Cinque e Quattro

Mi faccio un regalo (fino a mezzanotte vale ancora)


(James Taylor, 1977: Secret O’ Life)

The secret of life is enjoying the passage of time.
Any fool can do it, there ain’t nothing to it.
Nobody knows how we got to the top of the hill.
But since we’re on our way down, we might as well enjoy the ride.
The secret of love is in opening up your heart.
It’s okay to feel afraid, but don’t let that stand in your way.
Cause anyone knows that love is the only road.
And since we’re only here for a while, might as well show some style. Give us a smile.
Isn’t it a lovely ride? Sliding down, gliding down,
try not to try too hard, it’s just a lovely ride.
Now the thing about time is that time isn’t really real.
It’s just your point of view, how does it feel for you?
Einstein said he could never understand it all.
Planets spinning through space, the smile upon your face, welcome to the human race.
Some kind of lovely ride. I’ll be sliding down, I’ll be gliding down.
Try not to try too hard, it’s just a lovely ride.
Isn’t it a lovely ride? Sliding down, gliding down,
try not to try too hard, it’s just a lovely ride.
The secret of life is enjoying the passage of time.

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Movimenti lavorativi

(Sottotitolo: Eravamo stati in pace per un po’)

Una categoria di vicende personali e professionali nelle quali questo blog mi ha sempre seguito è quella dei miei traslochi da un ufficio all’altro.

Devo premettere che solo chi vive o ha vissuto in un ufficio conosce i drammi, le macchinazioni, le congiure e le tattiche che si nascondono dietro l’assegnazione o la scelta di un posto in un ufficio.
La posizione e la dimensione del locale, la sua esposizione, le caratteristiche “edilizie”, il numero, lo stile e la vetustà dei mobili, la ricchezza delle suppellettili, la presenza e l’unicità delle dotazioni tecnologiche, sono tutti parametri che possono indurre mansueti travet a trasformarsi in mostri assatanati, disposti a ogni perfidia e compromesso per poter avere un metro in più, la lampada più elegante, o il telefono più moderno.

Personalmente, non riesco ad appassionarmi a queste dinamiche. Mi piace avere un ufficio confortevole, ci mancherebbe. E spazioso abbastanza per distribuire opportunamente le mie scartoffie senza sembrare immerso nel casino. Ma ho sempre cercato di stare alla larga dall’ansia da inseguimento dell’ufficio, e al relativo stress da trasloco, e destinare le mie energie a miglior causa.

Malgrado questo, come chi mi legge da tempo sa bene, nella mia vita lavorativa degli ultimi anni ho “sopportato” un discreto numero di cambi di ufficio.
Voi mi avete seguito nel trasloco-esodo dal secondo piano della vecchia sede al terzo della nuova, con la ventina di scatoloni che hanno trovato definitiva sistemazione nella nuova sede solo dopo alcuni mesi.
Poi mi avete accompagnato nel passaggio dal terzo al secondo piano, prima verso un ufficio e dopo poco verso un altro più ampio, per l’arredo del quale avevo anche lanciato un prestigioso concorso di architettura.

Dopo di quello, sono stato tranquillo per un bel po’. Ma alla fine, come tutti gli incubi che prima o poi ritornano, un bel giorno dello scorso dicembre il mio capo mi ha detto: “a fine anno qui al terzo piano si liberano un po’ di uffici,  penso che sia il caso che tu ti trasferisca in uno di quelli”.
Ora, io nel mio ufficio stavo bene, mi ero affezionato alla vista di cui godevo dalla finestra, caratterizzata dalla presenza incombente di un traliccio dell’alta tensione, ma anche abbellita (almeno nelle rare giornate di tempo limpido) dal profilo dei rilievi delle Prealpi comasche e bergamasche.

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Panorama con traliccio, in giornata di sereno

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Panorama innevato

Ma al capo non si può dire di no, e ho lentamente cominciato a convincermi della ineluttabilità dell’evento.

