di Boston…
Abbiate comprensione nei miei confronti!

Che le balene siano degli animali affascinanti è fuori di dubbio. Hanno ispirato storie, dalla Bibbia a Pinocchio a Moby Dick, hanno popolato i nostri sogni e paure fin dall’infanzia, e rimaniamo sempre a bocca aperta davanti alla TV quando Quark o il National Geographic ci propongono qualche documentario che riguarda la loro vita.

Se a questo si aggiunge che dalle nostre parti non è così facile incontrarle, quando capita l’opportunità di visitare luoghi dove si effettuano escursioni per vedere le balene (il whale watching come dicono quelli che parlano bene) diventa difficile resistere.

Purtroppo però le balene, in quanto balene e non alborelle, generalmente non razzolano a pochi metri dalla riva e generalmente per vederle bisogna andarsele a cercare.

Per essere precisi, ci sono dei posti felici dove le balene vengono sotto costa. Qualche anno fa io sono anche stato in uno di questi. Si chiama Hermanus e si trova in Sud Africa. E’ una località non particolarmente bella, ma che deve tutta la sua notorietà e il suo successo turistico al fatto che lì le balene arrivano praticamente a giocare sotto la scogliera, per la gioia dei turisti che passeggiano tranquilli sul lungomare. Purtroppo questo accade soltanto in un certo periodo dell’anno, corrispondente al nostro autunno. Se si va a Hermanus in luglio, come ovviamente ho fatto io, anziché vedere questo

Hermanus
Gente che osserva le balene dalla scogliera di Hermanus (foto da Internet)

si vede, ad essere fortunati, questo

Balena piiiiiiccola in fondo
La costa vicino Hermanus in luglio (al centro del cerchietto rosso, si vede benissimo (!!!) la coda della balena che si immerge)

Ma vabbé, tornando a noi e tralasciando i casi particolarissimi, dicevo che le balene bisogna andarsele a cercare, mettendosi in un’imbarcazione e navigando fino a raggiungere la zona in cui si sa che questi animali si ritrovano a “pascolare”.

********

Attenzione: il racconto che segue contiene descrizioni adatte a un pubblico adulto.

La prima volta che ho fatto questa esperienza è stato in Norvegia, ad Andenes vicino alle isole Lofoten, nel 2002. Esperienza memorabile. Ero a fare un giro in Norvegia in camper, e il whale watching era in cima alla lista dei desideri, anche perché le figlie allora piccole ci tenevano moltissimo. In dubbio fino all’ultimo per il tempo variabile e per la difficoltà a trovare posto sulle imbarcazioni, alla fine ci riuscimmo.

Immaginavo che avremmo dovuto navigare per un po’ in mare aperto, e quindi ero un po’ preoccupato. Per tutta l’infanzia, infatti, la mia figlia maggiore ha sofferto tantissimo di mal d’auto. Appena ci mettevamo in viaggio, non facevo in tempo a uscire dal parcheggio e fare duecento metri che lei già metteva mano al sacchetto. Per cui temevo che la gita avrebbe potuto essere un calvario. Ma lei per prima ci teneva, e quindi avevamo deciso di provare.

Bisogna dire che che l’attività, a fronte del pagamento di un biglietto piuttosto caro, prevedeva comunque un’organizzazione meticolosa e con un sapore da spedizione scientifica. Gli esperti e gli accompagnatori ci intrattennero prima di tutto con un’introduzione al mondo dei cetacei e alle loro abitudini, con filmati e spiegazioni. Poi ci diedero un po’ di indicazioni e suggerimenti pratici, oltre a offrirci (graziosamente) una pillola antiemetica “perché non si sa mai”.

