Venticinque aprile

Ogni anno, e con maggiore vigore da un po’ di anni a questa parte, il venticinque aprile è la data nella quale si ripete un rituale stanco, tipicamente italiano.

Non fraintendetemi, non mi riferisco alla celebrazione della Liberazione. Tutt’altro, io penso che sia doveroso ricordare questa data e i valori che essa rappresenta. Il ricordo è giusto e importante perché per forza di cose sono sempre meno i testimoni di quegli eventi, quelli che hanno vissuto sulla loro pelle la tragedia della dittatura e della guerra, mentre è più che mai necessario che i nostri figli sappiano quello che è successo, perché la memoria è il più potente antidoto contro la ripetizione degli errori del passato.

Quello a cui mi riferisco è il rituale degli arrampicatori sui vetri, il rituale di quelli che “la liberazione, sì, ma…”, “i partigiani sì, però…”, insomma tutta quella schiera di cerchiobottisti, benaltristi, qualunquisti nostrani che, per calcolo o per semplice e genuina ignoranza, cercano di spiegare perché la Liberazione non è più una celebrazione importante. Ci sono varie categorie, e ogni anno se ne aggiungono di nuove.

Ci sono quelli che “è passato tanto tempo e l’Italia è cambiata ed è ora di parlare di pacificazione”.

Ci sono quelli che “con tutti i problemi che ci sono…”.

Ci sono quelli che “sì, però, anche i partigiani ne hanno commesse di atrocità”.

Ci sono quelli che “i partigiani, beh, non generalizziamo, mica erano solo comunisti, c’erano anche i cattolici”.

Ci sono quelli che “vabbé, però in fondo il fascismo ha sbagliato con la guerra, perché prima aveva fatto anche cose buone” (ma questa è una categoria a parte).

Ci sono quelli che “Ma cosa avete da festeggiare, che i valori della Resistenza sono stati traditi?”.

Parole, discussioni, polemiche. Ecco, io non ne posso proprio più.

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6 risposte a Venticinque aprile

  1. Lilla ... ha detto:

    ecco, io mi associo … perchè non ci sono ‘se’ e non ci sono ‘ma’ … essere ‘liberi’ anche solo di poter dire ‘non ne posso più’, non ha prezzo … solo questo dovremmo avere ben chiaro in mente e trasmetterlo ai nostri figli!

  2. Adriana ha detto:

    Ci sono quelli che, nei dintorni del 25 aprile, si augurano a voce alta, in un’intervista, che il loro paese venga invaso (di nuovoooo???). Saranno anche dei comici, ma non fanno ridere.

  3. unpodimondo ha detto:

    Io penso di essere uno dei pochi che non ha fatto un post sul 25 Aprile. Non l’ho fatto semplicemente perchè in questi giorni non ho avuto tempo ma se lo avessi fatto sarebbe stato più simile al tuo post “La fine della speranza” che a questo.
    Io esco dal 25 Aprile con una domanda…. che Italia avremmo avuto se i nostri partigiani invece di combattere, nel 1946, avessero “inciuciato” col regime? E se tornassero oggi, quelli che sono morti per la nostra libertà, cosa farebbero di fronte a certi “inciuci”?

    • paperi si nasce ha detto:

      La politica è anche “inciucio”, questo è un dato di fatto. Ma si deve anche saper conquistare una posizione, che sia di forza o di autorevolezza o di rispetto, per negoziare (e non inciuciare) da una posizione vincente.
      Anche i partigiani, dopo aver combattuto sulle montagne, hanno negoziato per poter dare vita a una nuova Nazione, che forse non era quella che sognavano, ma era il meglio possibile.
      Ai nostri giorni invece c’è solo stata gente incapace o debole (nel migliore dei casi) o connivente (nel peggiore dei casi) che ha sprecato ogni credibilità e quindi oggi siamo qui attendendo di sapere, a momenti, se il ministro sarà Brunetta o D’Alema, la Di Gerolamo o la Carfagna…

  4. popof1955 ha detto:

    Finita la festa gabbatu lu Santu.

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