Un po’ di settimane orsono, il trasferimento è stato effettuato. Contrariamente a quanto temevo, è stato rapido e indolore, perché non ho dovuto nemmeno fare gli scatoloni e mi hanno trasferito i mobili senza nemmeno svuotarli.
Adesso – mentre consulto il manuale Fantozzi-Filini per capire se il passaggio dal secondo al terzo piano vale di più della riduzione di metri quadri, e per valutare se la diminuita distanza (fisica) dal capo va interpretata come un bonus o come una sfiga – mi sto lentamente adattando al fatto che la tastiera del computer è ora alla mia destra mentre prima era a sinistra… Per il momento, ho rimediato solo una buona quantità di ginocchiate contro la gamba del tavolo, che è dal lato “sbagliato”.

Dimenticavo. Posso non fare un accenno al nuovo panorama? Eccolo qui, in foto panoramica (scusate ma il tempo è brutto. Metterò foto più “bella” appena possibile). Elettrodotto, parcheggio, pianura a perdita d’occhio, e campo di calcetto quasi in primo piano. Vediamo il lato positivo: d’estate, quando la copertura sarà tolta, potrò guardarmi pure la partita standomene comodamente in ufficio…

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No more teens

Da ieri, un altro “tick in the box” nel cammino della vita mia e della mia progenie.

Da ieri, non ci sono più teenagers nella mia famiglia.

Da ieri, sono ancora un pochettino più vecchio, ma – al diavolo – mi sento tanto carico di energia e di gioia.

Ieri la mia figlia “piccola” ha compiuto vent’anni.

La mia bambina ha messo il due davanti alla sua età, e mi ha confessato che le sembra tanto strano…
Lei non lo sa (anche se forse lo immagina), ma ieri almeno simbolicamente ha inaugurato un periodo che determinerà la forma di tutto il resto della sua vita.
So che lo affronterà con tanta serietà ma anche con una buona dose di spensieratezza.

Ecco, piccola mia, una sola cosa ti dico: non perderla mai, la spensieratezza.

Auguri!

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La #buonascuola. Con l’apostrofo

Il nuovo mondo di Galatea

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Un’anno. Con l’apostrofo. E questi vorrebbero scrivere la riforma della scuola. Quando, al massimo, dovrebbero tornare a fare le aste sul quaderno di prima elementare.

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Proporzioni

Ho amato e amo, ai limiti della venerazione, Pino Daniele e la sua musica, e ho sofferto tantissimo per la sua fine assurda e prematura.

Tuttavia non posso fare a meno di pensare che se avessi avuto la possibilità di vedere gli italiani (e i napoletani in particolare, me incluso) partecipare al lutto per la morte di Francesco Rosi – il regista di Salvatore Giuliano, Le mani sulla città, Il caso Mattei, Cristo si è fermato a Eboli, Tre fratelli – con un cinquantesimo dell’intensità appassionata con cui hanno pianto Pino Daniele e con cui hanno espresso il desiderio di onorarne la memoria nella città natale… beh, avrei pensato, almeno per un attimo, di vivere in un Paese migliore.

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Non si può prescindere

Federico, Marcello e Anita si saranno sicuramente ritrovati, davanti a una Fontana di Trevi fra le stelle.


(Federico Fellini. La Dolce Vita, 1960)

Buon viaggio, Anita.

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Je suis Charlie

Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Sono Storie

je suis charlie - Magnus Shaw 7 gennaio 2015

“Io sono Charlie” perché, nonostante l’orrore e lo sgomento, come ha scritto lo sceneggiatore Roberto Gagnor dobbiamo continuare a:

difendere la libertà di ridere di quello che ci pare.

(Vignetta rielaborata da Magnus Shaw @TheMagnusShaw)

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Anno nuovo

Qualche settimana è stato il compleanno di questo blog. L’ottavo.
Per un po’ di giorni, ho avuto in mente di scrivere un post, per “celebrare l’evento”. Alla fine non l’ho fatto. Mi è mancato il tempo, e forse la voglia.
Stavolta non sono nemmeno riuscito a allungare la già ricca lista di bozze, appunti, aborti di post.

La stessa cosa è successa per gli auguri di buone feste e per i buoni propositi (un tempo consuetudine) di fine anno: ho pensato “adesso scrivo qualcosa”.
Poi non ne ho fatto nulla.

Ho visto che il mio intervento più recente risale a giugno. Era l’augurio a mia figlia, e a tutti gli studenti, per gli imminenti esami di maturità.
Nel frattempo, lei ha superato gli esami, si è cimentata in altre avventure, adesso sta vivendo un nuovo, promettente, in qualche modo insperato, e speriamo esaltante percorso universitario.
Ma io non ho scritto niente.