Alla fine del “briefing”, una comunicazione importante: siccome il tempo era stato brutto fino al giorno prima (ahia!) ma ora stava migliorando, la crociera si poteva effettuare ugualmente ma l’effetto della tempesta appena passata (ahia, ahia!) era stato quello di spingere più al largo la zona in cui le balene stazionavano. In conclusione, questo significava che la navigazione per raggiungere l’area di osservazione avrebbe richiesto, anziché un’ora, circa due (ahia, ahia, ahia!). E altrettante, ovviamente, al ritorno.

Ero veramente preoccupato per mia figlia…

Arrivati al porticciolo, avevo visto l’imbarcazione sulla quale avremmo navigato: una barca vecchia e soprattutto piccola, probabilmente un peschereccio riadattato.

Ero sempre più preoccupato per mia figlia, poverina non avrebbe goduto niente della gita…  Mi chiedevo se non eravamo stati magari incoscienti a esporla a quella sicura sofferenza.

whalesafari-Reine
L’imbarcazione usata per l’escursione. Che a quanto deduco dal
sito internet è ancora onorevolmente in servizio (foto da internet)

Fatto l’ultimo briefing di sicurezza, e indossati i prescritti giubbotti salvagente, salimmo a bordo, e ci sedemmo nella parte all’aperto che si vede anche dalla foto (quella sopra la scritta).

Era tutto molto spartano, con delle panche tutte intorno, due grossi contenitori di the caldo, e al centro un grosso bidone vuoto di cui non era chiara la funzione.

Appena seduti, gli inservienti distribuirono sacchetti… “perché non si sa mai”.

La barca lasciò la banchina e io guardavo le mie figlie tutte contente, e continuavo a pormi domande sulla mia incoscienza… Poverine…

Dopo poco la barca uscì dal porto e… cominciò la danza. Prima beccheggiava, poi cominciò a oscillare di lato… A un certo punto prese delle onde e un po’ di persone sedute sulle panche laterali furono sbalzate letteralmente via, sul ponte. Fra queste la mia figlia piccola che, protetta dal rivestimento da omino Michelin del giubbotto salvagente, non si fece niente e anzi rideva divertendosi come una matta. A quel punto, e avevamo lasciato il porto da non più di dieci minuti, io misi mano al sacchetto… E con me una buona parte dei compagni di viaggio. E quando gli inservienti ci invitarono a buttare i sacchetti usati nel bidone capimmo finalmente quale fosse la sua funzione.

Una cosa che sicuramente contribuiva al mio malessere era il rapido conto del tempo che avrei trascorso in quelle condizioni: circa cinque ore… Avrei voluto salire in plancia e dirottare la barchetta, ma non era fattibile. Allora preferii abbandonarmi all’irrealistica speranza che andando più al largo le condizioni sarebbero migliorate, o che io mi sarei abituato, o semplicemente che – dopo una prima fase – sarei stato meglio non avendo più nulla con cui riempire il sacchetto…

Tutte le speranze si rivelarono vane, compresa l’ultima. Perché ogni volta che un sacchetto raggiungeva il bidone dovevo prenderne un altro e ricominciare.

Narra la leggenda che io ne abbia utilizzati sedici. Personalmente non sono sicuro del numero esatto, ma la decina la superai di sicuro.

Quando emergevo dal sacchetto, mi guardavo intorno e lo spettacolo non migliorava certo il mio stato: ero in buona compagnia… Sempre la leggenda racconta che un signore (tedesco, se non ricordo male) abbia avuto una prestazione perfino migliore della mia.

Nel mio sguardo intorno, vedevo mia figlia. Era per nulla turbata, al limite un po’ preoccupata per me… Ebbene sì, era lei ora ad essere preoccupata.

Dopo le due ore previste, la barca mise al minimo i motori, perché eravamo in zona di avvistamento.

Uno dell’equipaggio salì sull’albero, col binocolo per scrutare il mare. Al solo vederlo, le mie condizioni peggioravano, perché l’albero oscillava paurosamente da una parte all’altra… In effetti una volta fermi, eravamo ancora di più in balia delle onde, e le oscillazioni erano forti e ancor meno regolari.

