Barbari

Ti svegli una domenica mattina.

Ti senti riposato. Nessuno – nemmeno la sveglia – ha disturbato il tuo sonno. L’aria è ancora fresca per il temporale della notte, ma la luce che filtra ti fa pensare a un cielo limpido e pulito. Tutto sembra contribuire a farti sentire di buon umore.

Ma…

Hai il cellulare sul comodino. Lo prendi, lo accendi, e automaticamente apri Twitter, per vedere quali cavolate stanno scrivendo stamattina i contatti che segui.
Immediatamente ti accorgi che, anziché resoconti di notti brave o programmi per mattinate balneari, fra gli argomenti più popolari predomina Calderoli.

Ti chiedi cosa sarà successo, vai avanti a leggere, trovi un link alla pagina del Corriere… e leggi.

Un moto di disgusto ti pervade.

Il disgusto che deriva dall’immaginare il compiacimento con cui ha pronunciato quella frase, davanti a un uditorio che sicuramente ha sorriso e applaudito…
Ti senti disgustato, ma non stupito. Conosci quel modo di pensare. Dopo tutto vivi nel Varesotto, abiti a cinque chilometri dalla patria di Bossi, anzi “dell’Umberto”, come dicono qui. E segui l’account twitter e il blog di quel pazzo masochista di Daniele Sensi, che si dedica sistematicamente all’ascolto di Radio Padania e ce ne riporta le perle sulle pagine dell’Espresso…
Sai che esiste quella sottocultura, e sai che si tratta una minoranza (o almeno lo speri).

Però quello che più ti disgusta è che quell’uomo, che ha fatto quella battuta per ricevere un facile quanto putrido applauso, ricopre un incarico pubblico, in quella Nazione che egli stesso disprezza.
Quell’uomo, le cui scuse sono ancora più squallide di quello che ha detto, è un vicepresidente del Senato della Repubblica.

E sono passate quasi ventiquattr’ore, e sta ancora lì, e non ha intenzione di andarsene, e non se ne andrà.

Io comincio a dubitare che ci sia speranza, per questo Paese. Ho paura per i nostri figli.

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5 risposte a Barbari

  1. blogdibarbara ha detto:

    “Uomo” mi sembra, francamente, una parola grossa.

  2. Diemme ha detto:

    Come ha detto ieri un mio amico, non è che non voglia vivere in un paese dove c’è un individuo così, piuttosto non voglio vivere in un paese dove c’è gente che lo vota.

    Non voglio essere rappresentata da una bestia del genere – e non lo sono – ma, soprattutto, perdonate la mia attenzione alla vil pecunia, non voglio pagargli lo stipendio e tutto il resto.

  3. Maggie May...be ha detto:

    Tu hai paura per i tuoi figli… e io cosa dovrei dire? In che paese potrei mettere al mondo i miei? Ho vissuto nella fredda e civile Germania, non posso non notare le differenze. E ogni tanto il pensiero di mollare tutto e andare all’estero riaffiora.

  4. fab ha detto:

    da La Stampa…Nella frase «Calderoli dà dell’orango alla ministra Kyenge», la parola più nauseante è Calderoli: per la sua recidività. Sono vent’anni che l’Italia si deve occupare delle bizze razziste dei leghisti da bar, vent’anni che molti cittadini non ancora del tutto imbarbariti schiumano d’indignazione, vent’anni che viene loro risposto che si tratta di battute innocenti e che chi non ride a crepapelle è un buonista o un ipocrita. Vent’anni, un surplace infinito, fatto di canottiere, ombrelli, diti medi, deodoranti spruzzati sui treni, tricolori umiliati, incitazioni allo stupro. Non c’è mai un orlo in questo bicchiere che continua imperterrito a ingoiare porcate. Ogni volta ci si stupisce come se fosse la prima, ogni volta la si rimuove come se fosse l’ultima. E invece tornerà, perché torna sempre, e fra un mese o un anno ci sarà un altro orango, un’altra canottiera, un altro rutto mediatico per il quale indignarsi invano.

    Ci fu un tempo in cui questi spregiatori indefessi del buongusto avevano i voti. Ora nemmeno quelli. Solo una manciata di nostalgici e un potere spropositato: la presidenza delle tre regioni più grandi del Nord. Ma non sanno che farsene, perché su una cosa i padani sono identici al popolo con cui confinano (gli italiani): nel coltivare il demone dell’immobilismo e dell’impotenza. Vent’anni ed eccoci ancora qui a parlare di oranghi. Per tacere dei giaguari.

    P.S. Il 16 luglio 2007 cinque operai morirono nell’esplosione del Molino del Cordero, a Fossano. Si chiamavano Valerio Anchino, Marino Barale, Antonio Cavicchioli. Massimiliano Manuello e Mario Ricca. Hanno lasciato undici orfani. Il Buongiorno di oggi è dedicato a loro.

    e abbiamo detto tutto
    Ciao Federico

  5. Emilio ha detto:

    E’ vergognoso ma questi fanno i cavoli loro perchè si ritengono intoccabili…. che schifo…

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