C’era un post, che avevo scritto sempre qualche settimana fa, con il quale volevo annunciare la chiusura (almeno temporanea, ma “ufficiale”) della mia esperienza “blogghistica”.
Ironia della sorte, non sono riuscito a pubblicare neanche quello.

Insomma, non riesco né a riprendere, né a troncare del tutto quella consuetudine che c’era fra me che scrivevo e chi (bontà sua) mi leggeva.
Talvolta provo a giustificarmi dicendo che la causa di tutto è la scarsità di tempo, e la attribuisco al lavoro e alle accresciute responsabilità professionali. Bene, non credetemi: avrei più tempo ora di quanto ne avevo prima.

Non è che ne faccio un dramma, per carità: ci potrebbero essere vari e giustificati motivi per disaffezionarsi o per distaccarsi da questo tipo di esperienza, e in ogni caso sono ben altre le cose serie e importanti della vita.
Però mi infastidisce, e a tratti mi allarma, la crescente incapacità ad organizzarmi e ad applicarmi, una forma di apatia che si manifesta in molte mie attività, comprendendo la presenza nella blogosfera, ma anche la lettura, la visione di film, persino la visione dei programmi televisivi.
E frattanto, tutto il tempo libero lo spreco in variegate attività di cazzeggio improduttivo o di ozio puro.

E questo non mi piace.

Allora a questo punto ho deciso di provarci ancora una volta, non fosse altro a scopo “diagnostico”, per capire a che punto è arrivato il deterioramento delle mie cellule nervose (in due parole, il rincoglionimento senile).
Perciò il proposito tardivo per l’anno nuovo è di ricominciare a mettere quassù qualche pensiero, e qualche commento nei blog amici.

Voi abbiate pazienza, e siate comprensivi.

Ah, dimenticavo: Buon anno!

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Maturità reloaded

E’ come se fossi di nuovo lì, seduto nel banco, ad aspettare le tracce. Solo che l’ansia e la paura, quelle, sono come non le avevo mai provate prima, nemmeno quando toccava davvero a me.

In bocca al lupo, piccola.
In bocca al lupo, ragazzi!

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Buon compleanno, Papero

Oggi non potevo fare a meno di uscire dal mio silenzio per unirmi al coro universale di auguri di buon compleanno a Paperino, che compie ottanta anni.

Non potevo evidentemente farne a meno perché di questo blog è la figura di riferimento, grazie a una scelta fortunata che feci quando lo aprii.

Ma ancora di più non potevo farne a meno perché il Papero è da sempre stato il personaggio disneyano, e più in generale del mondo dei fumetti, al quale sono più affezionato.

Ma d’altra parte, come si può non amarlo? Come si può non fare il tifo per lui, quando riesce a trovarsi nelle situazioni più imprevedibili e sfigate, quando riesce a venirne fuori sempre grazie a un perfetto mix di genio e di culo, e quando sistematicamente riesce a non guadagnarci nulla, non dico un dollaro o un minuscolo taglio alla lista dei debiti, ma almeno un po’ di riconoscenza…

Diciamoci la verità, Topolino è un bel personaggio, anche graficamente ispira simpatia, ma fa una vita di una noia mortale: lui sa sempre quello che gli succederà, e sa sempre che il cattivone di turno, contro il quale dovrà confrontarsi, soccomberà miseramente perché lui è bravo e intelligente.

Peperino invece no. Non si sa mai dove va a finire, dove si troverà domani, e questo lo fa piacere. E credo che in particolare a noi italiani ricordi qualcosa di familiare, col suo tirare a campare, con l’arte di arrangiarsi, e con la sua pigrizia…

In fondo, è anche grazie alla sua imprevedibilità se oggi compie ottant’anni ma è ancora fresco e attuale come il primo giorno, o almeno come il momento in cui l’ho conosciuto io, quasi cinquant’anni fa.

Perciò, caro Papero, tanti auguri di buon compleanno e altri mille di questi giorni. Ti prego, accompagnami ancora per gli anni a venire, perché nella vita c’è bisogno di certezze. E cosa c’è di più certo dell’imprevedibilità?


(La gallinella saggia (The Wise little Hen), 1934)

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