New economy

Sui 15 chilometri di percorso per andare da casa mia all’ufficio (sì, proprio quella strada con 17 rotonde di cui vi ho già parlato) ho contato dieci negozi di Compro Oro. Dieci su quindici chilometri. Uno ogni chilometro e mezzo. E mi sono limitato soltanto a quelli che si affacciano direttamente sulla strada, non ho idea di quanti ce ne possano essere nelle strade adiacenti.

Alcuni di questi offrono variazioni sul tema, “Compro oro e argento”, “Compro oro e preziosi”, “Compro e vendo oro”… Uno sull’insegna ha scritto “Compro oro e borse griffate”. Ma la sostanza è una: c’è evidentemente un sacco di gente che è costretta a vendere e monetizzare ciò che fino a ora è stato piacere, o speranza, o ricordo di un affetto o di un amore.

E’ triste.

Ma è altrettanto triste che, sullo stesso percorso, e il più delle volte proprio di fronte ai Compro Oro, ci sono anche cinque sale giochi, “specializzate” in bingo, in slot machine, in scommesse.

Questi sembrano essere i soli segnali di crescita del commercio e dell’economia. E non sono segnali che infondono speranza nel futuro.

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12 risposte a New economy

  1. Diemme ha detto:

    Ho fatto le tue stesse osservazioni, solo che qui i negozi “compro oro” sono ogni 100 metri, a volte ce ne sono pure tre o quattro in una piazza etc. etc. Abbondano poi sale giochi, e ogni tanto qualche negozio di piercing e tatuaggi. Ieri però mi sono proprio scandalizzata, perché ho letto un annuncio di CORSI REGIONALI (!!!) per tatuaggi e piercing: corsi regionali, vale a dire gratuiti, vale a dire soldi della comunità, per insegnare ai ragazzi a fare tatuaggi e piercing: mala tempora currunt!

  2. Aida ha detto:

    vedo che monetizzare l’oro, i preziosi, le griffe è l’unico modo per poter arrivare a fine mese. ora che è natale, tra imu, tasse e compagnia bella, garantire una cena alla vigilia, almeno per i tuoi cari, è davvero difficile.

  3. Maggie May...be ha detto:

    Qui da noi stanno passando di moda, in parte chiudono; l’amministrazione comunale credo abbia aumentato i controlli per la ricettazione di oggetti rubati e riciclaggio di soldi sporchi e dopo poco hanno iniziato a chiudere tanto velocemente quanto avevano aperto. Fioriscono invece i negozi di sigarette elettroniche, i parrucchieri cinesi a prezzi che non si possono nemmeno definire concorrenziali tanto sono bassi e ristoranti asiatici a prezzo fisso, Chiudono i negozi di scarpe, abbigliamento, le agenzie immobiliari, le mercerie… Ma pian piano stanno riaprendo (anche queste spesso per mano di cinesi e russi) i negozi di piccola sartoria, quelli che ti fanno l’orlo ai pantaloni, ti rimettono a nuovo una giacca o un cappotto, etc. Insomma, si compra sempre meno, si spende sempre meno anche per i piaceri della vita (come le cene fuori), ma si rammenda quel che si può rammendare.

  4. unpodimondo ha detto:

    E i centri “massaggi” dei cinesi non ci sono? Da noi nascono come funghi: tutti uguali, tutti con le solite insegne… Dopo 15 giorni vengono chiusi tutti con i sigilli delle forze dell’ordine, ma nel frattempo hanno già aperto da un’altra parte.

    • Diemme ha detto:

      Perché, i negozi per le unghie? Unghie mania, l’impero delle unghie, boutique delle unghie, unghie perfette, l’universo delle unghie… 😯

      • unpodimondo ha detto:

        Si ma nei negozi di unghie, almeno fanno davvero le unghie… nei centri massaggi cinesi, massaggiando massaggiando, fanno mestiere più antico del mondo… per questo le forze dell’ordine ci mettono i sigilli…

  5. paperi si nasce ha detto:

    Insomma ho provocato un piccolo censimento di attività commerciali tristi che sorgono e attività tradizionali che spariscono.
    Io ne aggiungo un’altra, che ho visto da qualche mese dalle mie parti in un paio di occasioni, e che mi sembra veramente un segno dei tempi estremamente triste: ho visto due negozi di giocattoli usati…

    • silykot ha detto:

      I negozi dell’usato fanno furore un po’ ovunque.
      Dalle mie parti ce ne sono molti non di soli giocattoli, ma di articoli per l’infanzia in genere.
      Mi viene in mente che quando mia figlia era piccola, una cara amica mi regalò molte tutine della sua bambina: lo considerai un regalo utile (tutti ti ragalano la taglia zero quando il pupo nasce, ne hai duemila di quella dimensione e poi quando lui cresce di qualche centimentro ti ritrovi senza!) ma anche e soprattutto pieno di affetto: mi piaceva l’idea che dei vestitini che erano stati indossati da sua figlia passassero alla mia, come se ci fosse un filo d’amore e di amicizia che passava dall’una all’altra…

      … forse sono andata fuori tema, tra un po’ arriva la prof e mi bacchetta!🙂

      Buon Natale, Papero!

      • paperi si nasce ha detto:

        Non sei fuori tema, anzi hai evocato esattamente il motivo per cui quei posti mi mettono tristezza: prima i giochi, gli indumenti o gli accessori per i bimbi si regalavano, e questo era motivo di gioia per chi li regalava e per chi li riceveva.
        Il fatto che si sia costretti a venderli è triste.

      • Diemme ha detto:

        Sì, è bella questa idea del filo che unisce, anche attraverso l’indossare gli stessi abiti: concordo con te cara silikot, e colgo l’occasione per farti tanti auguri! 😀

      • silykot ha detto:

        Grazie. Tanti auguri anche a te, Diemme,

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