Per fortuna le balene non si fecero attendere molto. E sicuramente lo spettacolo fu così bello da costringermi a dare fondo alle mie forze residue e scattare un po’ di foto. La visione di queste code enormi che si immergono fra i flutti sono emozionanti, vi assicuro.

Ciao ciao Balena
Una balena si immerge (foto mia, diapositiva scannerizzata)

Dopo una mezz’oretta e un po’ di avvistamenti, il viaggio di ritorno cominciò. Il pensiero che ci volesse almeno lo stesso tempo impiegato all’andata mi distruggeva… E intanto i sacchetti andavano…

Alla fine arrivammo a terra. Giuro che avrei baciato il suolo. Inutile dire che mia figlia era stata benissimo, una delle quattro o cinque persone di tutta la barca che non avevano avuto nessun problema. Praticamente, la odiavo!

Tuttavia la giornata non era finita lì… Mi trascinai al camper, entrai, mi lasciai andare sul divanetto e, mentre mia figlia allegramente addentava un panino, perché evidentemente l’aria di mare le aveva messo fame, accesi il cellulare che avevo lasciato a terra.

Dopo poco squillò, risposi. Era la mia segretaria, dall’ufficio, che dopo avermi salutato mi passò il Grande Capo Supremo. Con voce allegra e squillante mi disse “Ingegnere, come sta?”. Ed io, con un filo di voce: “bene, grazie…”. Ancora più squillante, il GCS: “Ingegnere, le volevo dare una bella notizia”, “mi dica…” gemetti io, “E’ stato nominato dirigente”. Io risposi un “oh, grazie” talmente moscio che dall’altro lato percepì questa mancanza di entusiasmo, e quindi mi salutò abbastanza frettolosamente…

Narra la storia che quando riattaccai, mi chiesero cosa fosse successo, e io, sempre più verde in viso, con l’ultimo filo di voce rimasto, risposi un “mi hanno fatto dirigente”, prima di accasciarmi definitivamente sul divanetto… Nessuno osò farmi feste e complimenti, rimandammo al giorno dopo, e quando dopo le ferie tornai in ufficio mi scusai anche col Capo che mi disse “effettivamente, mi ero accorto che c’era qualcosa che non andava…”.

E così la mia nomina a dirigente coincide e coinciderà sempre, nel mio ricordo, con la più grande vomitata della mia vita! Segno del destino? Chissà…

******

Uno fa un’esperienza simile una volta nella vita, e quindi non ci prova più. Ovviamente.

Sbagliato, perché io quest’estate ci ho provato ancora… Ma ve lo racconto la prossima volta.

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5 risposte a Cronaca d’agosto… anzi no: Caccia alla balena (parte prima)

  1. lagattasultetto ha detto:

    Ah di storie così te ne potrei raccontare quante ne vuoi!
    Io soffro anche il materassino al mare…
    Ma per qualche motivo, in ogni viaggio mi ritrovo a navigare su qualcosa…..
    Io
    Voglio
    Andare
    A
    Piedi

    • paperi si nasce ha detto:

      Com’è strana la vita… Io ero a casa tua a guardare le scarpe della tua wishlist, e tu eri a casa mia a scrivermi che vuoi andare a piedi… Ma non con quelle scarpe lì, mi raccomando… Perché sennò il mal di mare ti viene comunque! 🙂

  2. Lilla ... ha detto:

    Ok, le ciccione possono non piacere … Ma vomitare 16 sacchetti, mi sembra veramente poco carino … Che poi, quelle più rotondette, hanno sempre un bel viso!! 😛

  3. micmonta ha detto:

    Che spettacolo 🙂 (il racconto ovviamente, non tu che vomiti…)

  4. Pingback: Cronaca d’agosto (quarta parte) o Caccia alla balena (seconda parte)? | Paperi si nasce

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